Una collina nelle Langhe che canta Max Gazzè

Una collina nelle Langhe che canta Max Gazzè
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La natura ha innumerevoli doti, molte delle quali nessuno è davvero in grado in apprezzare: questo perché siamo costantemente bombardati da messaggi più forti e irruenti, con il marketing che sgomita fortemente per entrare nei nostri cervelli e ogni tanto anche nella parte più irrazionale di ciascuno di noi.

Per correre ai ripari, ecco cosa si deve fare: fermarsi, anche solo un momento, un piccolo secondo e rendersi conto di quello che ci sta circondando. E se il panorama non è dei migliori, perché non concede un vero e proprio respiro dalla quotidianità, basta allontanarsi anche solo di un’ora da Torino per approdare su una delle colline più suggestive e panoramiche che le Langhe possano offrire: Barolo.

Ed essa per prima raggiunge un grado di apprezzamento ancora maggiore quando offre un festival come Collisioni, dove tutte le estati un pubblico omogeneo e trasversale può godersi spettacoli di musica, cinema, letteratura, poesia, il tutto accompagnato da un bicchiere di vino rosso e un piatto di ravioli al plin (e non solo).

Questo venerdì nella piazza Rossa e sul palco di Collisioni si è esibito Max Gazzè, il quale ha portato tra la folla il Collisioni On the Road, il suo ultimo progetto che ripropone in una nuova chiave particolare e completamente nuova alcuni dei suoi brani storici, ma anche le ultime tracce dell’album “Alchemaya”. Appena arriva davanti al pubblico, si dimostra capace di coinvolgere rapidamente i visi delle persone che lo stanno osservando, pronti a cantare i suoi brani, a sorridere alle sue battute che hanno tutta la sua calda sicilianità.

L’inizio del concerto punta a scaldare gli animi delle persone, con intorno la Collina di Barolo che sembra cantare con Max Gazzè, facendo un eco flebile, che accompagna la sua voce. Le temperature di luglio nelle Langhe Piemontesi sono sempre soffocanti, ma in questa specifica serata quello che si percepisce è quella stessa sensazione che si ha dopo una giornata stressante a livello fisico e mentale, quando ci si concede un po’ di tempo fuori, dove i pensieri non esistono, ma la mente si riempie solo delle parole di un cantante, di un poeta dalle vesti moderne che è capace di far ballare, far saltare, far commuovere.

A sorpresa lo hanno raggiunto sul palco anche Daniele Silvestri, il quale si è esibito con il brano portato a Sanremo “Argento Vivo”, ma che si è fermato ancora dopo per creare un connubio con Gazzè improvvisato e assolutamente spontaneo quanto efficace; perché se “Vento d’estate” (brano datato 1998) lo si conosce e lo si canta, alle note di “Teresa” il pubblico anima le braccia e i piedi, cominciando a saltare perché le donne bisbetiche come Teresa in fondo fanno sorridere, magari cercando di farle ragionare dicendo loro “Teresa tu non prendertela a male, niente capirai di personale, Teresa senza offesa ce l’hai un cuore? E allora va da sé diglielo tu di rinunciare, se non altro ormai perché non ti amo più”.

Max Gazzè conferma di avere un repertorio ricco e variegato, dove i testi presentano ognuno la loro profondità e il loro significato spazia dalla tenerezza alla più piena ironia e critica sociale: “Com’è facile sentire gli echi bassi ed immorali di comportamenti frivoli e meschini, quali certi omini in abito da donna, la vergogna che neanche gli animali” dove traspare tutto lo sfottò che il cantante fa nei confronti dei venditori di pensieri religiosi porta a porta, come i loro bigottismi rappresentino solo quello poi concretamente e niente più, se non un utile spunto da cui prendere in giro la società che ci circonda (e chi ci casca in questi manifesti credo).

L’artista è stato anche protagonista (insieme al suo pubblico) di una bella sorpresa organizzata direttamente dalla sua band: allo scoccare della mezzanotte arriva sul palco una torta e dello spumante, per festeggiare il compleanno del cantante, che proprio in questa serata ha compiuto gli anni. Emozionato e commosso, fa trasparire le sue emozioni in maniera sincera e spontanea, non come un personaggio costruito che deve dimostrare qualcosa al suo pubblico; al contrario, come un uomo che rende in musica i suoi pensieri e le sue idee, un uomo che riesce a dire una frase forte e semplice come “Arrivo in fondo ai tuoi occhi, quando mi abbracci e sorridi”, ma che allo stesso modo riesce ad esprimere tutta la sue energia e positività attraverso piccoli concetti come “Ma tu, guarda me, prendo tutta la vita com’è, non la faccio finita, ma incrocio le dita e mi bevo un caffè”.

Due ore di pura poesia, perché la bellezza di alcuni artisti sta proprio nella loro capacità di uscire dal ruolo del mero menestrello e di essere capaci di vestire i panni di uomini qualunque, che portano il loro pensiero nelle orecchie, negli occhi e nelle anime dei loro ascoltatori; e Max Gazzè a Barolo – Collisioni ha ottenuto tutto il suo pubblico, nella sua piena fisicità ed emotività.

Rebecca Cauda

 

 

 

 

 

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