Talassocrazia: un’archeologia del pensiero geopolitico anglo-statunitense
L’esistenza storica dell’uomo non è riducibile al suo solo ambiente naturale. In quanto eccedente, la natura umana si muove al di là del suo ancoraggio ecologico, interagendo con esso, plasmandolo, fino a definire la possibilità di un’uscita dal suo paradigma ambientale d’origine: un atto di rinascita che dispone, in determinate circostanza storiche, ad una genetica rivoluzione spaziale.
Allora il Behemot abbandona le rive telluriche per aprirsi agli infiniti orizzonti delle onde e sussumendo nelle forme del Leviatano. Un cambio paradigmatico di elemento che segna l’assurgere di una potenza talassocratica, una mutazione che determina il suo nuovo modo di relazionarsi con il mondo, il trasferimento di un’intera esistenza storica dall’elemento terreno a quello marittimo.
Questa l’eccezionalità del mutamento storico e politico incarnato dalla rivoluzione spaziale britannica prima e anglo-statunitense poi. Fattore fondamentale, quello talassocratico, per comprendere la natura delle riflessioni geopolitiche dell’isola continente, la “nazione indispensabile” a stelle strisce.
L’impero americano vive e interpreta il mondo secondo la sua percezione dello spazio, secondo la legge del mare. Poiché ogni ordinamento fondamentale è un ordinamento spaziale, come ricorda Carl Schmitt, i fondamenti geopolitici americani sono comprensibili individuando le linee di fondo profonde che hanno segnato l’impianto teorico della riflessione anglo-statunitense su terra, mare e strategia di potenza.
I fondamentali della talassocrazia
Come sottolineato dal recente libro pubblicato da Anteo, Talassocrazia, i fondamenti di tale interpretazione geopolitica sono riconducibili a tre figure il cui pensiero, agli albori della compenetrazione tra geografia e riflessione strategica, ha segnato in modo determinante l’azione egemonica di lungo periodo degli Stati Uniti: l’ammiraglio di marina Alfred Thayer Mahan, il padre della geopolitica, l’inglese Halford John Mackinder, e Nicholas John Spykman.

Se il primo è stato il teorizzatore delle linee strategiche del dominio marittimo, evidenziando l’importanza del controllo del mare per la supremazia globale e delle basi della talassocrazia, Mackinder e Spykman, in un gioco di specchi, segnarono l’alveo delle traiettorie strategiche americane nella fase di indebolimento dello potenza britannica e dell’ascesa statunitense secondo i noti concetti di Heartland e Rimland.
La relazione speciale: USA e Gran Bretagna
Da sottolineare come il rapporto tra ex colonia e madrepatria sarà sempre centrale nelle riflessioni della politica estera americana la quale si verrà definendo, nelle sue diverse fasi, proprio in rapporto al mutamento dei rapporti tra Londra e Washington.
Per tale ragione diviene importante inquadrare le riflessioni di questi fondamentali autori in una specifica cesura storica, quella fase di transizione in cui gli Stati Uniti passeranno dal muoversi all’interno dell’ordine internazionale imperniato sulla Gran Bretagna, cercando di ottenere il miglior trattamento possibile, alla propria ascesa a nuovo centro di potenza globale.
Se “la storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri” comprendere i concetti di Heartland e Rimland risulta ancora oggi fondamentale per analizzare le strategie americane rispetto al Vecchio Continente e alla possibilità di un’ipotetica crasi euroasiatica.




