Gojira. Capitolo II, da Marte a Sirio

Gojira. Capitolo II, da Marte a Sirio
Fonte: Rolling Stone

La resurrezione di un pianeta morto nel quale noi saremo solamente spettatori e non protagonisti. Le creature che popolano i mari, a seguito della loro rinascita, vivranno in pace e lontane da qualsiasi pericolo. L’affermazione di una nuova realtà non è altro che From Mars To Sirius, terzo album in studio dei Gojira, pubblicato il 27 settembre del 2005 per la Listenable Records. Sarà questo l’atto conclusivo di quella profezia annunciata nei precedenti dischi?

gojira-from-mars-to-sirius
Fonte: Amazon

Il viaggio

In un’intervista per spiritofmetal.com, Joe Duplantier (frontman) ha fornito precisazioni riguardanti il titolo dell’album, affermando che “in alcune culture Marte rappresenta la guerra e Sirio la pace”. L’artista sottolinea come si tratti di un viaggio immaginario, quasi poetico, che si incentra sulla figura della balena.

Secondo gli scienziati, le balene sono esseri evoluti, con materia grigia ultra sviluppata. Noi non sappiamo per cosa usino la loro intelligenza. Noi esseri umani cerchiamo di trovare i modi per cavarcela al meglio. E le balene cosa fanno? Alcune teorie avanzano ipotese secondo cui la loro attività celebrale sarebbe quella di muoversi verso una maggiore armonia nella loro società. Hanno comportamenti che vanno oltre noi umani. Hanno molto da insegnarci. Ed è un modo per rendergli omaggio.

La centralità di questo animale è tangibile lungo l’intero lavoro. Un elemento imprescindibile che dona all’album quella sensazione di sacralità onnipresente. Il disco si apre con la traccia Ocean Planet che – in modo netto – ci tiene a far comprendere quale sarà il percorso sul quale si svilupperà il resto del prodotto.

Rispetto ai suoi predecessori, From Mars To Sirius risulta di gran lunga più immediato e irruento. La band ha optato per soluzioni decise, affinando tecniche e trame che ritroveremo anche negli album successivi: si pensi al perfezionamento della sezione ritmica, con un Mario Duplantier che si afferma come uno dei batteristi più talentuosi su scala mondiale.

Nei brani Backbone e The Haviest Matter Of The Universe, i Gojira mostrano quel lato technical death metal capace di spingere il disco su aspetti non facili da gestire, vista la natura dell’album. Due tracce di grande impeto e complesse da assimilare, soprattutto per chi deve approcciarsi con la band.

Il viaggio, quindi, non deve essere inteso solamente sul piano contenutistico. A livello tecnico lo sforzo è indiscutibile: si plasmano elementi riconducibili a più rami del metal per giungere a quella che, da qui in avanti, potremo definire la vera essenza dei Gojira.

Atto conclusivo

From Mars To Sirius rappresenta la chiusura di un racconto. Il capitolo finale di un lungo processo iniziato anni prima con Terra Incognita (2001). La venuta di un mondo completamente sovvertito, dominato da entità che noi siamo abituati a guardare da tutt’altra prospettiva.

Nel brano Flying Whales si percepisce quest’aria di “annunciazione” con l’arrivo di quelle che saranno le nuove forme di vita. La traccia si apre con un preludio di circa due minuti, nel quale viene a crearsi una ben precisa atmosfera. Quest’ultima è data dai versi delle balene che si intersecano con il “giro portante” della canzone. Una volta raggiunto il breaking point, Flying Whales si rivela essere il nucleo di tutta la discografia dei Gojira.

Ma come può concludersi un disco così immerso in tale logica? Joe Duplantier ha più volte sottolineato come la band sia vicina a queste tematiche: dalla salvaguardia ambientale fino ad argomenti più astratti, riguardanti l’essere umano. In tal senso, il brano finale del disco – intitolato Global Warming – racchiude tutti i messaggi insiti nell’album.

La prospettiva sembra essere quella di una persona che si interroga su ciò che aspetterà i suoi figli e come, di questi tempi, sia molto facile essere sconnessi con la realtà circostante. Essere consapevoli della realtà che viviamo e non dare nulla per scontato: tutte le forme di vita fanno parte di un unico grande piano.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook