È uscito Semplice. Motta ha imparato a lasciarsi andare?

È uscito Semplice. Motta ha imparato a lasciarsi andare?
Fonte: Profilo social dell'artista

Lo scorso 30 aprile, Motta ha pubblicato il suo terzo in album in studio dal titolo Semplice. Dopo i primi due lavori – La Fine Dei Vent’Anni (2016) e Vivere O Morire (2018) – caratterizzati da grandi arrangiamenti e pregevole scrittura, il cantautore nato a Pisa si trova a dover sfornare un prodotto che vada ad arricchire quanto di buono fatto finora. Cosa si cela dietro un album che porta un titolo così diretto quanto ermetico? Quando, e dove, è percepibile questa semplicità?

Motta
Fonte: profilo Instagram Motta

Aura di leggerezza

Semplice si apre con la traccia A Te. Brano dall’inizio suggestivo e riconducibile ad alcuni dischi di cantautrici europee come Soap&Skin o Anna von Hausswolff. Questi effetti ambientali donano all’album un sensazione di freschezza che si poggia perfettamente alla logica dell’intero prodotto. Motta è, senza ombra di dubbio, uno degli artisti più interessanti del panorama italiano.

Questa verve sperimentale cattura l’attenzione verso un disco leggero ma notevolmente ricco. Nei brani Via della Luce e Qualcosa di normale, nonostante si rispolverino trame già esplorate in passato, rimane ben saldo quel filo di spensieratezza che sembra essere imprescindibile per la riuscita di tale lavoro.

Un album con queste sfumature può assumere molte forme, stati d’animo e sensazioni. Questa libertà permette all’ascoltatore di addentrarsi, senza timori, in minuti di assoluta trasparenza e innocenza. Guardando al suo predecessore, Vivere O Morire del 2018, si nota come vi sia un’inversione di rotta a livello emotivo: i momenti di rabbia e sconforto che portano a un risveglio che annienta tutte quelle tensioni con assoluta, appunto, semplicità.

La discografia di Motta sembra assumere le sembianze di un’evoluzione di momenti che fanno parte della vita di ciascuno di noi. L’abilità del cantautore nel prospettare queste cromature, nonostante un impianto simile per ciascun disco, rappresenta un tratto essenziale da non sottovalutare.

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Fonte: persinsala.it

Immediatezza

Motta possiede una serie di caratteristiche molto importanti. Nella scena musicale nostrana non sono molti gli artisti che riescono a comunicare, con schiettezza e praticità, le loro emozioni. Con Semplice si conferma questa importante qualità nel lasciarsi andare, senza remore, dello stesso cantautore. In realtà, va precisato come in tale disco sia notevolmente marcata questa volontà nel “tuffarsi” e liberarsi da pesi e oppressioni. La sinergia creata fra i testi e gli arrangiamenti è la carta vincente di questo prodotto.

Tutto sembra confluire, senza filtri, al cuore della persona che desidera approcciarsi a Semplice. La formula può risultare apparentemente banale ma, prestando maggiore attenzione, si comprende come per giungere a tale risultato sia necessario bilanciare alla perfezione tutte le componenti coinvolte. Si pensi al brano Quello che non so di te: traccia dagli spiccati richiami alla scena alternativa italiana dei primi anni Duemila, che non altera in alcun modo i riferimenti utilizzati.

Questa semplicità, però, va riscontrata. In tal senso, essa rappresenta l’album nella sua interezza o si riferisce a uno scopo finale? In un interessante intervista per elle.com, Motta afferma come:

La semplicità è tanto presente, c’è nella chiarezza delle immagini, nella voce, nelle parole, nelle cose che dico, che credo non siano mai state così comprensibili come ora. La semplicità, soprattutto, sta nell’ultima frase che ho scritto per questo disco, e cioè “per te che è semplice anche l’amore” e mi sono detto: “ma io ci ho messo 3 anni e 10 canzoni per arrivare qui”. E vale anche per la copertina, che all’inizio doveva essere diversa da questo manifesto dove addirittura non ci sono manco io, abbiamo fatto un processo di andare a togliere, che è la cosa forse più difficile di tutte e io alla fine ho tolto me stesso, dopo tre dischi dove c’era sempre la mia faccia. Ma, appunto, la semplicità è una conquista”.

Motta è semplicemente tornato e questo disco non può che costituire una valida via d’uscita alle pressioni vissute da ognuno di noi.

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