A Light for Attracting Attention dei The Smile è un turbinio di emozioni
Si sa, dare un “nuovo” gruppo in mano a Thom Yorke e Jonny Greenwood porta ad un universo parallelo, allo scoprire e sperimentare dei generi che prima d’ora mai le nostre orecchie hanno udito e A Light for Attracting Attention dei The Smile non è da meno.
Elementi di post-punk industrial coesistono con ritmi progressive rock, afrobeat e elettronici. L’album è un piccolo gioiellino che va trattato con cura, poiché di dischi così ne escono pochi (se non vogliamo dire che è l’unico che suona così nel 2022).

Alle origini di una band “nuova”
Il gruppo, nato dopo il periodo del lockdown causa Covid, miscela elementi radioheadiani (anche la produzione, infatti, è affidata a Nigel Godrich, storico produttore della band inglese) a elementi più jazzistici: il batterista infatti, Tom Skinner, suona nei Sons of Kemet, che alternano ritmi caraibici al folk africano.
Basterebbe questa presentazione così eterogenea per dire che il nuovo, primo, disco dei The Smile è un’opera sonora complessa, molto sfaccettata: Speech Bubbles e Thin Thing, ad esempio, esemplificano perfettamente questa definizione, ma, in ordine di tracklist, anche la successiva Open the Floodgates non è da meno.
Le particolarità del disco
Di certo stiamo parlando di un disco ispirato: notevoli i singoli, leggermente (e per forza di cose) più catchy: The Smoke ha una linea di basso meravigliosa e You Will Never Work In Television Again è veramente un brano molto speciale, sia nella sua composizione nuda e cruda, sia a livello testuale, forse la vetta più alta dell’intero lavoro.
Le linee armoniche sghembe la fanno da padrone in Pana-Vision, con un impianto strumentale meraviglioso che strizza l’occhio ai Radiohead di In Rainbows ma con dei ritmi ancora più ossessivi. È proprio questo contrasto tra musicato e cantato che rende i The Smile immediatamente riconoscibili (al di là, ovviamente, della voce di Yorke). Sono gli unici che… “fanno questa cosa qui”, per adesso incatalogabile, ma che, forse, probabilmente, tra cinque anni avrà una denominazione ben precisa e saremo qui a dire: “I primi a fare questo sono stati i The Smile”, proprio come si fa per quelle band che hanno posto una pietra angolare (o molte di più, nel caso dei Radiohead) nell’universo della sperimentazione musicale.
In conclusione
A Light for Attracting Attention è un turbinio di emozioni, ma è una piantina molto sensibile al tatto: va trattata con tranquillità, dargli acqua più volte al giorno, il che, metaforicamente, significa che è un disco che per capirlo e poterlo ben apprezzare nella sua interezza va riascoltato più e più volte. Non è per tutti, ma lo potrebbe essere tra qualche anno. O meglio, potrebbe arrivare a più persone quando, magari, invecchiando, esisteranno sul mercato altre band simili ai The Smile. Per adesso, oggi, nel 2022, ci accontentiamo e ci teniamo stretta questa esclusività musicale.
Il processo di innovazione musicale di Yorke e colleghi è appena cominciato.




