In questo periodo di Skonnessione per fortuna c’è Fabio Dandy Testoni a distrarci da uno Skiantos culturale

In questo periodo di Skonnessione per fortuna c’è Fabio Dandy Testoni a distrarci da uno Skiantos culturale
(Fonte: La Palestra del Cantautore)

Una chiacchierata con Fabio Dandy Testoni, chitarrista, compositore e co-fondatore degli Skiantos, gruppo irriverente, sarcastico e con quelle punture di spillo intellettuali del maestro Freak da ascoltare e riascoltare per capire davvero i clichè della nostra Italia. 

Il momento che stiamo vivendo è di forte depressione economica e culturale, musica inclusa. Come ne usciamo? 

L’arte e quindi anche la musica sono uno specchio di quello che succede. I periodi nei quali ho vissuto erano pervasi da un profondo senso di unione e comunità, senza l’individualismo e il narcisismo di oggi.  Guardandomi intorno noto che anche artisticamente prevalgono gli artisti solisti, a discapito dei gruppi.  Credo proprio che questo trend sia lo specchio perfetto dei nostri tempi. 

Gli Skiantos sono stati e sono una delle band più importanti del Rock italiano. Siete riusciti attraverso l’irriverenza, la provocazione e il sarcasmo a portare avanti delle istanze sociali. Cosa vi ha spinto? 

Ci siamo messi insieme perché volevamo fare musica. Solamente dopo ci siamo accorti che il progetto aveva una valenza così forte e importante. All’inizio volevamo “soltanto” fare un gruppo rock. Volevamo scherzare. Da un punto di vista dei testi somigliamo di più a gente come Carosone e Buscaglione che a “destroy” urlato da Johnny Rotten. 

Probabilmente la crisi che stiamo vivendo sarà uno spartiacque per un nuovo cambio di paradigma. Andiamo incontro a periodi di buio, oppure verso una riscoperta della musica di qualità? 

Sono convinto che prima o poi se ne verrà fuori da questo brutto momento. anche se non ho idea dei tempi che verranno. È successo molte volte nel corso della storia. Pensiamo ai disastri della II Guerra mondiale e al periodo della ricostruzione successivo che ha portato il nostro Paese a livelli eccelsi in molti settori. 

Come stai vivendo questo momento di decadimento, differente dai tempi che hai vissuto in cui si sognava di più?

Una delle grandi differenze è che ai nostri tempi la musica cosiddetta “alternativa” aveva dei suoi canali promozionali. La radio “Libera Veramente” e lo spazio editoriale piuttosto ampio che si erano conquistate realtà come “La Cramps” di Gianni Sassi. E questo oggi è relegato ai minimi termini. Allora ascoltavamo di tutto, eravamo molto più attenti politicamente, la gente si interessava di più all’aspetto politico, del resto come molti artisti dell’epoca. Adesso la politica è meno importante, addirittura glissano l’argomento politico come se non li riguardasse. 

I giovani sembrano sempre più bistrattati. Ora, più che mai, è necessario un patto fra generazioni?
Bisognerà assottigliare questo gap al fine anche di ridurre questa incomunicabilità fra generazioni. La colpa non è nè dei giovani né dei vecchi. Questa crisi economica ha acuito ancora di più questo divario seguendo la logica del potere del divide et impera. I giovani non riescono a trovare sfogo, così si adattano a fare quel che capita e spesso abbandonano gli studi.

Purtroppo molti centri culturali hanno dovuto abbassare le saracinesche. Se chiudono i centri culturali si restringono i luoghi dove poter suonare per le band underground. Da questo retroterra possono nascere dei nuovi collettivi? 

È un momento di crisi: sanitaria, economica, politica, sociale, culturale. Di solito in momenti come questi nascono nuovi collettivi. Spero tanto che anche adesso sarà così, che ci siano nuclei di resistenza che si ostinino ad andare avanti, anche se è dura perchè autofinanziarsi oggi è ancora più difficile. Noi come Skiantos abbiamo suonato veramente ovunque, abbiamo sempre sostenuto i luoghi dove era viva questa causa culturale, mi auguro quindi che possano rinascere nuovi posti in cui potersi esprimere (anche se sono un pò pessimista a riguardo). 

Se dovessi consigliare ad un giovane di ascoltare un album degli Skiantos per capire la nostra Italia e il conformismo che ci caratterizza, quale consiglieresti? 

“Mono Tono” e “Dio ci deve delle spiegazioni”. In quest’ultimo album è distillato tutto il succo di quello che abbiamo fatto. In questi due album ci sono gli Skiantos di allora e quelli di adesso. Vi accorgerete che non siamo tanto diversi, a parte qualche particolare estetico.

Con quale frase ricorderesti l’amato Freak? 

Siamo stati insieme 40 anni. Era un genio e quando subisci l’influenza di un genio ti rimane qualcosa di appiccicato. Molto di quello che sono nella vita credo di doverglielo in un qualche modo. Mi manca moltissimo. Ciao Freak.

Estratto per il libro

Il momento che stiamo vivendo è di forte depressione economica e culturale. L’arte e quindi anche la musica sono uno specchio di quello che succede. Differentemente da oggi, i periodi nei quali ho vissuto erano pervasi da un profondo senso di unione e comunità, senza l’individualismo e il narcisismo oggi così imperante.  Guardandomi intorno noto che anche artisticamente prevalgono gli artisti solisti, a discapito dei gruppi.  Credo proprio che questo trend sia lo specchio perfetto dei giorni nostri. 

Una delle grandi differenze è che ai nostri tempi la musica cosiddetta “alternativa” aveva dei suoi canali promozionali. La radio “Libera Veramente” e lo spazio editoriale piuttosto ampio che si erano conquistate realtà come “La Cramps” di Gianni Sassi. E questo oggi è relegato ai minimi termini. Allora ascoltavamo di tutto, eravamo molto più attenti politicamente, la gente si interessava di più all’aspetto politico, del resto come molti artisti dell’epoca. Adesso la politica è meno importante, addirittura glissano l’argomento politico come se non li riguardasse. 

Questa crisi economica ha acuito ancora di più questo divario seguendo la logica del potere del divide et impera. I giovani non riescono a trovare sfogo, così si adattano a fare quel che capita e spesso abbandonano gli studi.

Ecco se dovessi consigliare ad un giovane di ascoltare un album degli Skiantos per capire il conformismo che che caratterizza il nostro Paese, consiglierei“Mono Tono” e “Dio ci deve delle spiegazioni”, un album in cui è distillato tutto il succo di quello che abbiamo fatto. In queste canzoni ci sono gli Skiantos di allora e quelli di adesso. 

 

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