In un momento storico come questo, c’è un’evidenza che proprio non possiamo ignorare: il futuro è nelle mani dei giovani. Siamo talmente convinti di ciò che la nostra redazione ha deciso di inaugurare una rubrica nuova, in cui daremo la parola ai più piccoli, chiedendo il loro punto di vista sulle cose che gli succedono intorno ogni giorno. Il nome di questa rubrica sarà Il mondo salvato dai ragazzini, un omaggio ad un classico di Elsa Morante che deve servirci da monito e ricordarci quotidianamente che la saggezza dei più piccoli ci salverà.

Dad, chi?

Dad, chi?
(Fonte: Freepick)

La DAD ovvero didattica a distanza è diventata obbligatoria negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, sin dalla chiusura delle scuole lo scorso 4 marzo 2020, per fronteggiare il virus Covid-19.

Si sono adeguate tutte le scuole d’Italia, attualmente sono rimaste a svolgere lezioni online solo le classi superiori. Tutti, bambini e ragazzi italiani, nel corso di quest’anno hanno conosciuto l’esperienza della didattica attraverso lo schermo.

Abbiamo chiesto agli stessi protagonisti di questa nuova esperienza, tra i quali anche una new entry di sette anni, cosa ne pensano.

«L’esperienza della DAD non è stata semplice! Ho cercato di fare del mio meglio per riuscire ad apprendere le lezioni, ma con nemmeno due ore al giorno era difficile andare avanti con i programmi. I problemi tecnici erano tanti, chi non riusciva ad utilizzare la telecamera, chi non sentiva bene, a chi andava via la linea di internet, senza contare che spesso alcuni compagni lo facevano anche un po’ apposta durante le interrogazioni.
Anche per le maestre è stato molto complicato riuscire ad utilizzare strumenti tecnologici che non avevano mai usato prima ed anche loro hanno dovuto inventare un modo nuovo di fare lezione.

Spesso mi distraevo, mentre le maestre spiegavano o i compagni parlavano, provavo a spingere i tasti del computer per capire come funzionasse o cliccavo nuove icone che non sapevo a cosa servissero.
Ecco, forse una delle poche cose buone della DAD è che ho imparato ad usare bene il computer da solo.
Ad essere onesto, all’inizio ero contentissimo di non dover andare a scuola, di non dovermi svegliare presto, di poter restare in pigiama con sopra una felpa per non farlo capire, ma dopo un po’, quando la situazione si è prolungata ho cominciato a stancarmi.

A casa stavo benissimo con la mia famiglia, ma mi mancavano molto i miei compagni, il pomeriggio ci collegavamo, ma poi la sera avevo un terribile mal di testa, perché tra video-lezioni, video-chiamate e video-giochi tutta la giornata trascorreva davanti ad uno schermo.
Ora che siamo tornati in classe abbiamo ancora molte restrizioni, dobbiamo sempre indossare la mascherina, stare con le finestre aperte anche se fa freddo, però almeno siamo riusciti a tornare a scuola, a rivedere i compagni e ora le lezioni che prima mi sembravano molto noiose le ascolto con interesse.Quando le maestre ci portano in giardino correre e giocare con i miei amici è bellissimo e non voglio più rinunciarci!


Uno schermo secondo me non può essere ricordato come la scuola eppure dovrò farlo perché per noi bambini è stata una realtà. La scuola è fatta di mattoni, compagni, maestre, bidelli, di gioia per un bel voto, di ansia per una verifica, di batticuore per un biglietto che facciamo passare di nascosto o scambiamo mentre la maestra si gira, di scherzi, litigi, insulti anche pesanti che poi si risolvono facendo pace. La scuola è fatta di emozioni e di esperienze concrete che si vivono ogni giorno, in compagnia e non da soli chiusi nella propria stanza davanti ad un computer».

Matteo Rosa, 9 anni

«Per un pezzo dell’anno scorso sono stato anche io in dad.
La didattica a distanza in verità la seguivo con piacere ma ogni tanto mi distraevo perché pensavo a tutto quello che avrei potuto fare dopo. Si mi piaceva molto perché era molto bello restare in pigiama, fare i lavoretti a distanza e stare a casa con papà. Un po’ però mi sono mancati i miei compagni, soprattutto Tommaso.
Se me lo chiedono io non consiglierei la didattica a distanza perché non puoi abbracciare i tuoi compagni di classe».
Lorenzo Iaquinta 7 anni

«Comincio dicendo che la DAD mi è piaciuta un sacco. Mi divertivo un sacco a vedere  i miei compagni, che annoiati toglievano e rimettevano la telecamera e la voce. Sembrava un vero concerto!
Chiamerei quella “musica”  al posto di musica di Bethoveen la musica di Scuoloven! La didattica mi è pure piaciuta perché quando facevamo gli esercizi insieme, potevi stare distratto tutto il tempo e non dovevi concentrarti perché tanto dovevi solo scrivere quello che dettavano i tuoi compagni.

(Fonte: Freepick)

Però devo ammettere che della didattica a distanza cambierei il fatto di doversi collegare in diretta. Basterebbe semplicemente che la maestra mandi un messaggio/messaggio vocale/ video  per spiegarci che pagine dobbiamo fare di storia, geografia, scienze, matematica , italiano  senza che dobbiamo collegarci e scollegarci e ricollegarci. Anche se, ora che ci penso, senza i collegamenti, non ci sarebbe la musica di Scuoloven!
Mi rimangio tutto quello che ho detto sui collegamenti…se fossi un maestro  imporrei di dover comprare un orologio da cui  esce un ‘ologramma    (come nella sitcom americana Henry Danger) del ragazzino, così se si comporta bene gli farei una carezza e lui la sente.»

Lorenzo Cifuni 9 anni

«Quello che penso della didattica a distanza è che secondo me non è proprio una delle migliori cose che si sono inventati. Il motivo è  perché ci sono tanti bambini che non hanno il computer, altri bambini ai quali non funziona il video altri l’audio e così tanti ragazzini in queste condizioni nemmeno riescono a studiare…»
Emil, 10 anni

“Il mondo salvato dai ragazzini” è un’iniziativa che ha aperto la redazione del giornale alla partecipazione dei bambini su temi adulti d’attualità. Ci interessano commenti e opinioni di tutti i bambini del Pianeta! Se siete interessati a far parte della redazione scrivetemi a [email protected]. Vi guiderò nella stesura della notizia.

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