Red State, l’“horror” firmato da Kevin Smith

Red State, l’“horror” firmato da Kevin Smith

red_stateIl 43enne Kevin Smith è un regista idolatrato dai fan, conquistati con le celebri commedie Clerks, In cerca di Amy e Generazione X. Nonostante queste pellicole fossero quasi amatoriali e con un budget assai ridotto, le risate garantite hanno portato al successo il giovane regista, che ha sfornato poi il film che lo ha coronato definitivamente: Dogma, che vanta la partecipazione di Matt Damon e Ben Affleck.

La carriera di Smith ha proseguito sulla strada del comico con buon successo, fino al 2011, quando decide di virare bruscamente e realizzare un horror.

Kevin Smith che dirige un horror non può che creare una certa curiosità, volendolo riscoprire sotto una luce del tutto diversa.

Il film è perfettamente riuscito risultando leggero, intelligente, stucchevole, veloce, folle e politicamente scorretto. Ma effettivamente di horror ha ben poco, piuttosto si potrebbe parlare di una comicità grottesca.

La trama è poco importante e debole, il tutto gira attorno ai personaggi e alle assurde situazioni nelle quali vengono trascinati (o si trascinano).

Un’arma inaspettata e quanto mai utile è stata una sceneggiatura magistrale, con dialoghi lunghi e ridondanti che però riescono a intrattenere e non far annoiare. Cosa rara…

Il discorso finale, che arriva come una doccia fredda dopo aver riso per quasi un’ora, denota un’improvvisa amarezza con tanto di critica sociale, parte dalla religione demolendo il fondamentalismo per poi passare alla politica degli USA accostata ad un problema assai scottante in America: il terrorismo (o il presunto tale…). Molto bello.

Fondamentale e un po’ a sorpresa l’interpretazione di Michael Park. Fenomenale. Si è calato in un personaggio strambo e assurdo, uno psicopatico fanatico religioso che uccide a colpi di Ak47 e ha retto sulle spalle gran parte del film tutto da solo.

John Goodman nella norma; non spicca anche per il personaggio che interpreta, che nonostante dovrebbe essere il protagonista del film si vede stranamente poco!

Ultimo appunto dedicato a Kyle Gallaner: questo attore è bravo, veramente bravo. Ha ventisette anni e si è specializzato nel genere horror, interpretando personaggi sinistri e inquietanti o tormentati. Eppure non riesce per qualche motivo a fare il grande salto, rilegato sempre a ruoli secondari e sfruttato pochissimo. Peccato, soprattutto vedendo altri fare carriera in modo tanto esponenziale quanto immotivato.

In conclusione, questo film sa farsi amare. Compito che risulterà molto facile per i fan di Kevin Smith, che ritroveranno il loro regista preferito nonostante il genere “diverso”. Per gli amanti dell’horror forse risulterà deludente, ma non per colpa della pellicola, quanto piuttosto per il genere che le viene affibbiato. Stiamo parlando di un film che riesce a far ridere laddove dovrebbe spaventare e non perché sia ridicolo o mal fatto, ma perché c’è la mano di Kevin Smith!

“L’ironia non si definisce, si sente.”

Antonio CastronuovoSe mi guardo fuori, 2008

di Valerio Di Lorenzo

28 ottobre 2013

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