Rino Gaetano e l’allegoria, o quando non sappiamo cosa cantiamo
Celebre non solo per alcuni successi che hanno fatto la storia della musica italiana, ma anche e soprattutto per il suo modo scanzonato e leggero di interpretare testi che, come in un gioco di scatole cinesi, hanno un vertiginoso intrecciarsi di piani di lettura. Rino Gaetano, avrebbe oggi più di settant’anni, ma come è noto, ci ha prematuramente lasciato nel 1981 in circostanze che, anche qui, lasciano più livelli di interpretazione.
Lonza, Lupa, Leone
Ascoltare una canzone, cantarla, è profondamente diverso dal conoscerla. A scuola ci hanno insegnato che la maggior parte delle opere letterarie – e una canzone per metà è testo – andrebbero lette sempre su più livelli. Ricordate Dante? Ci ha perso una vita lui per sto giochetto dei significati. Fatto sta che tutti almeno una volta abbiamo cantato Gianna e gridato Ma il cielo è sempre più blu senza troppo chiederci, un po’ come la sigla di Dawson’s Creek; quella però è in inglese.
Non vogliamo violentare nessun testo, cercheremo, però, di farvi venire un po’ di curiosità su alcuni brani del cantautore calabrese.
Un coccodrillo e un dottore
Tra le più famose e cantate di Rino, Gianna diventa uno dei singoli più venduti in assoluto nel 1978, quando vendere dischi significava vendere dischi. Presentata a Sanremo, si situò al terzo posto subito dopo i Matia Bazar e Anna Oxa. Un invito a spogliarsi dei pregiudizi, cantare la libertà dei costumi, il desiderio di cambiamento. Gianna è una donna italiana che vive liberamente la propria sessualità; almeno a un primo livello di lettura (e poi chi ha detto che parliamo di una donna). C’è, infatti, chi ha voluto vederci un richiamo alla politica italiana che:
«Sosteneva tesi e illusioni [e] prometteva pareti e fiumi»
E ancora:
«Difendeva il suo salario dalle inflazioni»
Ma davvero poteva essere così criptico il nostro Rino?
Il Marchese La Fayette
La perfetta sintesi di un amore estivo fissato nel momento dell’attesa, in Sfiorivano le viole, sembra venir meno qualunque tipo di interpretazione, la sua lettura è così chiara, almeno nella prima metà del brano:
«Fiorivi, sfiorivano le viole
E il sole batteva su di me
E tu prendevi la mia mano
Mentre io aspettavo»
Ma a un certo punto tutto cambia e accelera, dai libri di Storia salta fuori un La Fayette che gioca a fare le rivoluzioni in due continenti e quel baffone di Bismark che trasforma la Germania in potenza mondiale. Il nonsense è stato un marchio inconfondibile di molte canzoni di Rino Gaetano, ma anche stavolta, c’è chi ha ravvisato nel cappello importato dal marchese un riferimento nascosto alle lobby americane e alla, a quei tempi fiorente, Loggia P2:
«Si lavora e si produce, si amministra lo Stato,
il comune. Si promette e si mantiene a volte»
Aida come sei bella!
E poi c’è Aida, con quella chitarra iniziale suonata milioni di volte ai falò. Ancora una donna da lodare e accarezzare con le parole, questo nome di eco verdiana (non a caso ovviamente) non smettiamo di cantarlo da generazioni. Colpito dalla visione di Novecento di Bertolucci, Rino scriverà Aida rievocando tutti gli eventi del secolo scorso. Un intero libro di storia si sfoglia davanti a noi in poco più di quattro minuti.
Dalla Prima Guerra Mondiale al Fascismo:
«Marce svastiche
E federali
Sotto i fanali
L’oscurità
E poi il ritorno
In un paese diviso
Più nero nel viso
Più rosso d’amore»
Per passare attraverso l’agognata democrazia, la Costituente e gli anni della Prima Repubblica.
È un inno all’Italia alternativo, un canto in grado di spogliarla da fanfare e tromboni per ricordarci la nostra sofferta storia, la storia della bella Aida.

Abbiamo lanciato qua e là molti indizi e speriamo di non aver turbato nessuna ugola d’oro. Noi vogliamo che si continui a cantare in maniera spensierata, fa bene! Forse, però, a qualcuno sarà venuta voglia di decifrare qualche altro testo, fatelo, ma poi… tornate a cantare Ma il cielo è sempre più blu!




