Let it be. Quando i Beatles vinsero l’Oscar

Let it be. Quando i Beatles vinsero l’Oscar
Fonte: Videomuzic

È il 1971 e quattro ragazzi di Liverpool vincono il loro primo e unico Premio Oscar per la migliore colonna sonora per il film Let it be, documentario britannico del 1970 interpretato dai Beatles e diretto da Michael Lindsay-Hogg. Separate le proprie strade già da un po’, i componenti del gruppo non prendono parte alla cerimonia di premiazione, Quincy Jones accetta infatti per loro conto l’Award.

L’ultimo concerto sul tetto della Apple Records

Nel gennaio del 1969 John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Star si trovano nello studio di registrazione. Tra discussioni e prime avvisaglie di una frattura che sarà insanabile da lì a breve, immersi in un’atmosfera un po’ tesa provano le canzoni del loro dodicesimo album in studio, Let it be.

La prima parte del documentario è dedicata al lavoro sui brani, l’arrangiamento e le modifiche testuali, successivamente i Beatles improvvisano invece un concerto sul tetto della Apple Records, cullati dagli applausi delle poche decine di persone giunte lì incuriosite. Si tratta dell’ultima esibizione pubblica dei quattro insieme; è presente anche Yōko Ono, sempre accanto al suo Lennon, sebbene ormai malvista dagli altri.

Il concerto, durato circa quaranta minuti, viene interrotto dall’arrivo dei poliziotti londinesi chiamati dai vicini per ripristinare l’ordine e il silenzio. Le irrequiete dinamiche di gruppo sono evidenti in tutta la durata del lungometraggio, la separazione dei Beatles è alle porte e i quattro ragazzi di Liverpool non assisteranno a nessuna delle anteprime del film.

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Fonte: Vivi Milano

Buon anniversario, Let it be!

È trascorso già un cinquantennio dalla pubblicazione del documentario Let it be. Nel settembre del 2018 Paul McCartney ha anticipato pubblicamente l’uscita di una nuova versione del film, con l’inserimento di sequenze inedite e diretto da Peter Jackson.

L’obiettivo è quello di offrire agli spettatori una chiave di lettura per comprendere a pieno le vicissitudini che hanno portato alla frattura. Il dodicesimo album in studio dei Beatles vede la luce, infatti, un mese dopo l’annuncio della separazione della band da parte di McCartney. È il 10 aprile 1970 quando viene comunicata la notizia dello scioglimento, è la fine di un’era.

Annunciato ufficialmente nel marzo del 2020, il nuovo documentario sarebbe dovuto uscire nelle sale il 4 settembre dello stesso anno, distribuito da Walt Disney Studios. Le restrizioni relative alla pandemia di Covid-19 hanno però rimandato l’evento, riprogrammandolo al 27 agosto del 2021.

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Fonte: Alchetron

Un brano che segna la fine di un’epoca

Scritto soltanto da Paul, ma attribuito al duo Lennon-McCartney, Let it be è il ricordo della madre scomparsa prematuramente, la rievocazione di una visione onirica dell’autore del testo in cui avviene l’incontro mistico con la madre Mary Mohin.

La band cammina ormai sul filo del rasoio, John e George sono in continua tensione reciproca, l’incomprensione è la parola d’ordine. La fine è già avvenuta, anche se non è stata ancora resa palese. Paul avverte il senso di angoscia che sovrasta la band, i cui membri come monadi a sé non riescono a comunicare tra loro, ponendo barriere e non creando opportunità.

È nella madre che trova conforto. Suggestioni religiose si inseriscono nel brano, in cui la Mother Mary di Paul cede il passo alla Vergine Maria, trasformando Let it be in una evocativa (e cristiana) richiesta di conforto e di consolazione. È necessaria la forza di lasciar perdere le discussioni, il brano diventa un inno immortale alla speranza, entrato a gamba tesa nella cultura di massa.

And when the night is cloudy,
There is still a light that shines on me,
Shine on until tomorrow, let it be.
I wake up to the sound of music
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.

Lennon, al contrario, non ama particolarmente Let it be. L’atmosfera religiosa da lui aspramente criticata vede infatti un contraltare nel successivo Maggie Mae, pezzo dedicato a una prostituta di Liverpool. A rincarare la dose è la morte di Brian Epstein, la goccia che fa traboccare il vaso, non consentendo più un vero dialogo tra i quattro di Liverpool.

L’arrivo del manager Allen Klein segna l’inizio della fine della band. Ben voluto da John (e successivamente anche da George e Ringo), è la causa dell’allontanamento definitivo di Paul. Klein risana le finanze del gruppo, ma sceglie di affidare a Phil Spector la cura di Let it be, non ottenendo l’approvazione di Paul.

A seguito della delusione, McCartney annuncia quindi la propria decisione di lasciare i Beatles. Solo nel 2003 ottiene finalmente il consenso per la pubblicazione della versione originale dell’album, col titolo diretto ed eloquente Let it be… Naked.

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