Lacuna Coil. Unleashed Memories, nell’ombra di una discografia

Lacuna Coil. Unleashed Memories, nell’ombra di una discografia
Fonte: wegow.com

In molte discografie sono presenti lavori confinati in quella che potrebbe essere definita una vera e propria zona d’ombra. Album apprezzati ma non valorizzati per il loro massimo potenziale. I motivi sono molteplici: il passare del tempo, la complessità nel comprendere alcuni dettami insiti nel prodotto e la difficile convivenza con altri lavori che hanno trovato maggior spazio tra il pubblico.

Questi sono solamente alcuni dei punti da tenere in considerazione. Si tratta di ipotesi che nella pratica hanno trovato importanti risvolti. È partendo da questa premessa che si celebra il ventesimo anniversario di Unleashed Memories, secondo album in studio dei Lacuna Coil.

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Fonte: alone-records.bandcamp.com

Purificazione

Dopo il buonissimo esordio di In A Reverie del 1999, la band italiana torna nel 2001 con un prodotto molto più quadrato, che getterà le basi per la maggior parte dei lavori targati Lacuna Coil. Unleashed Memories si presenta, fin dalla sua traccia d’apertura, come un disco molto vicino a correnti quali gothic e symphonic metal. Queste influenze sono temperate da una grande apertura a soluzioni personali e largamente studiate, in grado di fornire profondità stilistica a un lavoro che parte con idee decisamente chiare. Il brano Heir Of A Dying Day introduce, alla perfezione, nella logica dell’album: tutte le componenti sono presentate all’ascoltatore con calma e precisione. La cosiddetta “opener” (primo brano di un disco) rappresenta un crocevia fondamentale ai fini della comprensione. I Lacuna Coil, in questo senso, si sono mostrati abili nell’aprire l’album con una traccia nitida, diretta e facilmente accessibile.

I punti di forza di Unleashed Memories emergono nel brano Purify. Cristina Scabbia sfodera tutti i suoi assi nella manica e regala le migliori linee vocali della sua intera discografia: precisa, profonda ed elegante. Il cantato è, senza ombra di dubbio, il coronamento finale di un prodotto che gode alla base di una struttura forte e rodata. Maki (Marco Coti Zelati, bassista e maggior compositore della band) ha mirato su melodie di gran lunga più calde rispetto a In A Reverie caratterizzato, invece, da sonorità più spente e rigide. Questo passaggio non va trascurato, la gran prova offerta dalla Scabbia è figlia di soluzioni capaci di spingere la cantante nel suo intento.

Il disco, nonostante tali aspetti, risulta – però – sofisticato e non facile da cogliere nella sua interezza. Vale la pena chiamare in causa Delirium, ottavo album in studio della band pubblicato nel 2016. Quest’ultimo ha una sua storia, raccontata per filo e per segno dallo stesso gruppo: il disagio mentale, la condizione d’abbandono e le prigioni, luoghi di isolamento emozionale. La differenza fra i due album è sostanziale: Delirium, infatti, possiede un concept curato minuziosamente dal primo all’ultimo secondo; Unleashed Memories rappresenta, invece, un disco più introverso ma pronto ad accogliere chiunque si approcci ad esso. Tale comparazione, a primo impatto effimera, è la testimonianza di come i Lacuna Coil sappiano muoversi su terreni notevolmente differenti.

La seconda fatica in studio della band suona come una purificazione. Una sensazione di “vuoto”, di liberazione, che accompagna l’ascoltatore lungo l’intero album. Tracce come Cold Heritage e A Current Obsession arricchiscono di quelle atmosfere cupe e struggenti, perfettamente in linea con l’essenza del disco. Dal punto di vista prettamente compositivo, Unleashed è – forse – il lavoro più “puro” e che meglio racconta i Lacuna Coil. Stilisticamente si possono trovare molte somiglianze con Black Anima del 2019: gestione impeccabile delle linee vocali (sia di Cristina Scabbia che di Andrea Ferro), sezione compositiva organizzata e una sensazione di “libertà” sotto il piano interpretativo.

Vivere nell’ombra

Guardando l’intera discografia emerge un dato da considerare: Unleashed Memories soffre di un problema, una costruzione in grado di fare da ombra a quanto di buono fatto con tale prodotto. In realtà, questo problema ha un nome ben preciso, vale a dire Comalies.

Il 29 ottobre del 2002, infatti, Cristina Scabbia e soci pubblicano il loro terzo album in studio. Quest’ultimo è considerato il vero apice della carriera del gruppo. Disco azzeccato sotto ogni profilo: produzione perfetta (per la tipologia di lavoro), presenza di singoli e diversificazione all’interno dell’album stesso. Il tempo di assimilare Unleashed che i Lacuna Coil alzano l’asticella con un lavoro dallo status indiscutibile. Questo punto risulta ancor più decisivo se si considerano le annate nelle quali escono questi due album. L’ascolto era meno diretto e molte persone arrivano in netto ritardo nella ricezione delle varie pubblicazioni. La mossa ha ripagato la band, visto l’enorme successo ottenuto da Comalies in poi. A “farne le spese”, però, è stato un lavoro che merita ben altra considerazione tra gli appassionati. Unleashed Memories suona come una purificazione avvenuta in un vortice che ha stravolto – positivamente – la carriera di una delle band più rilevanti dell’ultimo ventennio nel panorama metal.

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