Per Dalida, a ottantanove anni dalla nascita
Ricorrenze
17 Gennaio 2022

Per Dalida, a ottantanove anni dalla nascita

Per Dalida, a ottantanove anni dalla nascita, il 17 gennaio 1933.

di Serena Pacchiani

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Chi, in questo mite e soleggiato lunedì invernale, si trovasse a passare per Montmartre e facesse una sosta particolare nel delizioso bijou del cimitero di quartiere, non dovrebbe dimenticare di rivolgere un pensiero particolare ad una delle personalità che vi dimorano, e che proprio oggi potuto forse compiere ottantanove anni: Yolanda Gigliotti. Tra le sobrie lapidi erette in uno dei celebri camposanti parigini, il sepolcro di Yolanda non passa certo inosservato: un arco marmoreo grigio, con grafie dorate, mette in risalto una scultura marmorea realizzata a grandezza naturale. Intorno, verdi e sempiterni cespugli e, spesso, coloratissime e vistose composizioni floreali, per rendere più sopportabile il riposo eterno ad una donna per la quale la vita era diventata “insopportabile”. Il nome, forse a prima vista, sembra non evocare nessun ricordo particolare; se non fosse che, dietro di esso, si cela l’identità di una delle interpreti più amate e forse più incomprese dal pubblico internazionale: Dalida.

Da Bambino a Ciao amore ciao

Nata nel 1933 nella capitale egiziana da genitori italiani immigrati al Cairo, comincia la sua carriera, sulla scia della sua bellezza, ottenendo il primo riconoscimento alla sua avvenenza: incoronata nel 1954 Miss Egitto, la sua carriera sembra già segnata da un promettente esordio nel cinema della capitale. Ma è solo grazie al suo coraggioso arrivo a Parigi, pochissimo tempo dopo, e al provvidenziale cambio di nome (da Dalila al poi più noto Dalida) che le porte dello spettacolo per lei si spalancano e che la portano, nel giro di pochi decenni, a incidere pietre miliari indimenticabili della musica “leggera”. Tanto che una pietra preziosa sarà iconicamente creata per lei per suggellare i suoi successi discografici: il disco di diamante (che vince, prima al mondo, insieme a ben cinquantacinque dischi d’oro). Bambino, con il suo francese marcato da un inconfondibile accento italiano, rapisce il pubblico e sancisce il trionfo della cantante, che supera giganti come Edith Piaf e Jacques Brel.

Dalida, Bambino, 1957 (credit: Youtube)

Diventa regina del teatro Olympia in apertura del concerto di Aznavour, e continua la sua scalata inanellando brani di successo, tournées, un primo, già infelice, matrimonio con il suo pigmalione e i primi, evasivi, flirts. Ma è dalla metà degli anni Sessanta che comincia la sua seconda vita: già bellissima, si trasforma in una sofisticata donna dai capelli color miele, e anche la sua musica subisce una virata. Sempre incline allo scanzonato ritmo yéyé, Dalida si avvicina a compositori, come il greco Theodorakis, che compone le musiche per il film Zorba, e Luigi Tenco. L’unione tra le case discografiche della star parigina e dell’allora sconosciuto compositore italiano sembra sancire anche la loro unione intellettuale e sentimentale: viene decisa, infatti, la partecipazione di Dalida al fianco di Tenco, che per lei scrive Ciao amore ciao. Pezzo toccante, che oggi mezzo mondo intona commosso, celebre quasi al pari di Bella Ciao, nell’annus horribilis 1967, tra Ornella Vanoni, Claudio Villa che vince con Iva Zanicchi, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber, Tenco non trova il suo spazio. Eliminato al primo turno, lacerato dai sensi di colpa, si toglie la vita. E anche Dalida vorrebbe raggiungerlo, con un primo, mancato, tentativo di suicidio.               

Dalida, La danza di Zorba, 1966 (credit: YouTube)

Parole soltanto parole 

Il ritorno in Francia è segnato dal prosieguo di quella trasformazione intellettuale intrapresa negli anni Sessanta: sono gli anni dell’abito bianco (che le vale il patronimico di Santa Dalida), dell’avvicinamento alla filosofia, alla psicologia, alla spiritualità. Amici e colleghi di sempre sembrano sostenerla, dandole ancora spazio all’Olympia, visibilità, considerazione. Un fortunato incontro con Léo Ferré le permette di ritornare alla ribalta con Avec le temps. Dal sodalizio con Alain Delon, poi, nasce la hit parade Paroles paroles.

Una nuova, seconda vita, si apre a Dalida: un nuovo amore, quello con Richard Chanfray, nuovi successi (l’incisione di Il vient d’avoir 18 ans), la nuova avventura alla scalata del successo oltreoceano. E, non ultimo, l’impegno politico per la sua Parigi. Ma il destino è pronto a giocarle un nuovo, tremendo, scherzo: nel 1983 il suicidio di Chanfray la prostra inesorabilmente. A poco valgono i suoi successi, la sua determinazione, la sua passione, il suo desiderio di morire su scena: sono parole, soltanto parole, a cui pone fine addormentandosi definitivamente il 2 maggio di quattro anni dopo, nel suo amato quartiere di Montmartre.