La passione, la voce e il nuovo spettacolo di Francesco Repice. L’intervista!
Francesco Repice è uno dei giornalisti sportivi più importanti in Italia. La sua carriera inizia nel 1997 quando viene assunto alla Rai, ma solo nel 2000 inizia a commentare il calcio diventando radiocronista per il programma Tutto il calcio minuto per minuto. Da lì ha commentato tutto: la vittoria a Pechino nel 2008 del pugile Roberto Cammarelle, l’ultima partita di Alessandro Del Piero con la maglia della Juventus, anticipi e posticipi di Serie A e la conquista della Champions League da parte dell’Inter nel 2010.
La voce come vero e proprio strumento, come simbolo e ricordo, come testimone e narratore. Ora, Francesco Repice andrà in scena con il suo spettacolo teatrale “La voce degli eroi” e qui di seguito potete trovare il link per date e biglietti, ma intanto, in una breve intervista, ci confida l’emozione per questo lavoro, la bellezza del calcio, le origini e appunto, il percorso a teatro!
Buongiorno Francesco, come sboccia l’amore per il calcio e la voglia di intraprendere questo mestiere? Chi ti ha ispirato?
La mia passione per questo sport nasce dal fatto che sono un ex calciatore frustrato. Ero il classico giocatore che in campo rompeva. Spesso non ascoltavo l’allenatore confidando esclusivamente nelle mie doti, abbastanza presuntuoso! La passione nasce in mezzo a quei campi di categoria e sicuramente per la squadra che tifo, la Roma. Le possibilità erano due: o facevo l’arbitro o il giornalista, ma visto che con i primi non andavo molto d’accordo ho preferito la seconda strada. Per quanto riguarda chi consideravo e considero una voce capace di ispirarmi e che mi ha fatto innamorare di questo mondo è stato sicuramente Italo Moretti durante le suo radiocronache in Cile durante la dittatura di Pinochet. Una vera e propria fonte di ispirazione: sapeva raccontare emozionando ma rimanendo un grandissimo professionista con una stile giornalistico impeccabile.
Perché un ragazzo nato in Calabria si appassiona di una squadra come la Roma?
Vero, io nasco in Calabria a Cosenza, ma dopo un mese dalla mia nascita, con la mia famiglia ci trasferiamo a Roma nel quartiere di Montesacro. Essendo una zona popolosa ma soprattutto popolare, inizio a tifare la squadra del popolo, appunto, la Roma. Una passione tramandata anche da vicini di casa e abitanti del quartiere, impossibile fuggire.
E allora, soffermandoci un attimo sulla Roma. Che ne pensi di ciò che sta accadendo in casa giallorossa e del campionato che vede quattro cinque squadre al vertice, forse mai così bello negli ultimi anni?
Il campionato è una gara a tre. Atalanta, Inter e Napoli sono le tre a contendersi lo scudetto. La squadra di Gasperini è cresciuta nel tempo, tassello dopo tassello ed è arrivata ad avere una squadra con tanti buoni giocatori e dopo l’Europa League può puntare, perché no, al primo posto. Anche l’allenatore, che ho sempre stimato vedendo allenamenti, idee e tattiche mi ha sorpreso mostrando un lato di sè che forse in pochissimi conoscevano ed è stato quando, in un intervista, parlando di Ilicic si è commosso. Lì, ha dimostrato quanto l’animo e la passione per questo sport contino. Poi sicuramente ha fatto anche un grandissimo lavoro il Presidente Percassi e come ha investito nel tempo. La Roma, ora come ora, è l’esatto opposto. Quando, in qualche modo, sottrai la passione e l’anima di una squadra, di una tifoseria, di un popolo diventa molto complicato costruire qualcosa di importante, servirà tempo.
Tornando alla carriera, ora a Teatro con “Voce degli eroi”. Un modo per regalare vicende poco conosciute di voci storiche italiane e anche un modo per rendere omaggio a personaggi forse, dimenticati?
Certo. Nello spettacolo cerco di rendere omaggio a eventi incredibili troppo spesso dimenticati e che invece hanno fatto la storia. Sia politici che sportivi. Ovviamente, sono state tutte voci fondamentali anche per il mio percorso da giornalista. Ci sono stati racconti che hanno segnato le nostre vite. Piero Pasini, per esempio, in pochissimi sanno che è morto proprio mentre svolgeva il suo lavoro da giornalista. Si trovava a Bologna a raccontare la partita tra Bologna e Fiorentina e fu colto da un improvviso arresto cardiaco. Ancora, il racconto di Ruggero Orlando dello sbarco sulla luna nel 1969 o la telecronaca di Paolo Valenti di uno degli eventi sportivi più importanti di sempre. Il match di pugilato tra Griffith e Benvenuti. La Rai si rifiutò di mandarlo in onda, credendo che l’orario, le 4 locali, fosse dannoso per i lavoratori italiani. Invece, anche grazie alla grande sapienza giornalistica e alla voce del giornalista, fu un evento seguitissimo! Storie del genere devono essere conosciute e raccontate!

Tra la grandi voci della radiocronaca c’è, indubbiamente, anche la sua. Un lavoro difficilissimo quello di dover raccontare le partite in radio, in cui la voce è l’unico elemento che permette all’ascoltatore di capire ciò che sta accadendo. Quali sono i segreti?
Io cerco di raccontare attimo dopo attimo, secondo dopo secondo, dove si trova il pallone. Chi mi ascolta non vuole sapere le statistiche o i dati, vuole sapere chi segna, chi attacca e chi difende. La radiocronaca è l’esercizio giornalistico per eccellenza, ci vuole tecnica, conoscenza, ritmo e allenamento. Inoltre per fare questo mestiere nel migliore dei modi, bisogna emozionarsi. Sentire il rumore dello stadio, la tensione che sale tra i volti dei tifosi, l’esplosione di gioia dopo un goal. Devo dire che queste vibrazioni vengono un po’ spente dalla musica a palla messa dentro gli stadi, una cosa che odio!
E a proposito di questo, dopo tantissime telecronache e partite vissute, riesci ancora ad emozionarti?
Certo, io sono totalmente innamorato di questo sport. Da ex giocatore invidio e guardo con ammirazione i gesti tecnici che mi fanno esaltare quando li racconto. Un esempio, il goal di Lookman contro l’Empoli, una giocata meravigliosa. Vivo, come del resto da sempre, per le emozioni e questo sport sa regalarne parecchie.
Per chiudere, come vedi il futuro di un mezzo di comunicazione come la radio e se hai qualche consiglio per chi si vuole avvicinare al mondo della radiocronaca e del giornalismo in generale…
Come diceva il grande Sandro Ciotti: “leggete tutto.” Io sono assolutamente d’accordo, leggete i romanzi, leggete i giornali, leggete gli inserti pubblicitari, tutto. Solo così potete trovare le parole giuste al momento opportuno, che sia per una radiocronaca o nella vita in generale. Questo è un consiglio prezioso che ho seguito in primis io e che ancora oggi mi permette di “rubare qualcosa” per le mie radiocronache. Inoltre la lettura mi ha aiutato ad aprirmi verso altri mondi e mi ha permesso di visualizzare le storie che leggevo. Esattamente come faccio io con la mia voce per chi mi ascolta. Infine, per quanto riguarda la radio, la verità è che anche io pensavo fosse destinata a morire. Invece, i numeri sono aumentati e gli ascolti triplicati. Questo perché le nuove tecnologie hanno supportato il mezzo già esistente permettendo di avere sempre con te la voce, il commento e la narrazione di un qualsiasi evento, dallo sport alla politica.




