Ah shit, here we go again
Ma come? Leonardo, Maldini, Malagò, la nuova Italia che nasce, il progetto, ripartire dalle giovanili, dieci anni, una visione. E poi?
E poi siamo in Italia, dove tutto è permesso. Riecco Roberto Mancini sulla panchina azzurra. Dopo essere fuggito per inseguire i petrodollari, è tornato per salvarci di nuovo. Grazie, ma non ce n’era bisogno.
Partiamo da un presupposto. Credo che la gestione del duo Maldini e Leonardo sia stata sbagliata fin dall’inizio. Non puoi presentarti come l’aria fresca, promettere mari e monti, Guardiola, per poi presentarti con un ripiego, Pirlo, che francamente, a prescindere dai legami con la Russia, il Mossad o chi vi pare, non era all’altezza della panchina azzurra. Non in un momento così delicato.
In più, davanti all’ostracismo nei confronti dell’ex campione di Milan, Inter e Juventus, hanno anche deciso di dimettersi. Come bambini arrabbiati che sbattono i piedi.
Ed è proprio da qui che nasce una riflessione. E se fosse questo il vero problema della Nazionale?
Non i bambini con le ginocchia sbucciate, non i palloni da recuperare sotto le macchine, non la ricerca del talento tra i giovani calciatori. Ma l’ottusità con cui si presenta chiunque si avvicini alla Nazionale.
Maldini che accetta a mezza bocca. Maldini che vuole scegliere tutto lui. Maldini che si dimette. Tutti a pensare al proprio orticello.
E mentre ognuno difende il proprio spazio, Malagò piazza il suo grande amico in panchina, Ranieri risbuca come direttore tecnico e, a sei anni dall’Europeo vinto, siamo ancora qui. Stesso posto, stesso bar, canterebbe Max Pezzali.
Parlando di Mancini, mi auguro che il modo in cui fuggì in Arabia diventi un motore per farsi perdonare e che ci riporti ai Mondiali. Me lo auguro davvero.
Se non costruisci gioco e idee, se nessuno ha veramente voglia di sporcarsi le mani, se nessuno si prende le proprie responsabilità e si continuano a cercare le soluzioni nella minestra riscaldata, non andremo avanti.
E dispiace, perché Maldini e Leonardo promettevano non bene, di più.
Ora vedremo. Usciranno seimila articoli su questa faccenda, compreso questo, e capiremo come siano andate effettivamente le cose. Ma il punto non cambierà. Ancora una volta abbiamo intravisto per pochi giorni la possibilità di qualcosa di nuovo, per poi tornare esattamente da dove eravamo partiti.
Mentre la Germania prende Klopp e la Francia sceglie Zidane, noi rimaniamo sempre un passo indietro. Assaporiamo l’innovazione per pochi giorni, per poi risvegliarci, sempre, nel nostro paludoso, ingombrante e fastidioso passato.
Benvenuto, Roberto.




