Intervista ad Avincola: “Trovare il fascino di Miami nel mare di Fregene”

Intervista ad Avincola: “Trovare il fascino di Miami nel mare di Fregene”

Il protagonista dell’intervista di oggi è Avincola, cantautore romano classe ’87. Apprezzato da Fiorello nella sua edicola, Avincola ha già alle spalle una carriera di tutto rispetto, durante la quale ha ottenuto diversi riconoscimenti importati quali il Premio Stefano Rosso e il Premio Botteghe d’Autore.

Nel 2019 è stato selezionato tra i finalisti della sezione Giovani al Festival di Sanremo con il brano Un rider, in cui racconta la sua vita e il suo lavoro da fattorino. Oggi Avincola torna con Miami a Fregene, singolo che anticipa l’uscita del suo nuovo album, in cui sonorità acustiche si fondono a pieno con un sound elettronico. Ecco la nostra intervista.

miami a fregeneCiao, Simone! Iniziamo da Miami a Fregene. Parlaci del pezzo.

La canzone vuole raccontare la storia di questi due ragazzi che attraverso dei piccoli gesti riescono a trovare la magia anche nelle cose del quotidiano. Il fascino che molti possono avere verso l’Oceano e verso la Florida loro riescono a trovarlo anche in un mare di provincia come quello di Fregene, senza appunto sentire il bisogno di andare a Miami.

Stai scrivendo un nuovo capitolo. Cosa dobbiamo aspettarci?

Il disco e le canzoni hanno avuto diversi processi. Sono partito da un’idea acustica per poi approdare a qualcosa di più contemporaneo. Il sound nuovo si ritrova in questo miscuglio fra una sonorità acustica ed elettrica e un’atmosfera più elettronica. L’ironia che ha caratterizzato buona parte della mia produzione precedente tornerà ma in maniera diversa in questa attuale, meno macchiettistica, lasciando il passo a un nuovo capitolo.  

Qual è il brano a te più caro?

È difficile, non voglio fare un torto ad alcun pezzo. Forse, però, sento più vicine a me le tre nuove canzoni, tra cui Un rider, perché raccontano il Simone di oggi e la mia vita attuale.

Proprio in Un rider dici “Se è tutta una corsa ti voglio vicino sai, da solo non faccio mai in tempo ad arrivare per primo, mai”. Chi ti è stato vicino?

In primis la mia ragazza, Giuditta, che con molta pazienza mi è sempre stata accanto e continua a stare al mio fianco ancora oggi, per fortuna. Questa è una frase molto indicativa del pezzo, perché io volevo fare riferimento sia nello specifico ad arrivare per primo, quindi a essere veloci nel lavoro del rider, sia nella vita di ogni giorno ad avere a fianco una persona che possa spingerti a crederci e a riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi.

Il tuo stile ricorda Silvestri, Fabi e Carboni. Chi altro c’è nel tuo background?

Io ho cominciato ascoltando un po’ di musica rock anni ’70 perché mio padre è un appassionato, poi sono passato ai grandi cantautori come De Gregori e Guccini e negli ultimi anni mi sono anche un po’ più aperto ad altri generi. Inizialmente per me la canzone doveva essere per forza quella stile anni ’70, tutto il resto non mi piaceva, invece con il tempo ho scoperto un altro mondo, prendendo anche ispirazione per la scrittura da tantissimi cantautori anche contemporanei. Ciascuno ha una sua anima.

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