Intervista a Manuel Frattini: “Priscilla, un musical sull’amore senza pregiudizi”

Intervista a Manuel Frattini: “Priscilla, un musical sull’amore senza pregiudizi”

Da dicembre un vortice di colori, balli e personaggi spumeggianti sta attraversando l’Italia a bordo di uno sgangherato pullman soprannominato Priscilla. Priscilla La Regina del Deserto appunto, è il musical tratto dall’omonimo film cult del ’94 premiato con un Oscar per i migliori costumi. Il musical australiano di maggior successo di tutti i tempi, ha conquistato in Italia quasi 400 mila spettatori. La sua colonna sonora  è composta da 25 intramontabili successi internazionali, sono almeno 500 i costumi di scena cuciti per lo show, mentre sono tre le stravaganti drag queen protagoniste di questa avventura on the road. Ad attraversare il deserto australiano a bordo di Priscilla c’è Mitzi assieme a Felicia e Bernadette interpretata da Manuel Frattini.

Manuel, nel 1991 sei stato chiamato dalla Compagnia della Rancia per il ruolo di Mike Costa in Chorus Line, da lì in poi non ti sei più fermato, com’è la vita sempre sul palco?

È una vita privilegiata, come tutte quelle vissute facendo la cosa che ti piace. Il mio sogno di sempre si è, in parte, realizzato. Dico in parte perché c’è sempre la voglia di scoprire qualcosa di nuovo e di crescere ancora. In questo momento sono galvanizzato per Priscilla, interpretare il mio personaggio è una sfida assolutamente stimolante.

Cosa ci racconti di Bernadette?

Lei è un trans che assieme alle sue compagne d’avventura si trova alla costante ricerca della ciliegina sulla torta! Guardando indietro posso dire di aver dato il via al filone fantasy nel musical portando in scena Pinocchio, Peter Pan, Robin Hood, Aladin, approdare ora nei panni di Bernadette è una sfida pazzesca. Nel complesso Priscilla è uno show ricchissimo che riempie occhi, orecchie e cuore. Ci si diverte, si ride, si canta ma allo stesso tempo si riflette sul valore dell’amicizia e sui tanti colori dell’amore senza pregiudizi.

Chi fa musical viene definito più in generale un performer in quanto racchiude in sé la tripla abilità del canto, ballo e della recitazione. Come si fa ad eccellere in tutte e tre queste discipline?

Sarebbe d’obbligo la buona conoscenza di tutte e tre, in Italia non mancano le accademie dove imparare. I problemi li ha chi inizia tardi, tra i 18-19 anni. Se non si ha studiato danza prima è difficile diventare  un ballerino, ci si limita ad una buona infarinatura nella danza e si approfondisce magari il canto o viceversa. Chiaro che più profonda è la conoscenza di queste tre arti più frecce si hanno per il proprio arco e dunque maggiori sono i ruoli che si possono ricoprire.

Il musical, guardando oltreoceano, ma anche alla più vicina Londra, è un tipo di show che macina grandi numeri con file di date sold out. Il turista in visita nel blasonato West End difficilmente si fa mancare una serata a teatro, secondo te questo genere vive una perenne stagione fortunata?

Alcuni periodi difficili li ha attraversati anche il musical, ma dalla mia percezione posso dire che il gradimento del pubblico non è mai scemato in particolare nel nostro paese, una terra naturalmente vocata al canto e al ballo. Tuttavia siamo lontani dallo sfarzo di Londra o Broadway, da noi il pubblico va ancora educato. Quello che c’è però è esigente e molto attento alla qualità, la chiave per assicurare longevità a questo genere. Ci sono stati in passato esperimenti poco riusciti di chi si è improvvisato pensando di fare i grandi numeri, ma ha portato a casa un prodotto molto scarso. Anche da questi esperimenti il pubblico ha imparato a distinguere chi lo fa bene da chi lo fa male.

Che ne dici, consigliamo ai nostri lettori “I Will Survive” per entrare nel mood-Priscilla?

Certo, il brano chiude il primo tempo, è un momento esplosivo, non appena partono le prime note il pubblico già urla!

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