La Macchinazione: ancora dubbi sulla morte di Pasolini

La Macchinazione: ancora dubbi sulla morte di Pasolini
La Macchinazione

Parlare di Pier Paolo Pasolini significa cacciarsi nei guai. Ne sapeva qualcosa Alfredo Bini, primo produttore del maestro (obbligatorio è il rimando al recente documentario Alfredo Bini, ospite inatteso di Simone Isola), ne sa qualcosa Abel Ferrara che qualche anno fa aveva provato a raccontarne le ultime ore, senza però uscire indenne dalle critiche.

David Grieco, per cui l’intellettuale fu una vera guida, tenta quindi la sorte e prova a dare una sua chiave di lettura ad uno degli omicidi più indecifrabili della Prima Repubblica, puntando giustamente il dito su quelle incongruenze giudiziarie che sono iniziate a venire a galla solo di recente.

Il suo La Macchinazione ha il grosso merito di proporre un Pasolini più intimo e maggiormente in armonia con la sua speculazione letteraria, stabilendo sin da subito una certa gerarchia rispetto al personaggio interpretato dal povero Dafoe nel sopracitato film di Ferrara. Ciò però non basta.

Massimo Ranieri, nonostante la stupefacente somiglianza col poeta, tradisce infatti un accento partenopeo che decisamente non si addice alla storia del regista bolognese. Ciò viene messo in luce ancor più da una sceneggiatura che spesso e volentieri pecca di una eccessiva punteggiatura e che, talvolta, si perde in considerazioni tanto macchinose (si passi il termine) quanto evasive.

E a pagarne le spese più di tutti, le intuizioni pasoliniane relative alla nascente società dei consumi, topos sterilmente accennato ma non esplicato in maniera congrua rispetto all’andatura del film.

Eppure ciò sarebbe stato funzionale alla dimostrazione finale che corona la pellicola, ovvero quella tesi, sempre più considerata, che vede nell’omicidio dell’Idroscalo di Ostia una morte civile e non un semplice crimine passionale. Si fa largo l’idea che ad uccidere PPP non sia stato il suo amato sottoproletariato, quanto piuttosto una borghesia che vedeva in lui una minaccia credibile.
Non i suoi Ragazzi di vita, quanto piuttosto le trivelle che stavano per scatenare uno zampillio di ombre e sospetti in Petrolio.

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