BERLINALE 2017 | Giacometti ispira Tucci

BERLINALE 2017 | Giacometti ispira Tucci

Berlino – E’ fuori concorso ma divide i pareri della critica, il film di Stanley Tucci, Final portrait, è stato presentato ieri al Festival del Cinema di Berlino. Il regista statunitense realizza il ritratto cinematografico di un ritratto pittorico, quello che lo scultore, pittore e incisore svizzero Alberto Giacometti dipinse nel 1964, due anni prima di morire, per il critico d’arte James Lord. Nel film Goffrey Rush si trasforma nell’artista svizzero e due giovani attori, Armie HammerClémence Poésy, lo affiancano e imparano.

 

C’è chi applaude e chi esce perplesso dalla sala, indiscutibile l’ottima interpretazione di Goffrey Rush, che in Final portrait opera una vera metamorfosi di sé e prende quasi le sembianze di Giacometti, ma la sua assenza in conferenza stampa forse si fa sentire e Tucci non convince a pieno nemmeno di persona. Il suo film è tratto dal libro che il critico d’arte James Lord scrisse dopo la sua permanenza a Parigi nell’atelier di Giacometti. Lord racconta la storia della breve amicizia che lo legò a questo artista mentre questi realizzava un suo ritratto.

“Ho studiato la struttura del libro di Lord – ha spiegato Tucci-, che mi ha affascinato da quando l’ho letto la prima volta. Il libro procede per scene e immagini, bisognava solo drammatizzarlo”.

Final portrait è la storia di un dipinto attraverso il quale Tucci trova il pretesto per raccontare un po’ di ciò che fu l’artista che lo realizzò. Un film fatto più che altro di atmosfere fotografiche e situazioni, spesso grottesche, raramente drammatiche, che si svolge per la maggior parte del tempo nello studio di Giacometti. I toni insaturi della fotografia del film sembrano richiamare le opere dell’artista, mentre l’atteggiamento bizzarro di Rush dà colore e enfasi alla singolare creatività del personaggio che si manifesta e si rispecchia in ogni spazio del suo atelier.

“La linea d’ispirazione è stata il ritratto stesso – ha detto il regista-. Trovo incredibile il movimento che c’è nelle opere di Giacometti. I suoi lavori sono incantevoli, c’è verità in essi, questo artista è riuscito a rappresentare lo spazio intorno a lui più che le immagini, che è un po’ anche quello che fa un regista. Come regista credo che lo spazio sa cruciale per raccontale una storia, per rappresentare il modo in cui le persone vivono”.

Un dipinto su tela che è stato venduto per venti milioni di dollari. Per realizzare il ritratto di Lord Giacometti impiegò parecchie settimane. Un tempo dilatato per un’opera che sembrava non finire mai, ragione per cui il critico fu costretto più volte rimandare la data del suo rientro in America. In questo periodo però Lord ebbe anche modo di approfondire la conoscenza dell’artista e osservare da dentro un po’ della sua vita disordinata e caotica. Nello studio di Giacometti infatti, tra un dipinto e una scultura, si aggirano e si incrociano anche la moglie, l’amante e il fratello anche lui artista.

“Questa è la cosa terribile: più si lavora ad un dipinto,
più diventa impossibile finirlo” Alberto Giacometti

E questo purtroppo sembra essere un po’ il punto debole del film di Tucci. Final portrait, per quanto suggestivo, non riesce alla fine ad offrire un vero ritratto dell’artista. La storia si dilata sui dettagli pittoreschi della vita di Giacometti, sugli spazi e i colori dei suoi ambienti, ma non riesce a raccontare l’uomo che stava dietro l’opera.

In un’epoca cinematografica in cui il genere documentaristico si va sempre più fondendo con quello di finzione, diventa probabilmente più difficile apprezzare un film che racconta la storia di un artista senza offrirne un quadro realisticamente dettagliato, ma che si ferma ad una pura rappresentazione estetica.

Al fianco di Rush fanno la loro comparsa due giovani attori interessanti. Nei panni di James Lord c’è Armie Hammer, che in questo Festival ritroveremo anche nel film di Guadagnino Call me by your name, nella sezione Panorama. Mentre la graziosa amante di Giacometti è interpretata dall’attrice e modella Clémence Poésy, che nella saga di Harry Potter era la giovane ed bella strega francese Fleur Delacour.

 

FINAL PORTRAIT |scheda tecnica

VOTO: 7/10
TITOLO: Final portrait
USCITA:
REGIA: Stanley Tucci
SCENEGGIATURA: Stanley Tucci
DURATA: 90′
GENERE: drammatico, biografico
ANNO: 2017
PAESE: UK
CASA DI PRODUZIONE: Olive Productions, Potboiler Productions, Riverstone Pictures
DISTRIBUZIONE (ITALIA): BIM Distribuzione
FOTOGRAFIA: Danny Cohen
MUSICHE: Evan Lurie
CAST ARTISTICO: Geoffrey Rush, Armie Hammer, Clémence Poésy, Tony Shalhoub, James Faulkner, Sylvie Testud

 

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