“Io e te”: Bertolucci torna a sorprendere dopo dieci anni

Ci aveva lasciati con “The Dreamers”  nel 2003 ed ora torna con “Io e te”, appena uscito in sala, il 25 ottobre 2012. Bernardo Bertolucci fa centro ancora una volta con l’esplorazione del tormentato mondo adolescenziale, al quale  si sente vicino seppur col pensiero.

“Io e te” è tratto dall’omonimo romanzo (edito da Einaudi) di Niccolò Ammaniti e porta sul grande schermo un’idea stravagante che, rapendo l’attenzione del pubblico alla prima scena, la rilascia sotto forma di energia al termine dell’ultima.

 

Lorenzo (Jacopo Olmi Antinori) è un ragazzo di 14 anni al quale è stato diagnosticato il disturbo narcisistico della personalità. Visto da molti come un problema (fatto testimoniato da qualche voce che in sala urla sconvolta “questo è un pazzo totale!”), il protagonista ne va fiero, alimentando il suo “sé grande”con dosi esagerate di musica e cuffie nelle orecchie, ignorando il mondo circostante. Stanco di dare giustificazioni a dei genitori lontani anni luce, Lorenzo promette che  andrà in settimana bianca con il resto della classe, quest’anno non si tirerà indietro. Si ritirerà e basta.                                                                                                                                     Architetta infatti un piano diabolico. Dopo aver fatto una scorta alimentare sufficiente acquistando “sette di tutto”, il giorno della partenza il ragazzo si rifugia in cantina.  Segno di un’agorafobia avanzata è proprio in uno spazio angusto e soffocante che la nostra eroina riesce, forse per la prima volta, a sentirsi integralmente libero. Trascorre le giornate leggendo libri horror, giocando al computer e osservando la disarmante organizzazione del formicaio acquistato per l’occasione, alla quale si ispira quotidianamente. Un giorno però questo equilibrio viene piacevolmente spezzato, il formicaio va in pezzi e l’ordine è definitivamente stordito. Irrompe bruscamente nella sua vita Olivia (Tea Falco), la sorella venticinquenne avuta dal primo matrimonio del padre, con il quale Lorenzo non aveva mai instaurato nessun tipo di rapporto. Olivia è una cascata amara di problematiche e capelli biondi che piomba a tutta velocità sulla personalità del fratello senza alcun tipo di avvertimento. La sorella è infatti una tossico dipendente completamente sbaragliata che soffre di crisi d’astinenza nel tentativo di ripulirsi. In cerca di un rifugio proprio come lui, il fratello decide di ospitarla e di divedere con lei il suo piccolo segreto. Così inizia per i due personaggi principali un percorso formativo. Lorenzo si lascia andare, capisce che confrontarsi con qualcuno sfocia in crescita e maturità, sperimenta nuovi sentimenti e scopre come prendersi cura di qualcuno possa essere appagante; Olivia vede in Lorenzo un punto dal quale ripartire, una gomma da cancellare pronta a sfumare il nero dei suoi lividi, una brillante speranza per il futuro.

“Io e te” è un film che colpisce sotto molti punti di vista, primo tra tanti la scelta degli attori principali. Oltre a essere dotati di una ovvia predisposizione al palcoscenico, Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco colpiscono notevolmente anche solo tacendo, grazie a dei volti duri, forti, facilmente imprimibili nella mente di chi guarda. In un periodo in cui escono al cinema film (stra)colmi di satira, fa enormemente piacere sedersi in poltrona ed essere trascinati in una storia avvincente e educativa, a tratti commovente e divertente allo stesso tempo. Bertolucci porta al cinema una storia intelligente, racconta una gioventù diversa, trasmette questo senso di inquietudine e inadeguatezza che è proprio di molti giovani d’oggi e che sul grande schermo vediamo proiettata raramente. Non a caso più che “tre metri sopra il cielo” Lorenzo la sua serenità la ricerca sotto terra affrancandosi così dallo stereotipo del moderno adolescente. Ha bisogno di un punto di vista diverso, ha bisogno di distanza. Non avendo un albero a disposizione come il Cosimo de “Il barone rampante” sceglie un buco, un piccolo spazio che di confortevole ha molto poco, ma che per lui significa tutto, un’altra prospettiva, una diversa visione delle cose, un po’ di pace. Le musiche sono state composte da Franco Piersanti che descrive lavorare con Bertolucci come “un emozionante viaggio su un tappeto volante”. Nella colonna sonora compaiono tuttavia anche canzoni eterne come “Space Oddity” di David Bowie e la sua versione italiana “Ragazzo solo, ragazza sola” che corona la scena più bella del film, la dichiarazione d’amore tra i due fratelli espressa attraverso un lungo abbraccio a tempo  di musica.

Chiara Cerini

1 novembre 2012

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook