Intervista a Tananai: “La giovane età, le ansie, le paure, ecco i miei Piccoli Boati”

Intervista a Tananai: “La giovane età, le ansie, le paure, ecco i miei Piccoli Boati”

Il protagonista dell’intervista di oggi è Tananai, all’anagrafe Alberto Cotta, classe ’95. Tananai è una piccola peste, così come lo chiamava il nonno, in dialetto milanese. Nato tra le sonorità elettroniche con il progetto Not for us, oggi si mette a nudo con Piccoli boati, il primo EP elettro-indie, in uscita domani 21 febbraio con Sugar Music, una sinestesia ma anche un ossimoro in cui rimescola le carte, facendosi notare con la sua impronta un po’ malinconica, ma originale e sarcastica.

tananai 2Tananai si racconta, con ironia e con sincerità, non si copre dietro il velo del politically correct e canta la sua quotidianità, facendo anche i nomi di chi ne fa o ne ha fatto parte. L’EP è stato preannunciato dal singolo Giugno, in cui canta la fine di un amore e la sofferenza che ne consegue. Piccoli boati è un dissidio interiore, ma anche un percorso catartico che dall’amore (“Tra un pezzo e l’altro baciami che prendo fiato”), passa alla rottura (“L’abitudine è peggio dell’odio”), per poi giungere alla speranza e alla voglia di rientrare in campo (“Voglio quello che proteggi sotto il seno sinistro”).

Dal 6 marzo Tananai attraverserà l’Italia con il suo stile tagliente e magnetico, pronto a far gran confusione. In attesa dell’uscita dell’EP, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista…

Ciao, Alberto! Piccoli boati domani 21 febbraio esce con Sugar Music. Come ti senti?

Sto provando emozioni contrastanti, come se da padre stessi vedendo il mio bambino andar via di casa sulle proprie gambe. Sono contento ed emozionato, ma anche preoccupato del suo avvenire, l’ansia si percepisce, perché mi metto a nudo in maniera diversa rispetto al solito. Non vedo l’ora di poterlo cantare con la gente!

Prima elettronica, con il progetto Not for us, ora più sull’indie, come ti definisci in merito a questo genere? Ormai ne parlano tutti con diverse definizioni…

Non mi sento di inserirmi in un genere musicale, perché anche Piccoli boati ha con sé un po’ di sonorità elettroniche, quindi sono fuori anche dal tipico canone indie; tutto è crossover. Producendomi da solo, mi sento indie nel senso pieno del termine, indipendente; inoltre, anche la mia etichetta lo è, non essendo una major.

Nessuno ascolta veramente quello che ho da dire”, riprendo le parole di 10k scale; è così?

Ni! Nel senso che da questo punto di vista la musica mi aiuta decisamente molto, perché ho notato che la gente mi ascolta davvero, sta a sentire ciò che ho da dire ed è una cosa che mi fa molto piacere. Io personalmente sì, mi rendo conto di essere spesso frainteso. La mia apparenza un po’ leggera non mi aiuta nei momenti in cui ho davvero il bisogno di parlare, si crea una difficoltà di comunicazione. La musica è il modo più efficace per dire davvero quello che ho in testa.

Sempre in 10k scale, concludi parafrasando Montale. La letteratura ha un peso nella tua vita e nella tua musica?

Ho sempre più letto che ascoltato, infatti molte volte le citazioni sgorgano da me spontanee, senza una vera intenzione, sono ormai parte di me. Ho letto molto e Dostoevskij è forse l’autore a me più caro, che menziono anche in Bidet.

Proprio in Bidet nomini anche alcuni registi famosi, quali Tarantino e Dolan. Com’è il tuo rapporto con il cinema?

Tutto ciò che mi può far perdere tempo divertendomi fa parte di me. Amo particolarmente il cinema e i registi che cito li ammiro, sebbene non apprezzi tutti i loro lavori. Per esempio, Xavier Dolan non mi fa impazzire, perché non ho vissuto le situazioni di cui parla, Tarantino mi piace, trovo Woody Allen “il peggiore dei lecchini”, mentre impazzisco per Nanni Moretti.

Cuore spezzato, speranza e voglia di rimettersi in gioco, sebbene con il proprio bagaglio di paure. La paura riesce a condizionarti?

Io vivo costantemente nella paura, nel senso che non sono mai completamente tranquillo. Sarà la giovane età, le ansie della mia generazione e la preoccupazione di dover soddisfare le aspettative, rendendosi conto molte volte di non aver le spalle forti come i nostri genitori alla nostra età. La paura non mi condiziona, ma mi appartiene. In musica non ho mai timore di dire ciò che sento, anche in 10k scale non ho paura di fare i nomi e di raccontare la mia storia.

Visto che siamo in tema indie, organizza un feat con un artista della scena con cui ti piacerebbe collaborare.

Ho un po’ di nomi per la testa, per vari e diversi motivi. Mi piacerebbe collaborare con Franco126, per la sua scrittura e le melodie che disegna, lo sento molto genuino; poi, di certo, i grandi del genere, come i Baustelle, i Verdena… vorrei collaborare con un sacco di gente. Con questo EP però voglio essere io a parlare, per poi chissà dar vita in futuro a un album ricco di featuring; lo spero!

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