IRA di Iosonouncane: il farfugliare dell’Artista

IRA di Iosonouncane: il farfugliare dell’Artista
Fonte: Rolling Stone

Da poco IRA di Iosonouncane ha giustamente lasciato molti senza parole. Ho letto recensori esprimere un personale imbarazzo a dover giudicare un disco simile. L’album dura quasi due ore, si alternano ballate, pezzi strumentali, orchestrazioni elettroniche, elementi corali, ritmi orientaleggianti. Oltretutto, questa varietà musicale non si perde in un eccentrico eclettismo, invece recupera una riflessione musicale cominciata negli anni sessanta/settanta, poi sempre più abbandonata, del concept album.

A questo punto, cercare di addentrarci tra i vari pezzi e puntualizzare le influenze che li hanno ispirati, diventa un lavoro troppo oneroso e, forse, poco interessante. A mio parere può essere più rilevante, ora che l’album è appena uscito, parlare dell’atteggiamento nei confronti della musica tenuto da Iosonouncane e i musicisti che lo hanno accompagnato, Serena Locci (synth e voce), Simone Cavina (batteria e voce), Mariagiulia Degli Amori (percussioni, chitarra e voce), Francesco Bolognini (elettronica, synth e voce), Simona Norato (pianoforte, organo, mellotron), Amedeo Perri (synth).

Il censore recensore: la figura dell’Artista

In un bellissimo articolo, poi raccolto ne L’ala del turbine intelligente, Glenn Gould approfondisce il difficile legame che i compositori russi avevano con i censori – non i recensori – dell’Unione Sovietica. Con il suo tenace sarcasmo, Gould si riteneva sfortunato a non essere alle prese con la censura dell’URSS, o di qualsiasi altro paese, perché la considerava come l’unico mezzo capace di dare importanza all’arte; tenendola d’occhio, la elogiava.

Gould conclude dicendo che i censori – non i recensori – sono i più grandi stimatori dell’arte. Il discorso di Gould sottolinea come la figura dell’Artista possa rivelarsi ambigua, perché favorendo l’espressione rischia di non trovare la conciliazione. Detto questo, Iosonouncane è in effetti un Artista. Non è un complimento ma solo il riconoscimento di essere riuscito a seguire la strada della propria intuizione musicale, rischiando molto, sia a livello commerciale che personale. Ma l’arte è sempre una messa in gioco che raramente concede vie di mezzo.

Nei vari articoli che ho letto, i recensori continuavano a stupirsi che ci fosse in giro un Artista. È sempre imbarazzante fare queste affermazioni; doversi stupire che ci sia ancora qualcuno che porti avanti una riflessione musicale legata strettamente ad una scoperta personale – ma l’arte è anche scoperta – dove l’espressione artistica ritrova la priorità rispetto al resto. Non ci si dovrebbe stupire ma negli ultimi anni ci siamo abituati ad atteggiamenti molto diversi e siamo convinti che l’Artista sia più un personaggio che
altro.

Invece, guardando per un momento il percorso svolto fino ad oggi di Iosonouncane, è facile notare come lui sia uno dei pochi ad attendere un processo di maturazione (nei libri liceali si sentiva dire, fin troppo spesso, “il periodo maturo”). La maggior parte dei musicisti, invece, dopo un buon album iniziale, sembra perdersi di vista. Forse per la fretta di rimanere al centro della scena. Ma Iosonouncane si prende il suo tempo. I suoi
dischi escono dopo lunghi intervalli, durante i quali avviene un’evoluzione che porta la sua musica a maturare gradualmente, fino a trovare un disegno complesso e unitario.

Così Iosonouncane mostra di nuovo l’importanza dell’arte. Fa piacere anche notare come lui si aspetti che ci sia ancora qualcuno che abbia voglia di ascoltare il suo album fino in fondo. In questo ha avuto coraggio, perché ha invogliato l’ascoltatore, molto più abituato ad ascoltare pezzi slegati l’uno dall’altro, di prendersi un pomeriggio per sentire l’album, andando contro ad un uso sempre più radicato di una musica d’occasione. Mi pare che in questo sia riuscito molto bene.

iosonouncane
Fonte: Internazionale

Il farfugliare del linguaggio

Per aggiungere un’ultima cosa su IRA. Uno degli elementi più innovativi che si trovano nell’album è chiaramente l’uso del linguaggio. Le parole acquistano senso non dal legame con il Significato ma dal loro essere in origine imitazione del suono; e per quanto il significato delle parole resti oscuro, non mancano di comunicare.

Non so se a voi è mai successo ma quando sento un pezzo scritto in una lingua straniera, seppure capisco poco o nulla delle parole, un tipo di atmosfera mi attira ugualmente. Quando poi vado a leggere il testo tradotto, noto come anche le parole, dicono esattamente ciò che mi aspettavo; come se avessero già un senso a partire dalla musica. Ecco, il linguaggio di IRA, a mio parere, gioca anche a questo livello.

Reinventando o inventando le parole, accostando diverse lingue, alcune lontane dai suoni più orecchiabili a cui siamo abituati, porta all’estremo questo procedimento, facendoci capire che il significato letterale della parola è a volte di poco conto. Alla parola lucida dei mezzi mediatici sceglie di tornare ad un’espressione di “farfugliamento”. Nell’album la babele linguistica formata da Iosonouncane medita sulla modalità dell’espressione. Rispetto alla limpidezza, preferisce l’ambiguità della sfocatura, trovando una coralità che può portare ad un’idea di comunità senza comunità. E in questo Iosonouncane ha portato avanti un’utopia musicale.

Articolo a cura di Giacomo Vaccarella

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