Massimo Gaudioso. Tra regia e sceneggiatura, parlando anche dei David di Donatello.

Massimo Gaudioso. Tra regia e sceneggiatura, parlando anche dei David di Donatello.

CineIntervista è la nuova rubrica di 2duerighe dedicata alle interviste dei professionisti del cinema italiano.

Abbiamo pensato di chiacchierare con un artista che potesse raccontare il cinema a 360 gradi e siamo davvero orgogliosi che abbia accettato di rispondere alle nostre domande: Massimo Gaudioso.

Regista e sceneggiatore di film di successo, vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali (Best European Screenwriter agli European Film Awards per Gomorra nel 2008, Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes per Gomorra nel 2008 e per Reality nel 2012, David di Donatello come Miglior Sceneggiatura per L’imbalsamatore nel 2003 e Gomorra nel 2009, Nastro d’argento come Migliore Sceneggiatura per Benvenuti al Sud nel 2011 e come Miglior Soggetto per Reality nel 2013, Ciak d’oro come Miglior Opera Prima per Il Caricatore nel 1997 e Migliore Sceneggiatura per Gomorra nel 2009), quest’anno in nomination ai David di Donatello come Miglior Sceneggiatura per Il racconto dei racconti – Tale of tales e attualmente in sala con Un paese quasi perfetto.

  • Iniziamo dunque a parlare della pellicola ancora in programmazione che vede protagonisti Fabio Volo, Silvio Orlando, Carlo Buccirosso, Nando Paone Miriam Leone. A chi è venuta l’idea di portare in Italia la sceneggiatura del film La grande seduction e creare Un paese quasi perfetto?

Massimo Gaudioso: “Alla Cattleya, che mi ha proposto di adattarlo e di dirigerlo. Come già mi era successo dopo avere visto Giù al nord, il film mi piaceva così com’era, quindi ci sono poche differenze strutturali – tranne l’inizio e soprattutto il finale, che è completamente diverso – mentre ho lavorato molto sulla caratterizzazione dei personaggi e della storia per trasformarla in una storia tutta italiana, quindi anche sul tono e sullo stile.”

  • Infatti lei ha scritto la sceneggiatura di un altro grande successo che proviene dal mondo francese: Benvenuti al Sud (trasposizione del film Giù al Nord). Sia Benvenuti al Sud che Un paese quasi perfetto, però, sono estremamente radicati nel territorio italiano. Qual è l’iter da seguire per rendere film pensati per altri paesi, così “made in Italy”?

Massimo Gaudioso: “Non ci sono regole. Io prima ho analizzato con estrema cura il film originale, sia nella struttura che in tutti gli snodi narrativi e nei caratteri, poi in base a quello ho cercato il contesto che mi sembrava più adatto, nel rispetto dell’opera originale, apportando modifiche apparentemente invisibili, perché fatte su certi dettagli e sfumature, ma in realtà molto profonde.”

  • Che cosa prova uno sceneggiatore che deve dirigere un film scritto originariamente da un’altra persona?

Massimo Gaudioso: “Quello che prova un regista, dato che io non sono, non mi sono mai sentito e stavolta non ero soltanto uno sceneggiatore, ero soprattutto un regista. Se ho accettato è perché stavolta volevo fare solo quello, riscrivere il film sul set. Amo il cinema in ogni sua fase creativa, sono sempre stato convinto che un film si scrive tre volte: a casa, sul set e in moviola; e mi è sempre scocciato non poter fare tutte e tre le cose. Mi sono tolto un bello sfizio, insomma.”

  • Qual è secondo lei il punto di forza e il punto debole della sceneggiatura di Un paese quasi perfetto?

Massimo Gaudioso: “Il punto di forza sono i sentimenti e i valori che esprime attraverso i suoi personaggi, quello debole non spetta a me dirlo, ma potrei azzardare… i sentimenti e i valori che esprime… che oggi non vanno più tanto di moda, evidentemente.

  • Nel film la Verità sembra essere messa all’angolo. Anche il personaggio di Miriam Leone che incarna questa virtù, non fa niente per esternarsi e dire la sua se non quando le carte sono state scoperte e dopo che il danno è già stato compiuto. E’ un modo per dire che la Verità non paga, che il destino deve seguire il suo corso? Oppure che noi esseri umani non siamo adatti alla sincerità?

Massimo Gaudioso: “In realtà la verità viene messa all’angolo solo come espediente narrativo per arrivare a una verità più vera, scusate il bisticcio di parole… I paesani mentono per una causa giusta ma alla lunga la menzogna non paga. Miriam si dissocia soltanto perché ama i suoi compaesani e sa quanto sia (drammaticamente) alta la posta in palio per loro. Anche il medico lo capisce bene…

  • Qual è stata la scena più divertente da girare? E quella che le ha dato più problemi?

Massimo Gaudioso: “Le scene dove ci siamo divertiti di più tutti sono quelle della tv e della tombola, perché c’erano quasi tutti gli attori e i paesani e venivano fuori tante cose esilaranti che però poi, come sempre accade abbiamo dovuto tagliare. Sul set non ci sono mai stati problemi, semmai i problemi sono di natura estetica e riguardano le cosiddette “scene di servizio” che servono a mandare avanti la storia ma, mentre le giri, sembrano sempre banali o insoddisfacenti.”

  • Dietro la commedia, qual è il messaggio profondo che si vuole dare? Quel Paese “quasi” perfetto è anche una strizzata d’occhio a tutta la nostra Italia? Alla crisi che stiamo subendo?

Massimo Gaudioso: “Il film non vuole dire semplicemente che bisogna andare a vivere nei paesini, ma mostrando la cultura da cui veniamo invita a recuperarla perché mette al centro di più l’uomo e non il profitto, tanto per fare un esempio… Ma devo dire che i temi che mette in campo sono davvero tanti e tutti molto attuali, secondo me, anche se sono ironicamente raccontati come una favola che appartiene al passato.”

  • Passando a Tale of Tales, a chi è venuta l’idea del film?

Massimo Gaudioso: “A Matteo [Matteo Garrone, ndr] che aveva letto il libro e ne era rimasto molto affascinato.

  • Era stato già pensato per un progetto internazionale?

Massimo Gaudioso: “No, lo è diventato strada facendo.”

  • E’ stato difficile scrivere in team delle storie così diverse, ma vicine nello stesso tempo, sia per i personaggi che per i toni? Come si svolge il percorso di sceneggiatura che deve mettere insieme elementi così diversi tra loro?

Massimo Gaudioso: “No, con Matteo si lavora sempre in gruppo e anche a me piace così. A volte può essere faticoso perché ci sono momenti di confusione, ma dal punto di vista creativo è molto stimolante perché si vede la storia da tanti punti di vista differenti, che poi diventano una voce sola.”

  • Quanto è fedele il film alle fiabe originarie di Giambattista Basile?

Massimo Gaudioso: “Abbastanza direi. Perlomeno le tre fiabe che abbiamo scelto lo sono nell’impianto narrativo e nel tono, ma a volte ci siamo concessi delle libertà, specialmente sulla scelta del punto di vista da cui si guarda la storia, ovvero del protagonista, che pur rispettando il plot ne hanno cambiato totalmente il senso. Riguardo invece all’ambientazione e alla lingua originali, bisogna ricordare che: 1) le fiabe sono universali, non si svolgono in un tempo e un luogo riconoscibili, anche quelle di Basile; 2) nel libro ci sono delle donne che raccontano le fiabe in un vernacolo campano del seicento, ma nel nostro film quelle figure non ci sono e quindi nei dialoghi potevamo usare qualsiasi lingua.  Ovviamente non potevamo usare la struttura del libro, trattandosi di una fiaba che ne contiene altre 52, un po’ come il Decamerone, altrimenti avremmo fatto una serie…”

  • Qual è la morale, il messaggio ultimo, che si vuole dare alla fine del film?

Massimo Gaudioso: “A Matteo non piacciono i messaggi e, devo dire, anche a me. I temi che sono disseminati nel film sono tanti, il sottotesto è molto ricco, ma è meglio che ogni spettatore tragga la sua morale.”

  • Tale of Tales è ai David di Donatello anche come miglior sceneggiatura. Quanto scommetterebbe sulla
    vittoria della vostra sceneggiatura?

Massimo Gaudioso: “Zero. Pur essendo convinto di avere fatto un lavoro eccellente, mi rendo conto che non tutti hanno la stessa percezione e seguono criteri diversi.”

  • Qual è il film dei vostri “avversari” per il David – come miglior sceneggiatura – che ammira di più (Lo chiamavano Jeeg Robot, Non essere cattivo, Perfetti sconosciuti, Youth – La giovinezza)?

Massimo Gaudioso: “Non saprei. Mi sembrano tutte molto buone, ognuna di genere diverso.”

  • Secondo lei chi vincerà il David per il Miglior film?

Massimo Gaudioso: “Mah, secondo me Non essere cattivo o Perfetti sconosciuti. Jeeg Robot sicuramente come opera prima.”

  • Che cosa pensa dell’esclusione dei film italiani alla corsa per la Palma d’Oro a Cannes? Lei pensa che l’Italia del cinema sia in crisi?

Massimo Gaudioso: “Il cinema italiano vive di ottima salute. C’è una grande varietà di proposte, autori consolidati e tanti emergenti. I molti premi vinti negli ultimi anni dai nostri film nei concorsi internazionali più prestigiosi ne sono la dimostrazione. L’anno scorso a Cannes, c’erano tre film italiani in concorso e quest’anno ce ne sono diversi nelle rassegne parallele.”

  • Quali sono i suoi progetti futuri, come regista e come sceneggiatore?

Massimo Gaudioso: “Vivo alla giornata, lavoro tanto (per fortuna), adesso per esempio mi divido tra tre progetti di genere molto diverso tra loro e quindi non ho il tempo di pensare ad altro.”

Grazie mille a Massimo Gaudioso, artista pieno di passioni, che ama il cinema nella sua interezza.

Ricordiamo l’appuntamento per i David di Donatello lunedì 18 aprile 2016 e Un paese quasi perfetto ancora in programmazione nelle sale italiane.

Alla prossima con CineIntervista.

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