Indie: una fine dal sapore di evoluzione
Musica
1 Ottobre 2021

Indie: una fine dal sapore di evoluzione

L'indie è stato il protagonista della scena musicale italiana degli ultimi anni. Oggi ci chiediamo: esiste ancora l’indie in Italia?

Fonte: Bomba Dischi

di Andrea Parente

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La scena musicale italiana degli ultimi anni è stata catalizzata da un concetto divenuto, nel lasso di poco tempo, un genere musicale autonomo. Una parola che assume sfumature differenti a seconda delle varie argomentazioni. Un ambito in grado di plasmarsi su basi non solidissime ma dirette, nelle quali molti artisti hanno provato a stanziarsi con alterni risultati: l’indie.

Guardando il panorama nostrano, però, si sollevano alcuni nodi da dover sciogliere, riassumibili in un unico grande interrogativo: che fine ha fatto l’indie in Italia?

Mainstream

Dare una collocazione temporale a ciò che viene definito indie risulta estremamente difficile. Nascerebbero interminabili problemi dovuti anche – e soprattutto – all’accezione di un concetto così labile. Una riflessione priva di rilievo porterebbe all’assunto che anche i Verdena siano indie. Aggiungendo pienezza al discorso vien da sé che questo passaggio non può risultare pertinente rispetto all’interpretazione odierna del termine.

fonte: memecult.it

Come accaduto per il metal, anche per l’indie si sono sviluppate innumerevoli ramificazioni. È chiaro, però, che il passaggio “da concetto a genere” implichi delle nuove impostazioni più settoriali e nette. Emblema di questa transizione è Calcutta, profilo ideale per fornire un volto a ciò che l’indie ha generato nel corso di un quinquennio (circa) nel quale la musica italiana ha espresso un lato pratico, poetico e profondo dal chiaro rimando ad anni prolifici come i Sessanta/Settanta.

Nel 2015 l’artista originario di Latina pubblica Mainstream, suo secondo album in studio. Un disco dai connotati peculiari e suggestivi, scritto in modo avvolgente tanto da risultare familiare. L’album si colloca in una posizione di assoluta centralità circa il mosaico di lavori che hanno implementato quello che, da lì in avanti, sarebbe divenuto un ambito del tutto nuovo.

Nel 2018 Calcutta pubblica – sempre per Bomba Dischi – Evergreen. La sua terza creatura rappresenta un’evoluzione di quanto anticipato negli anni precedenti. Risulta un lavoro più compiuto, maggiormente voluminoso. Al suo interno è possibile cogliere diversi spunti, sicuramente discutibili ma molto interessanti. Il brano Rai costituisce un intrigante passaggio sperimentale da non ignorare: prodotto bene, testualmente persuasivo e molto intuitivo sotto il profilo sonoro.

Questi due album hanno diviso, alla stessa stregua dell’indie in generale, la critica musicale e la platea di ascoltatori. Le principali accuse sono legate all’eccessiva sufficienza con la quale sono stati realizzati. Può esserci un nocciolo di verità in queste critiche? Forse sì.

È, però, necessario contestualizzare due album immersi in un genere così pratico e intimo. L’essenza dell’indie è esattamente quella di non badare a troppe formule, a rigidi schemi. Al di là delle pecche, che indubbiamente presentano i lavori, Calcutta ha apportato soluzioni dalla grande personalità, una peculiarità che difetta nella stramaggioranza dei prodotti realizzati nel genere.

Fin dove si estende quest’area? Un tipico cantautorato italiano quando e come può essere ricondotto nell’indie?

Luccica

Il nostro panorama è colmo di artisti che, malgrado le poche luci della ribalta, riescono a brillare ed essere vere opportunità per l’industria musicale italiana. Il 17 settembre Mésa ha pubblicato il suo nuovo album in studio intitolato Romantica.

Disco profondo, scritto divinamente e dalle belle trame. La facilità di scrittura della cantautrice romana è disarmante. Storie avvolgenti ma rispettose di chi si pone dall’altro lato dell’ascolto e desidera immergere la propria persona con gli attimi descritti nelle tracce.

Al suo interno vi sono brani dai forti connotati emotivi e travolgenti, annodati con una sensazione di malinconia che contorna il lavoro con lineamenti estremamente delicati. Luccica è uno dei brani che maggiormente riflette queste peculiarità: mix fra calore e nostalgia che arriva immediatamente nell’ambito del suo ascolto.

Romantica è una creatura molto diversa rispetto a tanti altri dischi indie. Esempio concreto di come – oggi – sia sempre più complesso ragionare su generi o ambiti musicali. La musica vive un’epoca nella quale “i confini” sono inesistenti, con immensi spazi da percorrere sul piano sperimentale. La transizione fra i due album di Calcutta e Romantica rappresenta tale situazione con assoluta chiarezza: ha senso parlare ancora di indie? Dove finisce questo genere e inizia un cantautorato italiano moderno?

Domande forzate alle quali non c’è la necessità di risposta. Questi nuovi prodotti meritano di essere valorizzati per il loro importante apporto nel nostro panorama. Porsi il problema di doverli collocare in un ben preciso ambito non rappresenta una priorità, anzi. Siamo pronti a recepire questa ondata di nuovo materiale di natura “ibrida”?