Stress test sulle centrali nucleari in Francia: livello di sicurezza sufficiente
La Francia è il secondo paese al mondo per numero di impianti nucleari ed è anche l’unico stato europeo che dopo quanto successo a Fukushima non ha cambiato la sua politica nucleare. In tutto ci sono 58 centrali in Francia, molte delle quali a pochi chilometri dall’Italia, che riforniscono il 75% del fabbisogno nazionale di elettricità.
Ieri gli ispettori dell’agenzia Asn (Autorité de sûreté nuclèaire) hanno dato luce verde al mantenimento in funzione di tutte le centrali d’oltralpe. I controlli, definiti “stress test”, si sono resi necessari non solo per verificare il loro funzionamento dopo quanto successo in Giappone ma anche per via dell’incursione, qualche mese fa, di un gruppo di attivisti di Greenpeace che erano riusciti a penetrare fino al cuore di molte delle centrali francesi.
Il responso dell’agenzia è stato quindi positivo, ma anche se gli impianti presentano: “un livello sufficiente di sicurezza e quindi non viene richiesta nessuna chiusura”, si richiede “il loro rafforzamento oltre gli attuali limiti di sicurezza, il più presto possibile”, sicurezza che come detto è stata fortemente messa sotto scacco dalle azioni degli attivisti di Greenpeace.
Tutto ciò avviene come detto a due passi dall’Italia, nazione anti-nucleare che però nel peggiore dei casi si ritroverebbe comunque coinvolta in prima linea. Per questo l’Asn ha chiesto alla Francia la costituzione di “una forza di azione rapida nucleare” entro il 2014. Si tratta di pattuglie di sicurezza da poter mobilitare entro 24 ore per far fronte a qualsiasi tipo di problema inerente le centrali. L’Asn ha chiesto anche l’adozione di nuove misure per la protezione delle falde acquifere nel qual caso vi fossero incidenti.
Il presidente dell’Asn Andre-Claude Lacoste ha ammesso che queste sono tutte richieste che se adottate richiederanno investimenti per decine di milioni di euro, il che significa: bollette più care.
Queste le parole di Lacoste: “Viste le misure previste dall’Autorité, i lavori potrebbero contarsi in decine di miliardi di euro. In conclusione, i cittadini che dovranno pagare l’essenziale della fattura hanno ragione di chiedere: se il parco nucleare francese è sicuro, perché prevedere dei lavori faraonici, che si riveleranno lenti, complicati ed immensamente cari? Al contrario, se le centrali non sono sicure, questo significa che la loro vita è in gioco: in questo caso è urgente chiudere gli impianti”.
Resta quindi da capire: perché non investire quelle decine di milioni su energie rinnovabili, pulite a basso impatto ambientale?
Difficile rispondere a questa domanda, c’è però da dire che secondo gli esperti mantenere il nucleare conviene perché uscirne costerebbe 60 miliardi di euro in più. Non è di certo una risposta appagante e ragionevole, ma è pur sempre una risposta lecita.
Gli attivisti francesi antinucleare, hanno così commentato il rapporto dell’Asn: “Tutto va bene… ma c’è ancora molto lavoro da fare e in qualche caso bisognerà incrociare le dita. E’ questo in sostanza il riassunto delle 375 pagine, al di fuori degli allegati, del rapporto dell’Asn sulle Evaluations complémentaires de sûreté, altrimenti dette stress-test. Un rapporto “à la louche” privo di ogni rigore scientifico”.
Perché incrociare le dita? Pensate che perfino la centrale di Fessenheim, la più vecchia e sempre alle prese con guasti ed incidenti, è stata dichiarata sicura…
Poco fa vi avevamo ricordato della azioni degli attivisti di Greenpeace che avevano fatto riflettere su una domanda: se quelli non fossero stati attivisti ma terroristi? Che strage ci sarebbe stata? Ebbene dal rapporto stilato dall’Asn emerge (nelle pagine 225 e 226) che le centrali francesi nono sono pronte a far fronte in modo sicuro a rischi imprevedibili come: terrorismo, pirateria informatica, impatti con aerei, fattore umano, guasti simultanei…
Dare la “luce verde” ad impianti che non sono in grado di far fronte a questo tipo di situazione non può che portare il lettore a svolgere un gesto istintivo ma necessario: incrociare le dita!
di Enrico Ferdinandi
4 gennaio 2011




