UNIFIL, Crosetto a Israele: “Dobbiamo rispondere?” Come e perché l’Italia ne ha il diritto
Ora la misura è colma. Non se ne può più di un paese che da un anno esatto ignora e irride tutte le norme del diritto internazionale in nome di un sedicente diritto a difendersi. Un paese che insulta l’ONU attraverso il suo premier Netanyahu, che di fronte al mondo la definisce “una palude antisemita”. Un paese che bombarda indiscriminatamente da un anno una città di oltre due milioni di abitanti come Gaza uccidendo oltre 40.000 persone, per la stragrande maggioranza civili, di cui 21.000 bambini. Un paese che, secondo il diritto internazionale, occupa illegalmente i territori palestinesi della Cisgiordania, le alture del Golan siriane e Gerusalemme Est dal 1967. Un paese che non fa nulla e anzi incentiva i propri coloni ad occupare terre che appartengono ai legittimi proprietari palestinesi e anche libanesi. Ieri sera Francesca Mannocchi ha mostrato, nel corso della trasmissione PiazzaPulita su La7, un’intervista a un colono religioso che mostrava compiaciuto un volantino in ebraico che pubblicizzava la vendita di case a coloni israeliani in territorio libanese. Un paese che ha invaso in passato e continua ad invadere oggi un paese, il Libano (il quale è privo di una marina e di una aeronautica efficaci), in barba ad ogni norma giuridica riconosciuta dalla comunità internazionale, che esegue raid improvvisi e mortali nei centri di capitali densamente popolate come Beirut, Damasco e Teheran. Sarebbe un esercizio infinito elencare la lista dei crimini di guerra eseguiti da Israele dalla sua fondazione nel 1948 (leggere d’obbligo il grande storico israeliano Ilan Pappe), così come sarebbe infinito riassumere in poche pagine l’intera storia del conflitto israelo-palestinese, il quale è stato dominato da cinismi e barbarie da tutte le parti in causa. Il punto su cui voglio soffermarmi quindi è un altro.
Israele ha tutto il diritto ad esistere ma la sua esistenza non può e non deve costituire un genocidio (o pulizia etnica, chiamatela come vi pare) nei confronti della popolazione nativa palestinese. Israele non ha alcun diritto di minacciare e sparare su un corpo di soldati dell’ONU mandati a presidiare il confine tra Israele e Libano dal 1978 in varie fasi storiche, di cui l’ultima dal 2006. Questa missione ONU si chiama UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) e fu inviata col preciso scopo e nel preciso interesse di tutte le parti in causa, Israele compreso, per evitare proprio quello che sta accadendo in questi giorni e che era già accaduto nel 1978, nel 1982 e nel 2006.
Certo, fa specie vedere il governo italiano che solo ora si indigna per l’aggressione, il sopruso, la tracotanza israeliana dimostrata nei confronti dei soldati italiani che rappresentano la maggior parte del contingente UNIFIL. Un governo che non ha emesso un gemito nei confronti delle stragi quotidiane che vengono compiute a Gaza da un anno, che non ha interrotto le forniture di armi e che solo quando vengono toccati i suoi soldati improvvisamente si sveglia. Così come fa specie vedere un risveglio scandalizzato della comunità internazionale occidentale solo ora che ad essere minacciati sono soldati bianchi di paesi occidentali, gli stessi che non sono stati in grado di produrre la minima sanzione e hanno continuato a fornire armi a questo governo messianico e assassino.
E’ vero anche però, che per quanto tardiva, la reazione di rabbia del ministro della Difesa Guido Crosetto di poche ore fa, “Cosa succederà la prossima volta, dobbiamo rispondere?”, è umanamente più che legittima, anche dal punto di vista istituzionale. I soldati ONU sono sottoposti a regole d’ingaggio molto rigide per quanto riguarda l’uso delle armi anche per legittima difesa, ma il paese che rappresenta la maggior parte di quei soldati ONU ha tutto il diritto di tutelarli nella maniera che ritiene più opportuna, diplomaticamente e materialmente. Per materialmente intendo proprio dal punto di vista fisico e materiale. I soldati ONU non possono sparare per difendersi? Benissimo, al loro posto possono farlo le forze armate italiane, contro un carro armato, un caccia, una fregata. Non sto assolutamente affermando che l’Italia debba dichiarare guerra o bombardare Israele, sto solo dicendo che di fronte ad un paese che è guidato da questa gentaglia che si proclama prescelta da Dio, non è sempre possibile usare il guanto di velluto e tirargli giù un solo caccia, una sola fregata o un solo carro armato sarebbe già sufficiente per creare uno shock che costringerebbe tutti a fermarsi e a riflettere. Certo, la prima misura sarebbe quella diplomatica, ovvero espellere l’ambasciatore, sanzionare e isolare questo paese, ma non è detto che basti, poiché quando qualcuno si considera prescelto da Dio o da chi gli pare a lui, diventa inarrestabile nella sua fede cieca e messianica.
Siamo tutti consapevoli di ciò che è accaduto il 7 ottobre dello scorso anno ma questo non può costituire un alibi perenne che giustifichi l’esercito israeliano a fare quello che gli pare e a radere al suolo ciò che preferisce. Questo paese la deve piantare una volta per tutte di aggredire chi gli sta intorno e di intimare o minacciare chiunque si trovi sulla sua strada perché se è vero che aggredire i soldati italiani ONU è insignificante rispetto ai 40.000 morti di Gaza, è altrettanto vero che sparare sull’ONU, simbolicamente vuol dire sparare sul mondo, vuol dire comunicare a tutte le nazioni del pianeta “io me ne frego”, è uno sputo in faccia a tutti noi. Allora, se l’esercito israeliano se ne frega, se ne può fregare chiunque, anche l’esercito che costituisce la maggior parte del contingente UNIFIL, ovvero quello italiano, che di fronte ad un affronto del genere, inammissibile, irricevibile e meritevole del più autentico disgusto, può fregarsene rispondendo come meglio crede nel suo interesse, diplomaticamente o materialmente. Allora la sarà fatta finita, finalmente, con i doppi standard.




