Enta. Guida (sbandata) per la fine dei vent’anni
E quindi ci siamo! Anche se in questo articolo cercheremo di scansare gli acciacchi e i capelli bianchi come Keanu Reeves in Matrix – lui trent’anni non li ha mai compiuti – come dal vostro analista, affronteremo l’idea che i vent’anni hanno una fine. Tutto ciò per continuare a combattere l’acne, e capire come diavolo sia potuto succedere. Ieri il diploma e oggi… Vabbè iniziamo!
La fine dell’adolescenza
La maturità di certo non segna la fine dell’adolescenza, né dunque l’inizio dell’età adulta, i numeri che ci rincorrono sono solo convenzioni una volta giunti ai fatidici 18 e il tempo passa lieto mentre conquistiamo sempre di più le tante agognate libertà. La patente, i viaggi con gli amici, rientrare a casa quando vogliamo diventano un sacrosanto diritto. La regola numero uno, da generazioni, è distinguersi e se già lo avete dimenticato, ascoltate Ariete:
“Ho diciott’anni e non sono come gli altri
Ma non sai quante volte ci hanno provato a cambiarmi
E che ci posso fare se non faccio per voi?”
18 anni – Ariete
Il problema è che all’inizio di un percorso, in pochi hanno la lungimiranza di scrivere a se stessi, lasciarsi una memoria da recuperare, un’epistola destinata al proprio io, non dimenticare che a vent’anni si ha la forza per tutto, anche tentare di “spiegare il colore a chi vede bianco e nero”. Siamo stati in grado di restare fedeli a noi stessi come si augurano i Måneskin?
#ItsFridayThen
Per la generazione che ha conosciuto Tonio Cartonio e che lo associa all’attentato alle Torri Gemelle, il venerdì è anche più importante del sabato. Sia per chi ha scelto l’università che per chi ha iniziato a lavorare (ma anche per chi non ha fatto un beneamato niente), venerdì è il giorno sfascione, non importa se accompagnati da un Me so ‘mbriacato di Sua Eccellenza Mannarino o da Feed your head di Paul Kalkbrenner, vanno bene anche insieme, decidete voi chi far suonare in after. Per molti, il primo lustro dei venti sembra davvero Una vita in vacanza.
Le relazioni (pericolose)
Lode a chi si è sposato, a chi ha messo al mondo dei figli ed è stato in grado di responsabilizzarsi. Siete avanti! E sicuramente alla soglia dei trenta arriverete con una marcia in più. C’è però chi ancora gratta la terza e propria non ce la fa. Un po’ per scelta un po’ per caso, si resta impantanati in quelle che Laclos, nel Settecento, chiamerebbe Les Liaisons dangereuses, espressione superba del libertinismo francese; per fortuna non aveva mai sentito Blanco.

Così il tempo passa, le storie, brevi o intense che siano, si susseguono e alcune maledette canzoni proprio non riusciamo a scollarcele di dosso, con tutto quello che significa per noi. Dalla frenesia dell’inizio ai momenti romantici, alla fine di tutto possono passare giorni, alle volte anni. La vita da Italian Dandy di Brunori però, non è per tutti, anche nelle relazioni il carpe diem è fondamentale. E voi cosa mettete su, Marry you di Bruno Mars o Marmallata #25 di Cremonini?
I doveri
Potete correre sulle note di Underworld dei Born Slippy, anche più veloci di Mark Renton in Trainspotting, ma appena vi distraete un secondo siete già in aria a vorticare nel grande caos dei doveri da adulto responsabile. Il lavoro, l’affitto, i piatti, le amatissime bollette. I più fortunati se la cavano con uno Zero stare sereno da Thegiornalisti, altri abbandonano la nave in cambio di una Ordinary life.
E se proprio vi è andata male, qualche volta però fermatevi, niente yoga o meditazione, mettete su una vecchia canzone, una di quelle belle che ognuno di noi custodisce con affetto. Ascoltatela, ma fate attenzione a non farvi troppo male, bastano già i mal di schiena mattutini.
La fine (?)
E quella lista di cose da fare prima di compiere trent’anni dov’è finita? A che punto siete? Se dobbiamo prendere qualcosa di buono di questa pandemia, è che possiamo scontarci più o meno un anno e mezzo. Quindi chi sta arrivando alla meta può fingere di avere ancora tempo. Non è una tragedia, passerà anche questo compleanno ed è normale girarsi indietro e chiedersi cosa sia successo. Domandarsi se ci sarà ancora spazio per l’amore e la violenza.
“Dis-moi ce que tu penses
De ma vie
De mon adolescence
Dis moi ce que tu penses
J’aime aussi l’amour et la violence”
Sèbastien Tellier – L’amour et la violence
Il passare del tempo è ineluttabile, il dono di restare fanciulli pur crescendo, in fondo, appartiene solo ai poeti. A noi non resta che continuare ad ascoltare musica, la più antica forma di poesia. Sarà meraviglioso anche il prossimo decennio, quindi, cerchiamo di non arrivarci troppo stanchi ai nostri primi trent’anni.




