Franco Battiato: “L’era del cinghiale bianco” compie 40 anni

Franco Battiato: “L’era del cinghiale bianco” compie 40 anni

Un’opera dal valore universale che a distanza di 40 anni continua ad essere attualissima. Risplendendo di una luce propria da cui è impossibile non rimanere abbagliati.

Sembra incredibile che siano passati 40 anni dalla pubblicazione di uno dei lavori più importanti, appassionati e poliedrici della musica italiana.
Era il 1979 quando il maestro Franco Battiato pubblicava il maestoso e granitico album che segnerà la fine della fase di transizione del genio siciliano e l’inizio di un nuovo e personale percorso artistico che esplorerà i lidi più affascinanti e magici dell’animo umano.

L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO” è un album senza tempo, che attraverso quest’ultimo si è cristallizzato anno dopo anno acquisendo sempre più valore nella discografia del grande Franco. Come in molti sapranno il titolo trae
ispirazione dai significati dell’antica mitologia celtica, secondo la quale il cinghiale era simbolo di spiritualità e di legame con la natura da parte dell’uomo.

Ed è proprio nel concetto di spiritualità che Battiato trova la sua chiave per aprire e varcare le porte di un nuovo ed inesplorato mondo musicale fatto di esoterismo, simbolismo e misticismo.

Etichettare questo lavoro sotto un genere musicale è difficilissimo quanto fine a se stesso, perchè le sonorità, le immagini e i colori che compongono questa perla rara sono innumerevoli. Si parla prevalentemente di new wave, il che non è sbagliato; ma all’interno troviamo sprazzi di prog rock, pop sperimentale e ambient, in un cocktail che ubriaca letteralmente l’ascoltatore alterando la sua coscienza e la sua anima verso qualcosa di spiritualmente superiore e mai provato prima.

Il buon Franco ci guida come un cantore verso il suo personalissimo mondo fatto di suoni ancestrali, luoghi
immaginari, figure mistiche e colori vividi che ci proiettano in una dimensione surreale e magica dalla quale è difficile distaccarsi. Ci vuole grande fantasia e apertura mentale per concepire e fare proprio questo mondo così affascinante e controverso. Ma una volta entrati non vorrete più uscirne.

Accanto al maestro, in questa straordinaria avventura dai sapori orientali, troviamo dei veri e propri giganti della  scena italiana; Alberto Radius alla chitarra, il raffinato Tullio De Piscopo alla batteria e il fenomenale Giusto Pio.

Che col suo magico violino diventerà il perfetto contraltare alla avanguardistica visione musicale di Battiato.
Un vero e proprio spartiacque nella discografia del Maestro. Un album che segna un PRIMA e un DOPO, attraverso una cesura netta. Un album che più di tutti gli altri dimostra la grandezza di Franco Battiato; artista totale con una conoscenza immensa del passato, i piedi ben piantati nel presente ed un occhio sempre rivolto al futuro.

Un genio assoluto, avanti a tutti 40 anni fa come oggi. Illuminato, avanguardista, spregiudicato. Un uomo che ha fatto dell’arte, della cultura e della musica una ragione di vita. Senza mai svendersi e vendersi alle leggi di mercato e alle pretese del pubblico; trovando alla fine ragione nelle sue convinzioni e nella sua idea di musica.

E L’ERA DEL CINGHIALE DI BIANCO ne è una lampante dimostrazione.

Un capolavoro assoluto e inarrivabile, probabilmente il lavoro migliore di Battiato e sicuramente uno dei migliori di quel decennio. Un lavoro che eleva lo spirito e nutre l’anima di colui che non esita a concedersi ai più sfrenati e appetitosi piaceri dell’arte.

Riccardo Carosella

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