Les Beaux jours d’Aranjuez (3D) – l’eterno giardino – Venezia 2016

Les Beaux jours d’Aranjuez (3D) – l’eterno giardino – Venezia 2016

Venezia – Les Beaux jours d’Aranjuez (3D) è l’attesissimo film di Wim Venders in concorso alla 73ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

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Ci sono dei film che sono attesi solo già facendo riecheggiare il nome del regista o di un attore. Questo è il caso di Wim Wenders, che del suo nome fa una garanzia di qualità.

Questa mattina il pubblico fremeva mentre le luci si spegnevano in sala. E dal momento in cui si è rimasti al buio, è iniziata l’ascesa in un luogo molto molto particolare.

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Les beaux jours d’Aranjuez (3D) – La Storia

Un bel giorno d’estate. Un giardino. Una terrazza. Una donna (Sophie Semin) e un uomo (Reda Kateb) sotto gli alberi, con una dolce brezza estiva. In lontananza, nella vasta pianura, la “silhouette” di Parigi. Comincia una conversazione: domande e risposte tra la donna e l’uomo. Riguardano le esperienze sessuali, l’infanzia, i ricordi, l’essenza dell’estate e le differenze tra uomini e donne, riguardano la prospettiva femminile e la percezione maschile. Sullo sfondo, nella casa che si apre sulla terrazza, sulla donna e sull’uomo: lo scrittore (Jens Harzer), nell’atto di immaginare questo dialogo e di scriverlo. O forse è il contrario? Forse sono i due personaggi, lì in fondo, che gli dicono cosa mettere sulla carta: un lungo e definitivo dialogo tra un uomo e una donna?

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Les beaux jours d’Aranjuez (3D) – Opinioni

Si apprezza la bellezza dei dettagli, un gusto manieristico dell’immagine e della luce. I suoni e la musica accompagnano i dialoghi incessanti tra l’uomo e la donna. Tutto ciò con un ritmo molto lento, con una tonalità di voce che raramente si scosta dalla monotonia. I movimenti di macchina a volte sembrano l’unica cosa che si muova o che abbia forma di vita in quel giardino paradisiaco dove niente può essere turbato. Musica, immagini e recitazione si accordano in modo perfetto e sebbene l’intento probabilmente sia quello di comunicare emozioni, il risultato è indefinito.

Tutto quello che vediamo per un’ora e mezza di film sembra la preparazione a uno spazio e un tempo dedicato solo alle sensazioni e alle emozioni in una noia quasia mortale. Dialoghi lenti e atteggiamenti artefatti per una letteratura densa e difficile da sostenere.

Il film è tratto dall’omonima piece teatrale dell’austriaco Peter Handke, vincitore del premio Ibsen, che aveva scritto il personnaggio della donna proprio pensando all’attrice Sophie Semin. In effetti che sia tratto da un’opera teatrale lo si capisce dai primi dieci minuti, ma Wim Wenders non ha fatto niente per renderlo cinematografico, ad eccezione del 3D.

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” Il film – afferma il regista in conferenza stampa – ha luogo in un giardino costruito da Sarah Bernhardt, un paradiso che si affaccia su Parigi. Io cercavo proprio questa isola di pace. Con il 3D sarei riuscito a portare il pubblico lì con me. Senza il 3D non avrei potuto far partecipare gli spettatori e portarli lì. “

Secondo Wim Wenders il dialogo è quasi assente tra uomo e donna e lui ha voluto colmare questa lacuna. Nel film infatti la sua protagonista non fa altro che parlare di ciò che sente e di come ha vissuto le relazioni fino a quel momento.

Un confronto quindi tra uomo e donna dove lei descrive i propri atti sessuali come qualcosa di magico, spirituale, divino, mentre l’uomo a volte cerca di assecondarla con domande che danno il via a un racconto, a volte ricade nella concretezza delle azioni, dei fatti e dei numeri.

Gli universi maschile e femminile a confronto, ma eccessivamente stereotipati e non approfonditi.

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Les beaux jours d’Aranjuez (3D) – Conclusioni

Sono sicura che la bellezza della messa in quadro potrà rapire il pubblico, che qualche dialogo potrà mettere d’accordo alcune donne sul modo di vedere l’amore, molto aulico e poco realistico, che le musiche culleranno gli spettatori sulle sedie del cinema, però mi aspettavo molto di più. Anche il silenzio può avere ritmo, anche un primo piano di dieci secondi può tirare fuori i sentimenti interiori con una energia da strappare i cuori.

Wim Wenders ha dato certamente il suo tocco, la fotografia come il suo solito è eccezionale e i colori, i suoni e le immagini si mescolano a formare un unicum perfetto, però c’è poca sostanza, il senso del testo arriva rarissimamente ai cuori e soprattutto il film sembra essere interminabile.

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Les beaux jours d’Aranjuez (3D) – Dati tecnici

VOTO: 5

TITOLO: Les beaux jours d’Aranjuez (3D)

PAESE e ANNO: Francia, Germania 2016

DURATA: 97 minuti

GENERE: Drammatico

REGIA: Wim Wenders

CON Sophie Semin, Reda Kateb, Jens Harzer

 

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