La Pazza Gioia: analisi di un sentimento confuso

La Pazza Gioia: analisi di un sentimento confuso

Qualcuno dice che un film, per essere definito tale, debba condividere con lo spettatore una situazione di vita vissuta, o di vita reale che lo circonda, senza avere la pretesa di insegnar lui qualcosa ma portandolo a pensare ad essa. E a riflettere.

La Pazza Gioia vuole fare (ed in parte vi riesce) esattamente questo.

Trama semplice ma complessa al tempo stesso, cast d’effetto per un film che, lentamente, si alza e si impenna, cade e precipita e poi sfreccia nel cielo terso di nuovo in un altalenante volo epilettico cavalcato dallo spettatore assieme al cast: Virzì imbastisce assieme alla caparbia e sodale sceneggiatrice Francesca Archibugi un lungometraggio vero, a tratti doloroso ma efficace.

Oggetto: Due anime inquiete che si incontrano, scontrano, vibrano, soffrono e si aiutano.

Cast tutto italiano che conta, tra gli altri, Valeria Bruni Tedeschi (Baciami ancora, Cinque per due, Munich, È più facile per un cammello…) e Micaela Ramazzotti (Il nome del figlio, Ho ucciso Napoleone, La prima cosa bella, Tutta la vita davanti, Posti in piedi in paradiso).

Questa la trama: Beatrice Morandini Valdirana (Valeria Bruni Tedeschi) è una chiacchierona istrionica, sedicente contessa e, a suo dire, in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli (Micaela Ramazzotti) è una giovane donna tatuata, fragile e silenziosa, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disagi mentali, dove sono sottoposte a misure di sicurezza. Il loro incontro, inizialmente quasi isterico e fulminante, diviene presto un’amicizia – dipendenza reciproca che passa poi per una fuga strampalata e toccante: fuga che ha, come unico scopo, quello di raggiunger la felicità nell’altra parte del mondo che si reputa “sana”.

Un film, questo di Virzì, che prende a piene mani dalla classica commedia agrodolce italiana, mixandone, shackerandone e poi separandone e decontestualizzandone tutti i suoi elementi. Scena memorabile, l’incontro con una “santona” che ricorda quello visto nel film di Vittorio De Sica ‘Ladri di biciclette’: come a voler dire che la disperazione, in taluni momenti, lascia spazio, a volte, all’ingenuità.

Il risultato è importante: il lungometraggio però sembra poter vincere ma non convincere sino in fondo, per via di un’ interpretazione leggermente didascalica e a tratti sopra le righe della Bruni Tedeschi. Buona, invece, quella della Ramazzotti, per un film che parteciperà al prossimo Festival di Cannes 2016.

Insomma, La pazza gioia è di certo una storia coraggiosa da filmare e da produrre: un plauso lo meritano le case di produzione Leone Film Group e Lotus Production, assieme a Rai Cinema, per aver partorito un prodotto made in Italy da esportazione.

In conclusione: il nuovo film di Virzì non delude le aspettative anche se pecca un po’ nel finale, a metà tra il dolce e l’amaro e, forse, un filino troppo ingenuo per uno spettatore medio (e smaliziato…) del 2000.

Nelle sale italiane dal 17 Maggio distribuito in 400 copie.

Voto: 6,5 / 10

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