Bianconi dei Baustelle compie gli anni. Quattro poesie per ringraziarlo

Bianconi dei Baustelle compie gli anni. Quattro poesie per ringraziarlo
Fonte: pinknoises.it

Il 25 maggio è il compleanno di Francesco Bianconi, scrivere di lui moderatamente e senza eccessivi panegirici sarà complicato perché, a detta di chi scrive, è indubbiamente uno dei migliori artisti del panorama italiano da ormai quasi vent’anni. Figura eclettica, fine compositore, attento osservatore e narratore della nostra società, è stato in grado di indagare lati oscuri e al tempo stesso languidi e malinconici con testi sempre intensi e toccanti.

Dal 2000, anno di debutto dei Baustelle, ha realizzato una serie di capolavori discografici. Opere concettuali e innovative che a pieno diritto occupano il posto che spetta a una musica dal gusto – concedetemi il termine squisitamente letterario – “decadente”.

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Fonte: wemusic.it

Chi ascolta Francesco Bianconi, avrà di certo notato una sua somiglianza metaforica con un Edgar Allan Poe 2.0, o ancor meglio, un Baudelaire del 2000.

L’amore e la violenza, titolo dell’ultimo album della band, riassume in un’apparente e fallace antitesi l’universo di Bianconi stesso. Da qui vogliamo partire – tralasciando appositamente la sua ultima fatica da solista – per un breve viaggio a ritroso nel tempo, solo quattro tracce, per tornare agli albori della sua musica e ringraziarlo.

Betty, L’amore e la violenza, 2017

Il ritratto di una disperazione senza tregua, occultata da sorrisi e da una normale quotidianità, il preludio al folle gesto del suicidio non è mai plateale. L’incomunicabilità è fatta anche di lunghi discorsi vuoti, Betty lo sa e gioca con l’amore e la violenza, fino all’epilogo.

Che cos’è la vita senza
Una dose di qualcosa
Una dipendenza

Radioattività, Fantasma, 2013

Forse l’album di minor successo, ma allo stesso tempo l’opera più organica e monografica che sia stata realizzata dal cantautore toscano, l’ascolto dovrebbe avvenire rigorosamente dalla prima all’ultima canzone, come la dinamica del vinile impone, solo per questa volta skippiamo a Radioattività per perderci nel suo spazio siderale.

Bisogna avere fede
Esplorare ogni spazio siderale
Abolire l’aldilà
Così ti stringo forte, grido amore
Cerco il bene nell’orrore
E l’eterno nell’età.

Il sottoscritto, I mistici dell’Occidente, 2010

Il lustro 2005/2010 è stato costellato di grandi successi. Non più di tre anni da un album all’altro e abbiamo avuto: Un romantico a Milano, La guerra è finita, Charlie fa surf, Le rane, e davvero potrei continuare fino a esaurire la discografia. Ma tra storie di provinciali, spietati banditi e donne vampiro, c’è una traccia che proprio non vuole restare nel cassetto. Meno conosciuta, forse per la sua natura intima e confessionale, è la storia di un anti-eroe, il nostro io perdente che nella sua auto-narrazione raggiunge vette patetiche e commoventi.

Cin Cin, La moda del lento, 2003

Anche se La moda del lento andrebbe definito come l’album maggiormente sperimentale, più tendente a un elettro pop in seguito abbandonato – si pensi ad Arriva lo ye-ye – è con questo Cin Cin, da lui scritto ormai più di 15 anni fa che vogliamo salutare e ringraziare Francesco per tutta la musica che ci ha regalato. Per averci fatto piangere e commuovere, ma anche ballare e ridere, ricordandoci che la musica creata così, è un gesto rivoluzionario pieno di amore e (non) violenza.

Alla nostra grazia nello scrivere
Versi senza forza al non vivere
Al nostro per sempre e ai nostri mai.

Salute e auguri di cuore!

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