Ennio di Tornatore è l’elogio definitivo al maestro Morricone
Recensioni
29 Gennaio 2022

Ennio di Tornatore è l’elogio definitivo al maestro Morricone

Siamo stati all’anteprima del nuovo film-documentario Ennio, diretto da Giuseppe Tornatore e queste sono state le nostre impressioni a caldo.

di Giovanni Maria Zinno

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L’uscita prevista è per il 17 febbraio ma abbiamo avuto la fortuna di vedere in anteprima Ennio, docu-film incentrato sulla vita e la figura del compositore Ennio Morricone, venuto a mancare il 6 luglio del 2020.

The Maestro

Ennio è innanzitutto una celebrazione mastodontica del maestro Morricone: tre ore di girato, che racchiude in sé interviste a registi, sceneggiatori, musicisti, cantautori, critici e collaboratori che hanno lavorato con lui o che lo hanno apprezzato durante tutta la sua lunga carriera. Dall’esordio con Sergio Leone fino al tanto agognato premio Oscar nel 2016 con The Hateful Eight. Il film biografico ripercorre una figura amata in tutto il mondo attraverso l’analisi della colonna sonora dei film, la carriera di un uomo fuori dal comune e dagli schemi, che ha dato vita ad un modo completamente innovativo di fare musica.

Quello che ci presenta Tornatore è un docu-film cronologico, che parte dalle origini: nato a Roma da una famiglia di modeste origini, Morricone è stato iniziato allo studio della musica (a detta sua, forzatamente) dal padre, noto trombista dell’epoca. La sua formazione avviene nel cuore della Capitale, al Conservatorio di Santa Cecilia sotto la guida di Goffredo Petrassi, professore che lo accompagnerà come spirito-guida pressoché per tutto l’arco della sua carriera. 

Morricone, conseguito il diploma, comincia a suonare, ripercorrendo la strada battuta già dal padre, come trombista, in varie orchestre romane, creando fin da subito una rete a maglie molto strette di suoi fidati amici e collaboratori nel mondo dello spettacolo. Nel 1960 firma il suo primo contratto con la RCA, casa di produzione discografica che si affida al genio e all’estro di Morricone per evitare la bancarotta.

Da quel momento, ogni brano da lui arrangiato diviene un successo annunciato: Paul Anka, Mina, Chet Baker, passando per Edoardo Vianello e Gino Paoli. A lui si deve la nota pausa e ripetizione delle “a” presenti in Abbronzatissima, o l’arrangiamento di Se Telefonando, brano che viene analizzato con dovizia di particolari anche nel film. Proprio quest’ultima canzone, composta in 4/4, ha la particolarità che la nota su cui cade l’accento tonico-musicale sia differente a ogni battuta e crei un ideale cerchio concentrico di quattro note diverse che offre al fruitore quel climax ascendente tipico del ritornello del famoso brano di Mina.

Gli aneddoti, quindi, si sprecano: dopo una diatriba con la RCA che deteneva tutti i diritti sulle musiche di Morricone, quest’ultimo riesce a liberarsene, iniziando una proficua e stretta collaborazione (che sfocerà poi in duratura amicizia) con Sergio Leone, già compagni di classe alle scuole elementari.

Svolgimento di una carriera luminosa

Il film Ennio inquadra bene un fondamentale e delicato passaggio anche grazie al racconto dello stesso Morricone: si nota il fatto che egli non voglia essere ricordato solamente come compositore di musiche per film, ma come artista a tutto tondo. Pare essere proprio questo il suo più grande cruccio: i film spaghetti-western che da un lato gli hanno dato la notorietà mondiale ma da cui è difficile disancorarsi. Dopo i successi di Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo e C’era una volta il West vince il suo primo Nastro d’argento e intraprende una proficua collaborazione con Bruno Nicolai, anche lui ex allievo di Petrassi. Egli collabora a diverse partiture del maestro come quella di Metti, una sera a cena e inizia il vero periodo di sperimentazione musicale per cui vale la pena spendere qualche parola poiché è proprio questa la vera essenza e il genio celato di Morricone.

L’idea di miscelare il contrappunto tipico della musica di Bach, con orpelli più contemporanei, dà vita al Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza: “La musica che facevamo era improvvisata a partire da esercizi mirati: facevamo mesi e mesi di improvvisazione su parametri molto precisi, ci registravamo, la sera ci riascoltavamo e ci criticavamo. Era una cosa molto attenta”. Morricone non era soltanto musica per colonne sonore, era altro, era, soprattutto, di più. Un artista a tutto tondo, che, seppur consacrato col premio BAFTA in C’era una volta in America e contribuendo alle musiche di più di 500 pellicole, le colonne sonore che negli anni sono state composte per gli spaghetti-western rappresentano solo una parte della vena creativa del compositore, il quale si è cimentato praticamente con tutti i generi cinematografici: dalla fantascienza al thriller, dal film erotico alla commedia di costume, per finire con il melodramma e i film storici. 

Il lascito del genio

In tal senso, estremamente variegate e spesso curiose sono le sue collaborazioni con i molti registi italiani e internazionali come, ad esempio, Carlo Verdone. Nel film di Tornatore c’è una lunga intervista al comico romano, che parla, appunto, della vena creativa sempre in azione del maestro. I racconti, poi, sfociano anche nell’ironico, come la nota diatriba sull’inserire o meno il flauto di pan in Un sacco bello.

Morricone è il risultato di come suoni, anche molto differenti tra di loro, possano diventare cinema. È colui che ha portato e dato sostanza alla musica nei film… e non solo. L’accompagnamento musicale, che, prima del maestro, si componeva soltanto di accordi ripetuti, è divenuta, grazie a lui, cifra stilistica di riconoscimento di un brano. L’arrangiamento, il modo di dar peso ad ogni singola nota, ad ogni singolo suono è tutt’oggi una benedizione e un elemento che si nota in ogni brano che noi ascoltiamo e, in gran parte, tutto ciò, lo si deve proprio ad Ennio Morricone.

Nel finale della pellicola celebrativa, che ha contenuto, in quasi tre ore di film, una quantità impressionante di contributi, si celebra il dopo-Ennio. Il suo lascito. Che è enorme.

Uno su tutti, quello dei Muse, rock band inglese, che, ad ogni concerto, prima dell’inizio del loro ultimo brano, Knights of Cydonia, introducono il pezzo con Man with a Harmonica, composto da Morricone per C’era una volta il West. Nel 2013, addirittura, durante il concerto allo stadio Olimpico, il frotman della band Matthew Bellamy urlò “Morricone” prima di attaccare il brano, rendendo ancor più noto come le connessioni del maestro con la musica contemporanea siano tutt’oggi presenti. Quel non essersi limitato soltanto all’interesse di chi prediligeva la musica cosiddetta classica o impegnata, ha contribuito a creare una membrana porosa che, in qualche modo, riesce e continua tutt’oggi ad accogliere sempre più influenze, che renderanno la musica di Ennio Morricone infinita e duratura.