LA STOFFA DEI SOGNI | Una commedia tra De Filippo e Shakespeare

LA STOFFA DEI SOGNI | Una commedia tra De Filippo e Shakespeare

La stoffa dei sogni – Recensione

Il cinema è l’arte della contaminazione: un mix di fotografia, musica, letteratura  in grado di quantificare all’ennesima potenza le storie che vuole raccontare. Senza dimenticare, ovviamente, il teatro, da cui l’opera cinematografica ruba, tra le tante cose, il sentimento. È proprio il teatro che viene omaggiato da Gianfranco Cabiddu nel film La stoffa dei sogni.

Durante una tempesta una nave, che trasporta un gruppo di detenuti e una piccola compagnia teatrale, naufraga su un’isola carceraria. Il mattino seguente, sulla spiaggia, i due gruppi si incontrano: i detenuti, per non farsi catturare dale guardie dell’isola, si fingono appartenenti al piccolo collettivo di attori (composto dal capocomico Campese, sua moglie Maria, sua figlia e Pasquale, il suggeritore). Dopo essere stati catturati, il direttore del carcere De Caro, dubbioso l’effettiva identità di Don Vincenzo e i suoi scagnozzi Andrea e Saverio, sfida Campese, il quale dovrà mettere su uno spettacolo per dimostrare il vero delle sue parole: la tragedia da eseguire sarà La tempesta di Shakespeare.

La stoffa dei sogni
La stoffa dei sogni

L’aspetto che maggiormente sorprende de La stoffa dei sogni, film tutt’altro che semplice e immediato, è il sentimento di gratitudine di un uomo (prima che regista e artista) nei confronti del proprio maestro, Eduardo De Filippo, del proprio mito, William Shakaspeare, e della propria arte, il teatro. Il film è un continuo omaggio a questi tre soggetti. Liberamente ispirato a L’arte della commedia di De Filippo e alla sua traduzione de La tempesta di Shakespeare, il film è la congiunzione viva e gioiosa di queste due opere. I rimandi, ovviamente espliciti, si articolano dando luogo ad una riflessione, non banale, su temi come la diversità e la libertà. Nella solitudine dell’isola carcere dell’Asinara l’animo di De Caro-Prospero (interpretato da Ennio Fantastichini), dall’alto della sua casa, non permette l’esistenza di un altro mondo, come quello esterno, dove il perdono, per i detenuti, come per la moglie, come per se stesso, non è contemplato. Chi sbaglia è diverso, e va punito, togliendogli la libertà. Il regista prende con le pinze tematiche importanti, inserendole in un’opera che viaggia lungo i binari del citazionismo e della metanarratività, alternando momenti drammatici (più shakesperiani) e comici (e quindi più defilippiani), grazie a piccole ma gustose battute.

d_opt
La stoffa dei sogni

Elemento forte dell’opera è sicuramente la scenografia, che, come a teatro, è necessariamente curata e ben evidenziata da Cambiddu, il quale pecca nella direzione degli attori, in particolare della giovane Gaia Bellugi, la cui interpretazione di Miranda, la figlia di De Caro,  a limiti del macchiettismo, rende vano il grande lavoro di scrittura attuato dal trio composto dal regista, Ugo Chiti e Salvatore De Mola. Nulla da eccepire riguardo Sergio Rubini: performance normale per un personaggio che, in altri contesti, ha già interpretato.

VOTO: 7

Dati tecnici de La stoffa dei sogni

TITOLO: La stoffa dei sogni

USCITA: 1 dicembre 2016

DISTRIBUZIONE: Microcinema

PAESE: Italia 2016

DURATA: 103 minuti

GENERE: Commedia

REGIA: Gianfranco Cabiddu

Cast: Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Teresa Saponangelo, Gaia Bellugi, Francesco Di Leva, Ciro Petrone

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook