A Luci spente, Vasco Brondi ci mostra il Paesaggio dopo la battaglia

A Luci spente, Vasco Brondi ci mostra il Paesaggio dopo la battaglia
Dal profilo Instagram @vascobrondi

Vasco Brondi è tornato dopo avere spento Le luci della centrale elettrica, progetto con cui aveva dato nuova linfa, ormai più di dieci anni fa, a un cantautorato che stregava per i suoi testi ermetici, complice anche una metrica originale.

In quegli anni molti dei suoi fan frequentavano, chi con serietà chi meno, l’università, e Le luci ha il merito di aver tenuto in vita, senza troppo restare “fedele alla linea”, un modo di vivere la musica che con la fine dei CCCP sembrava non avere più senso. Non per niente, Le luci fiorivano da quelle ceneri.

Gli anni ormai sono passati ma alcune tracce di quel progetto, basti pensare a La terra, l’Emilia, la luna, sono solo diventate più intense e robuste, come un buon vino.

Ma è davvero un capitolo chiuso? Il best of del 2018, una retrospettiva su un decennio di musica e di esperienze, taglia i ponti col futuro del cantautore? Si dice che le retrospettive si organizzino solo per gli artisti passati a miglior vita, ma non è questo il caso. Vasco Brondi, con Paesaggio dopo la battaglia, ci mostra cosa è rimasto dopo l’apocalisse che abbiamo vissuto negli anni delle Luci.

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Dal videoclip “Le ragazze stanno bene”

Misurare

Questo silenzio sembra avere fornito al nostro Vasco un terzo occhio, ancora più vivido, in grado di guardare le grandi piccolezze della nostra esistenza. Spente le luci della Montedison, rimane un chiarore più naturale, quasi fumoso, che si disvela sui cambiamenti della vita di tutti noi, senza spazio, senza tempo:

Chissà se hai avuto un’ultimissima notte d’amore
Ci vediamo nella prossima vita
Mi ricomincerai a salutare
Ti ricomincerò a salutare
Siamo sempre stati pieni d’amore
Pieni da scoppiare

Chitarra nera

Perché questa è la vera firma di Vasco: poesie su musica. Monologhi su basi ambient ed elettroniche, e una quasi costante presenza di chitarra e piano; e ovviamente, un amore che non si corona mai, così che non si possa misurare, così che non possa finire:

Ci sarò sempre per te
Attraverso le ere cosmiche
Da una vita all’altra
Infrangendo leggi fisiche
Ci sarò sempre per te

Città aperta

Dall’alto di una collina dovremmo vedere le città che affolliamo e ricordare quanto siamo piccoli. 26.000 giorni scandisce il tempo breve di una vita, dilatandolo. Per vedere le cose diversamente, bisogna cambiare unità di misura, rendere il piccolo gigantesco e il grande infinitesimale, è solo apparenza ma cambia l’approccio alle cose.

Le leggi dell’universo
Non sono quelle di questa città
Non confondere le nostre brevi vite
Con l’eternità

Mezza nuda

Vasco questo lo sa, e il gusto per le filosofie orientali, “lo yoga e la meditazione”, lo proponeva già ai tempi di Terra. Ascoltando il disco i fedelissimi avranno di certo sentito vasti echi delle esperienze precedenti. In poesia, l’intertestualità rende indimenticabile l’autore e quello di Vasco Brondi è un mondo poetico costellato da sempre di “temporali, stelle, fulmini ed elettricità”. È un cosmo pieno di richiami alle sue leggi fisiche, un rincorrersi di voci per misurare distanze incolmabili, così in Chitarra nera, in un loop temporale, può tornare l’epilogo di Chakra.

Paesaggi

Cosa è rimasto dopo Le luci? Ci siamo davvero accorti del trascorrere degli anni? La lotta armata al bar è finita e non sappiamo neanche quando abbiamo iniziato a stancarci di farla. Di questa pigrizia ereditata, l’Italia immutata di Paesaggio dopo la battaglia fa da sfondo alla nostra nuova quotidianità. Ma tiratevi un po’ su con un giro di Adriatico, quasi un indie folk all’italiana, qualche cenno con le mani, niente più, Vasco Brondi non si balla allegramente.

Non solo paesaggi reali ma tanti luoghi dell’anima, come la Parigi di Città aperta che vive, nel tempo di una similitudine, la Notre Dame in fiamme e l’occupazione nazista:

Il tuo cuore senza confini
Scoperchiato come Notre Dame a fuoco
Hai lasciato Parigi, Parigi l’hai persa
Come nel 1940, l’hai lasciata alla Wermacht
Parigi città aperta.

Città aperta

Vasco profeta

Un aspetto dell’album colpisce più degli altri, l’abuso di un linguaggio religioso, ma lo giustifichiamo. Questo Vasco, un po’ santone del cantautorato, non ci dispiace. La sua originalità, lo studio attento dei testi, la carica semantica di ogni parola è la vera marca che lo rende speciale e intenso come pochi. Anche se a volte troppo profetico, accettiamo la sua benedizione:

Nel mare adriatico, ubriaco ti benedico

Adriatico

Sembra proprio che “da Rimini alle stelle” ci sia arrivato davvero, niente di troppo cattolico, è più qualcosa di mistico, ma il bene e il male, i peccati e i perdoni non mancano. Così il finale icastico di Ci abbracciamo, può risuonare come il primo comandamento di questa bibbia laica:

“Amate e fate quello che volete”

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