Una prima nave diretta verso i centri per migranti in Albania
16 cittadini bengalesi ed egiziani, che erano stati intercettati la scorsa notte in acque internazionali, saranno i primi ad essere ricevuti dalle strutture realizzate a Shengjin e Gjader, in Albania. Sono ora in viaggio sulla nave Libra della Marina Militare, l’arrivo è previsto per domani mattina.
Le persone in viaggio verso l’Albania appartengono alla categoria di persone che l’Italia intende ospitare in quei centri: uomini adulti soccorsi dalle navi delle autorità italiane, ritenuti “non vulnerabili” e provenienti da paesi considerati “sicuri”, ossia quelli dove secondo il governo italiano l’ordinamento democratico e i diritti della popolazione vengono rispettati. Al momento non è stato possibile ricostruire dove siano state portate le donne, i minori e le persone vulnerabili soccorse durante le operazioni delle ultime ore: se cioè si trovano ancora a bordo della Libra o sono state portate in un porto italiano.
Arriveranno in prima battuta all’hotspot di Shengjin, dove saranno sottoposti ai controlli sanitari e alle procedure di identificazione. Subito dopo i destinatari di provvedimento di rimpatrio o misure restrittive della libertà personale saranno spostati nel Cpr di Gjader. Gli altri avranno la possibilità di fare richiesta di asilo e protezione internazionale con procedure accelerate che si dovrebbero svolgere entro 28 giorni. Al termine delle procedure chi avrà avuto il riconoscimento della protezione sarà trasportato in Italia, dove potrà richiedere il permesso di soggiorno, mentre chi avrà ricevuto un diniego sarà trasportato nel Cpr per essere rimpatriato.
L’accordo siglato dai premier dei due Paesi, Giorgia Meloni ed Edi Rama, prevede di gestire fuori dall’Italia le richieste di asilo dei migranti che hanno più probabilità di venire rimpatriati, così da ottenere un effetto deterrenza sui viaggi. Di fronte alla notizia, però, l’opposizione è insorta: “Il governo Meloni – attacca la segretaria democratica Elly Schlein – butta 800 milioni degli italiani in un accordo di deportazione di migranti in Albania, in violazione dei diritti fondamentali, in spregio a una sentenza della Corte di giustizia europea che fa già scricchiolare l’intero impianto di quell’accordo”.
Il riferimento è ad una decisione dello scorso 4 ottobre che fissa più stringenti parametri in base ai quali un Paese può considerarsi sicuro. Per Nicola Fratoianni (Avs), “quei centri albanesi sono destinati a diventare degli infernali centri di detenzione”. E’, secondo Davide Faraone (Iv), “il più costoso e inutile spot propagandistico della storia repubblicana”. L’Italia, rincara Riccardo Magi (+Europa), “apre ufficialmente le sue prime colonie detentive per stranieri nel territorio di un altro Paese”. Da parte sua Giorgia Meloni tira dritto. Il governo, sostiene la premier, “con un mandato chiaro ricevuto dai cittadini, lavora per difendere i confini italiani e fermare la tratta di esseri umani, attraverso azioni concrete e accordi internazionali”.




