Una nuova era per la musica sta per iniziare. Le parole di Marco Biondi

Una nuova era per la musica sta per iniziare. Le parole di Marco Biondi
(Fonte: La Stampa)

Dal 1976 conduttore radiofonico e dal 1987 inizia a lavorare per radio DeeJay conducendo il programma Pop News. Ha inoltre scritto per riviste musicali come Rolling Stone, Discotec, Tutto disco, Tutto musica & spettacolo, Dance Music Magazine e Rock Show, di cui è stato anche direttore artistico per un anno. Nel giugno 2020 trasforma la sua Be NEXT Music in un’etichetta discografica con distribuzione Sony Music Italy. 

È un momento davvero difficile per il settore culturale in generale e musicale in particolare. Come si ripartirà?

Prima di tutto dovremo capire i danni prodotti da questo secondo lockdown. Una piccola ripartenza c’è già stata a maggio, adesso bisognerà comprendere come evolverà la situazione nei prossimi mesi. Tuttavia, anche nella migliore delle ipotesi credo che sarà difficile una “reale” ripartenza prima dell’estate.

Stiamo assistendo ad una distruzione di ricchezza e cultura senza precedenti. Schumpeter parlava di distruzione creatrice. Pensi sia davvero così? 

È chiaro che stiamo parlando di una pandemia e quindi la situazione è di per sé negativa. Tuttavia, dato che sono un inguaribile ottimista, cerco di vedere del positivo anche in un frangente come questo.

Ricordiamoci che prima del Covid la situazione musicale non era così florida. Erano in voga le cover band, mentre il materiale inedito da proporre nei locali faceva sempre molta fatica ad emergere. In sostanza si era intrapreso un trend difficile da cambiare. Tuttavia, questo difficile momento ha rimesso in discussione i vecchi clichè. Pensiamo a tutto il mondo dello streaming, inimmaginabile fino a qualche mese fa.

Certamente incute sempre molta paura guardare le cose da una differente prospettiva, perché vuol dire andare oltre la comfort zone. È quello che sta accadendo ora ma è importante abituarsi a conviverci.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a situazioni in cui tantissime band degli anni ‘60 e ‘70 sfornavano continuamente i loro album, dando poco spazio a band emergenti o gruppi spalla. Questo momento può essere un riavvicinamento generazionale? 

Sicuramente è stato bello vedere come alcuni musicisti abbiano utilizzato il web per trasferire il loro sapere musicale insegnando alla loro community pezzi famosi delle canzoni. Penso per esempio a Brian May che durante il lockdown ha insegnato gli assoli più iconici dei Queen. 

Prima della pandemia c’era un distacco fra i musicisti che definirei “inarrivabile”. Ora questo distacco può finalmente essere colmato, perché la pandemia è un acceleratore, nel bene e nel male, e può ridurre le distanze lunari che si erano create in questi decenni. 

Quello che purtroppo dispiace vedere è il ruolo dei media che, invece di supportare la categoria culturale di cui anche loro sono parte, hanno rafforzato la propria posizione corporativa (che non è di supporto alla buona informazione, alla cultura e al sapere). Questo atteggiamento non solo acuisce le conflittualità all’interno del Paese, ma dimostra il livello di servilismo che ha da sempre contraddistinto l’Italia e che oggi più che mai sta rafforzando le logiche corporativistiche che furono molto care al medioevo, di cui purtroppo a distanza di centinaia di anni siamo ancora incistati. 

Siamo destinati ad un decennio buio della musica oppure ad un’epoca fiorente?

Credo più nella seconda ipotesi. Fortunatamente sono a contatto con moltissimi ragazzi giovani e quando mi confronto con loro vedo che amano tantissimo le citazioni, soprattutto nel mondo del rap. Queste citazioni sono importanti perché incentivano gli ascoltatori ad andare a cercare i testi e impararli. Quindi è una duplice funzione, quella di ascoltare una musica di qualità unitamente ad una emancipazione intellettuale. 

Sono fortunatamente circondato da gente che ha voglia di ricostruire e di ripartire. Affaticata, ma carica di ottimismo. 

Ci sarà spazio ancora per la musica Rock?

Nell’ultimo periodo sto seguendo con interesse alcune band come Machine gun kelly, Young Blood che, fortunatamente, stanno rivalutando e reinterpretando il rock abbracciando la rap con sentori Rock. 

Purtroppo in Italia questi artisti non girano molto nella programmazione delle radio, a parte ovviamente alcune radio rock. Il rock in Italia vive un continuo riciclo: i Greta Van Fleet perchè assomigliano ai Led Zeppelin, l’ultimo album degli ACDC perché sono artisti immortali. Quando ci apriremo veramente a nuove cose piuttosto che vivere di nostalgia e di ricordi? 

In questo appiattimento, da dove possiamo ripartire? 

La TV ha permesso il coinvolgimento delle persone e quando iniziò fu veramente un bellissimo momento. A lungo andare si è rivelato però un disastro perché tutti, anche gli incompetenti, vogliono andare in TV. Ad un certo punto si è verificato un fenomeno, che invece di essere contrastato è stato estremizzato: più si abbassava il livello culturale dei programmi, più aumentava l’audience e, di conseguenza, anche il fatturato. Ciò che viviamo è il risultato di scelte (sbagliate) compiute tanti anni fa. 

Dobbiamo fare una rivoluzione culturale partendo dal basso: da soli si va più veloce ma insieme si va più lontano. E solo uniti possiamo farcela. 

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