Mario Incudine e il suo made in Sicily: “Bisogna avere il coraggio di restare”

Mario Incudine e il suo made in Sicily: “Bisogna avere il coraggio di restare”

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Mario Incudine, eclettico cantautore e polistrumentista siciliano, esempio della musica targata made in Sicily. Dopo Terra e Abballalaluna, Beddu Garibbardi e Anime Migranti, si fa conoscere al grande pubblico e alla critica con l’album Italia talìa. Il suo ultimo progetto musicale, D’acqua e di rosi, è una raccolta di canti d’amore in lingua siciliana in distribuzione in tutta Europa.

Nel 2017, Biagio Antonacci lo sceglie per collaborare come ospite nel suo ultimo successo musicale Mio Fratello del cd Dediche e Manie, sodalizio artistico che lo vedrà impegnato a eseguire il brano dal vivo nel live tour nazionale di Antonacci per i palasport d’Italia.

Artista instancabile, firma le musiche ed è tra i protagonisti dello spettacolo Il Casellante, tratto dal romanzo di Andrea Camilleri e diretto da Giuseppe Dipasquale e, insieme alla sua band, porta in giro per l’Italia anche Mimì, da sud a sud con Domenico Modugno, per la regia di Giuseppe Cutino e Moni Ovadia.

Innamorato della cultura greca e della lingua siciliana, cura come coregista Le Supplici nella stagione dell’Inda di Siracusa 2015, recitando e cantando anche nel ruolo del cantastorie e curandone la traduzione in siciliano e le musiche originali.

Sabato 5 maggio sarà al Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto con Il canto di Nessuno. Lo spettacolo, ideato dal direttore artistico Sergio Maifredi e dedicato a mettere in scena le eccellenze musicali del territorio, si pone l’obiettivo di creare un evento artistico unico, che unisca il mito mediterraneo e la lingua siciliana. Di seguito la nostra breve intervista con Mario Incudine.

Quando hai deciso di diventare un esponente della musica popolare siciliana?

Sin da bambino ho sempre amato particolarmente le tradizioni popolari della mia terra, partecipando attivamente a tutte le iniziative e gustando appieno la sicilianità. Poi, crescendo, ho iniziato a scrivere e a cantare in dialetto, esibendomi a teatro e decidendo di investire tutto su questa mia grande passione. La mia fonte di ispirazione sono state le parole di Ignazio Buttitta: “Un populu […] livatici u travagghiu, u passaportu, a tavula unnu mancia, u lettu unnu dormi, è ancora riccu. Un populo diventa poviru e servu quannu ci arrubbano a lingua addutata di patri:è persu pi sempri. […] Mi n’addugnu ora, mentri accordu la chitarra du dialetto ca perdi na corda lu jornu.” (Un popolo […] levategli il lavoro il passaporto la tavola dove mangia il letto dove dorme, è ancora ricco. Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ricevuta dai padri: è perso per sempre. […] Me ne accorgo ora, mentre accordo la chitarra del dialetto che perde una corda al giorno.).

Ti ricordi la tua prima volta a teatro?

La mia prima volta è stata il 30 gennaio del 1993, con “O’ scarfalietto” di Eduardo Scarpetta in una traduzione in siciliano.

Ormai i siciliani all’estero sono tantissimi, come potresti convincere un ragazzo a restare in Sicilia, visto il tuo essere così made in Sicily?

Se ce ne andiamo tutti questa terra diventerà arida. Bisogna avere il coraggio di rimanere e di rischiare, cercando di irrorare questa terra piena di energia. È più facile andarsene, ma bisogna provare a restare, perché la Sicilia ha bisogno di tutti noi e, se andiamo via da qui, non galleggerà più in mezzo al mare, ma sprofonderà. Dobbiamo investire su di noi e su questa terra!

Dopo Un canto mediterraneo, torni ora con Il canto di Nessuno a creare un nuovo progetto artistico con l’orchestra di Barcellona Pozzo di Gotto, che verrà portato in scena per la prima volta il 5 maggio. Cosa dobbiamo aspettarci da questo spettacolo?

Questo è uno spettacolo diverso rispetto a quello dell’anno scorso, “Il canto di Nessuno” ha una matrice immaginifica, la parola è al servizio della musica, in un’atmosfera pregna di mitologia mediterranea. Mentre l’anno scorso abbiamo messo in scena un concerto, che dava spazio alle eccellenze della musica barcellonese, oggi abbiamo strappato le individualità di Barcellona Pozzo di Gotto dal loro territorio, portandole a cantare una pagina di letteratura mondiale, che è appunto l’Odissea. Sarà un viaggio dentro la cultura di Barcellona e dell’intera Sicilia, ma soprattutto un modo di vedere l’Odissea con una temperatura diversa, con una forma teatrale a metà tra l’oratoria e l’opera lirica.

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