L’uomo d’acciaio, una tappa fondamentale per Snyder

L’uomo d’acciaio, una tappa fondamentale per Snyder

L-uomo-d-acciaio- Zack Snyder è un giovane regista che si sta imponendo con grande energia nel panorama mondiale.

Debutta con un grandissimo successo, il remake del classico zombie-movie firmato George Romero, L’alba dei morti viventi. Continua con quello che è ormai un cult, 300, che lo corona come uno dei registi più apprezzati dal pubblico degli anni 2000. Continua con un altro film che riscuote un buon successo, preso sempre dal mondo dei fumetti, Watchmen. Continua con Sucker Punch arrivando finalmente il suo ultimo lavoro, Man of Steel – L’Uomo d’acciaio.

L’importanza di un nuovo reboot che vede protagonista Clark Kent non può che scatenare un’immensa attesa per il titolo, mettendo in discussione il talento di Snyder, che sembrava non sbagliare un colpo.

Si è parlato subito di una trilogia ed essendo il fumetto targato DC Comics il paragone con l’acerrimo rivale batman è doveroso.

La trilogia di Nolan de Il Cavaliere oscuro è probabilmente una delle più riuscite di sempre. Un cast eccezionale, l’oscar di Ledger, costumi in tutto il mondo, paragoni con mostri sacri della portata di Jack Nicholson e il lancio di Tom Hardy sono solo alcuni esempi della risonanza di queste pellicole.

Stavolta il risultato purtroppo non è stato lo stesso.

Lo stesso Nolan, assieme a David S. Goyer, hanno sceneggiato il film, che per quanto possa essere riuscito, non è paragonabile.

Il difetto di questo film può essere riassunto con una parola: troppo.

In due ore e mezzo di film non si è riusciti a dare un panorama e un background soddisfacente che facesse immergere lo spettatore nella storia. Si è abusato degli effetti speciali dando vita a sequenze interminabili di combattimenti kryptoniani dove viene distrutta qualsiasi cosa venga sfiorata.

Poco e niente sull’infanzia di Clark, poco sul perché delle sue scelte, poco sulla sua frustrazione di essere diverso. Troppo combattere per un minutaggio così generoso.

Il personaggio di Lois Lane, interpretata da Amy Adams è assolutamente superfluo e dimenticabile, quando invece dovrebbe essere un motore fondamentale dell’intera storia e soprattutto nell’agire del protagonista. La presenza di Russel Crowe e Kevin Costner nel cast viene venduta bene nei trailer, ma dimenticata nel film, rilegandoli a ruoli molto secondari, il che è un peccato vista l’indubbia bravura e l’interesse che i rispettivi personaggi avrebbero potuto suscitare.

Batman Begins di Nolan era stato molto lungimirante, dando il giusto peso ai personaggi, introducendoli a pieno e presentandoli a 360 gradi, così da poter abusare nei sequel della parte action.

Qui si è fatto esattamente il contrario.

È il film che tutta la generazione degli anni ’90 vorrebbe vedere con protagonista un certo Goku, non Superman!

“Darai agli abitanti della Terra un’ideale per cui battersi, si affretteranno a seguirti, vacilleranno, cadranno ma col tempo si uniranno a te nella luce! Col tempo li aiuterai a compiere meraviglie!”

Russel Crowe nei panni di Jor-El

di Valerio Di Lorenzo

22 novembre 2013

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