L’eloquente fascino del male: viaggio tra Bulgakov e i Rolling Stones
Da che è mondo il male ha esercitato una forte attrazione sull’uomo curioso. Nella cultura occidentale, soggiogata al credo cristiano, si sono succedute a partire dal Medioevo le più grottesche e orride raffigurazioni dell’angelo prediletto da Dio. Il Diavolo o Satana o Lucifero, e via dicendo verso un vertiginoso elenco di altri nomi, è stato soggetto di narrazioni forse al pari della sua controparte.
Ingannatore, adulatore ma soprattutto indiscusso maestro nell’arte di disputare. Lo ricorda bene Guido da Montefeltro che ancora brucia nell’Inferno di Dante:
Tu non pensavi ch’io löico fossi!
Inferno, XXVII, v. 123
si sentirà dire, prima che la sua anima defraudata inizi ad ardere per sempre.

Se la subdola eloquenza ingannatrice del male vince, non suffragata dall’eleganza delle forme, cosa succederebbe se il Diavolo vestisse Prada e fosse anche arbitro d’eleganza, dai modi cortesi e affabili, un colto professore in visita nella Mosca degli anni ’30.
Woland, il professore
Woland, professore specialista in magia nera, nato dalla sofferta penna di Michail Bulgakov, è forse uno dei personaggi di maggior successo della letteratura russa, proprio perché rappresenta la più affascinante e, allo stesso tempo, inquietante incarnazione di Satana. Protagonista de Il Maestro e Margherita è uomo dai modi affabili ma laconico nelle risposte, uno sguardo magnetico e disturbante, dotato di un occhio verde e uno nero, sempre elegantemente vestito, poliglotta, la cui dialettica è più acuminata di uno stiletto.
La trama del romanzo – la cui architettura intreccia la romanzata storia di Ponzio Pilato a quella dell’amore tra il Maestro, intellettuale russo osteggiato dalla dittatura, e Margherita suo eterno amore – ci riporta il ritratto dell’atea Unione Sovietica asfissiata da vuoti burocrati, gli stessi che condannarono ripetutamente l’opera di Bulgakov.

Senza troppo maltrattare l’opera, sappia l’eventuale lettore che questa è una storia in cui l’amore trova coronamento nella morte e nel male, e anche se continuamente si simpatizza per Woland e la sua accolita, non si può fare a meno di vedere tra le righe del romanzo quello stesso sguardo minaccioso che Cabanel rivelò nel suo Angelo caduto. Non si può non sentire Tartini esibirsi nel Trillo del Diavolo mentre Margherita, pur di ricongiungersi al suo amato Maestro, scenderà a patti col demonio, novella strega.
Affabili diavoli rotolanti
Non sappiamo cosa si dissero nel 1968 Woland e Mick Jagger, ma possiamo essere certi che il personaggio di Bulgakov rivive nelle note del samba rock più celebre di sempre. La stessa cortese e serpentina eleganza si ritrova nei primi versi:
Please allow me to introduce myself
I’m a man of wealth and taste
I’ve been around for long, long years
Stole many a man’s soul and faith.
Sympathy for the Devil scandalizzò quanto il Maestro e Margherita, il romanzo russo che sembrava condannato all’oblio a causa della censura sovietica era stato pubblicato qualche anno prima, dopo più di trent’anni dalla sua stesura. Che ci sia lo zampino di qualcuno? I tempi sono maturi e i Rolling Stones sono il rock. Il lento declino dell’URSS sta avendo inizio e in America Frank Zappa pubblica “We’re only in it for the money”, la Famiglia Manson è nel pieno della sua attività. È tutto un altro diabolico mondo.
Tacciati di satanismo, in quegli anni che hanno forgiato l’immaginario collettivo di intere generazioni, la voce di Mick che interpreta Lucifero è diventata un’icona e Jean-Luc Godard ebbe la lungimiranza di filmare il processo creativo che portò all’arrangiamento del brano.

Un’altra Storia
Un dotto Lucifero, compiaciuto di presentarsi, rievoca i bei momenti andati, dalle mani lavate di Pilato all’assassinio dei Kennedy, passando per la Guerra dei Cent’Anni senza dimenticare – ulteriore tributo a Bulgakov – la rivoluzione di Ottobre. Si prende ogni colpa, o ogni merito, ma state in guardia e non fatelo arrabbiare:
So if you meet me
Have some courtesy
Have some sympathy, and some taste
Use all your well-learned politnesse
Or I’ll lay your soul to waste, mm yeah!
Celato dietro tutto questo affabile savoir faire c’è la stessa perdizione che colpisce gli amanti del rock, tutti quelli che alle prime note di Sympathy for the Devil sentono un fremito lungo la schiena e intimamente sognano di abbandonarsi a una danza primitiva, perché alle origini del male it was you and me!




