Intervista a svegliaginevra. La nuova promessa dell’indie pop travolgente e introspettiva

Intervista a svegliaginevra. La nuova promessa dell’indie pop travolgente e introspettiva
Frame dal videoclip Come fanno le onde

Le tasche bucate di felicità è il debut album di svegliaginevra, nuova scoperta del panorama indipendente italiano lanciata da La Clinica Dischi. Dopo Punto, traccia con cui si era fatta già notare nell’ormai lontano 2020, e Come fanno le onde, hit che ha spopolato sui social e l’ha resa nota al pubblico per la freschezza dei suoni e la ponderata leggerezza del testo, il 21 maggio è uscita allo scoperto col suo primo album che lascia intravedere un orizzonte musicale davvero promettente.

A 2duerighe ha raccontato come le sue tasche si sono riempite negli anni prima di bucarsi per la felicità.

Ciao svegliaginevra, com’è nato il tuo progetto musicale e come ti sei avvicinata alla musica?

Considera che mi sono avvicinata molto presto, in famiglia tutti ascoltavano davvero tanta musica. Durante i viaggi in macchina ascoltavo di tutto, dal cantautorato italiano ai Queen, rock puro e musica a palla per arrivare alla spiaggia. Poi ognuno di noi ha una propensione nella vita e io ho sempre sentito questa passione spropositata per la musica ma soprattutto per la scrittura, forse ho prima cominciato a scrivere e poi ho capito di dover suonare per facilitare la scrittura stessa. Tra gli artisti internazionali che sono stati miei punti di riferimento: Bob Dylan, Bryan Adams, Jeff Buckley, molto folk di base misto a elettronico, come Massive Attack, Portishead, Radiohead.

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Fonte: Instagram @svegliaginevra

C’è un contrasto tra le sonorità delle tue canzoni e i testi che spesso parlano di amori che sono stati o di amori che non riescono a finire, tuttavia fai venire voglia di fare un ballo quasi liberatorio.

Il disco si può infatti dividere in due parti, quella dove balli e quella dove rifletti sulla vita, come in La moda di fare cazzate Elastico. Mi piaceva molto l’idea di spiegare le mie sensazioni soprattutto a me stessa, la musica è bella perché è condivisa e sai che ci sono persone che hanno avuto le tue stesse esperienze, le tue stesse paure. Sull’onda della New Wave, come facevano i Cure o gli Smiths, mi piaceva l’idea di alleggerire la tensione con questo contrasto, per raccontare cose che non ti hanno fatto bene e presentarle in un modo del tutto diverso.

Sembra esserci un filo rosso che lega le tracce di questo album, è così?

Le cose non dette, i momenti non vissuti come avresti voluto. Non solo un’incomunicabilità tra me e la persona di cui parlo nel disco, ma un’incomunicabilità tra me e me, il non sapere se siamo nella direzione giusta, i dubbi, le incertezze che ti fanno evolvere e crescere e che infine ti permettono di capire dove andare. La moda di fare cazzate ed Elastico, come ti dicevo, sono forse le canzoni più intimamente collegate tra loro, nonostante siano state scritte a mesi di distanza. Mentre Come fanno le onde è quella che ho scritto di getto e in cui mi sono sentita più ispirata. Le tracce, poi, sono state scelte per dare una coerenza e una sonorità cronologica che ti portasse a godere della fluidità del disco.

 

Una curiosità, siamo (stati), traccia che apre il disco, ti va di parlarci di quelle parentesi?

Grazie per averlo notato, la parentesi è il concetto del disco, questo amore che fa fatica ad andare via, perché quando c’è l’amore ma manca tutto il resto, l’amore stesso resta quando tutto finisce. Ed è una continua battaglia tra me e me e me e l’altra persona. Si fa fatica ad archiviarlo, ogni canzone è un flusso di emozioni che arrivano dal passato o esperienze vissute che poi si ripresentano. Di questo ne ho scritto in Una serie, ci ritroviamo sempre nelle stesse dinamiche, cambiamo, ma in qualche modo cadiamo spesso negli stessi errori e la mia me bambina adolescente rimarrà sempre.

Come fanno le onde è entrata a far parte della colonna sonora di “Summertime”, com’è stato quando l’hai saputo?

È tra le cose che un artista sogna, rendere omaggio con un mio brano, fare da sottofondo a una storia che non è la tua ma che è comunque molto affine. Summertime inoltre cura alla perfezione, quasi maniacalmente, la colonna sonora: dai classici della musica italiana a quello che c’è adesso in hype che è l’indie.

Ti piace l’idea di appartenere a questa nuova generazione dell’indie italiano?

Si, anche perché l’indie sta lentamente diventando quello che noi definivamo il pop italiano, abbiamo abbandonato la musica leggera di 15 anni fa, e questa è un’evoluzione che rispecchia il cambiamento della società ma anche il cambiamento del linguaggio che usiamo per comunicare. Sono veramente tanti i nomi che apprezzo del nostro panorama: Fulminacci, Frah Quintale, Calcutta poi è una sorta di fratello maggiore per tutti noi, ha il merito di averci dato coraggio, spronandoci a venire fuori. Modi diversi di scrivere e arrivare, ma di certo anche i The Giornalisti e I Cani. In fondo, ho sempre ascoltato quelli che qualche anno fa venivano  definiti artisti di nicchia, l’indie vero per me erano Vasco Brondi, Zen Circus, Il teatro degli orrori.

Barche vede la collaborazione con Apice. Com’è stato lavorare insieme?

Bello. C’è un’affinità artistica tra me e lui inspiegabile, è stato quasi fin troppo semplice nonostante siamo due penne piuttosto complesse, anche perché io gioco molto con ritmiche, melodie, suoni delle parole. Forse perché ho sempre scritto in inglese e ascoltato tanta roba internazionale e il mio modo di scrivere da molta importanza alla sonorità delle parole.

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Tracklist sul retro dell’album

Dove, quando e come vorresti che qualcuno ascoltasse, per la prima volta, Le tasche bucate di felicità?

L’album dura mezz’ora quindi vola, anche se per intensità sembra molto di più. Credo dipenda molto dal mood ma io consiglierei un ascolto serale, volendo con un tramonto e se c’è la possibilità in compagnia, in DUE, anche perché la musica è bella quando la ascolti da solo ma ancora più bella quando la condividi. Puoi commentare, le persone intorno a te ti fanno notare cose che ti erano sfuggite, per questo il simbolo perfetto della musica e di questa condivisione è il concerto, condividi con gli amici tuoi e l’artista è lì con te che canta.

Cosa farai a breve, cosa vedi nel tuo futuro?

Scrivo veramente tanto, mi piace scrivere, anche quando non ho necessità emotiva di farlo, scrivo sempre melodie, continuamente. Adesso ci sarà il tour per promuovere il disco. Ti giuro, questo progetto è sempre del tutto inaspettato, continuiamo a dire “no vabbè non ci credo”, è una gioia continua. Il sogno continua e tu sei ancora più contento, sono troppo felice. Nonostante il grande lavoro che c’è dietro e tutto quello che stiamo facendo, lo facciamo con tutto l’amore del mondo e adesso, gradualmente, sta venendo fuori canzone dopo canzone.

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