I Carach Angren a Milano. Tutto è lecito e tutto è godimento

I Carach Angren a Milano. Tutto è lecito e tutto è godimento
Foto: Oca Nera Rock

“E d’un tratto capii che pensare e per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione.”

Probabilmente i ragazzi di Landgraaf avranno un poster dei Alex De Large sui muri di casa loro; perché è proprio attraverso la più totale e naturale “ispirazione”, che questi diavoli sanguinari si sono presi il Legend di Milano e il suo piccolo ma calorosissimo pubblico.

Un concerto fantastico e devastante, iniziato a mille con tre band di supporto che non tarderanno a farsi strada sui sentieri più oscuri e malfamati del metallo estremo.

Nevalra, Thy Antichrist e Wolfheart esaltano e scaldano a dovere il pubblico del Legend che salta, poga, esulta e urla a squarciagola, creando alla perfezione il clima giusto per la serata.

Dopo praticamente tre ore di malvagità sonora, liriche malate ed headbanging forsennato, entra in scena l’armata olandese in uno scenario che pare quello del più nero film dell’orrore.

Inizia lo spettacolo e i Carach Angren cominciano ad infiammare il pubblico del Legend, fomentandolo, coinvolgendolo e trascinandolo nel loro mondo magico fatto di fantasmi, morte e satanismo.

Il capitano della nave e condottiero della crociata del male è un Seregor maestoso e in stato di grazia.

Il General Nightmare olandese è una bestia: tuona, recita, interpreta, sghignazza e ti trascina come il mitico Caronte, nel suo personalissimo regno delle anime perdute rendendoti suo complice e suo seguace; qualunque cosa accada.

La sua voce bastarda passa dallo scream più tagliente a stoccate di growl cavernose, fino a raggiungere vere e proprie tonalità di affascinante recitativo che ammaliano e avvolgono i fan con un mix di suggestioni malate e allo stesso tempo magiche, da cui è impossibile discernere.

A un certo punto il generale impugna il coltello e come l’imperatore nell’arena di Roma attende il volere del pubblico per compiere il suo sacrificio umano; i giovani proseliti del Legend non se lo fanno dire due volte e così il sangue inizia a scorrere in un clima allucinato e incontrollato dove tutto è lecito e tutto è godimento.

Accanto al mattatore Seregor c’è una sezione ritmica di grande spessore; in particolare Ardek, che con le sue tastiere ti culla e ti ipnotizza, facendo da delizioso contraltare al resto della band.

Un vero e proprio spettacolo, che vorresti non finisse mai per non tornare a quella realtà che, dopo aver assistito a questa performance, sembra decisamente meno interessante ed eccitante.

Un tripudio di suoni, teatralità e passioni che creano nella mente un mondo surreale ed epico.

Una giostra dell’orrore da cui non vorresti mai scendere perché il piacere che ti provoca è così inebriante da non poterne fare a meno.

Alla fine del concerto come se non bastasse, tutto il gruppo al completo si intrattiene coi suoi fan per foto autografi e chiacchiere.

Un’ennesima dimostrazione di spessore; umano oltre che artistico.

TO LIVE IS TO ROCK!

Riccardo Carosella

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