La nuova Argentina di Javier Milei
Javier Milei è stato eletto Presidente dell’Argentina, ha vinto al ballottaggio contro il candidato peronista Sergio Massa, ottenendo il 56% dei voti. L’affluenza del popolo argentino è stata notevole e si è aggirata intorno al 76%. Il 10 dicembre prossimo, il candidato ultraliberista, politico ed economista tra i più discussi degli ultimi anni, si insedierà presso la Casa Rosada, sede centrale della Repubblica Argentina. Saranno passati esattamente quarant’anni dal termine dell’ultima dittatura militare che piegò il Paese.

Libertad Avanza
Il partito ultraliberista e ultraconservatore del neoeletto presidente avrà molto su cui lavorare, l’Argentina vive ormai da anni una delle crisi più violente della sua storia e nonostante alla prima tornata di elezioni, il candidato progressista Sergio Massa, fosse in testa, il risultato è stato schiacciante.
L’ondata che, negli ultimi anni, sta travolgendo un paese dopo l’altro non sembra volersi arrestare e anche l’Argentina sarà guidata da un presidente che, senza troppi fronzoli, possiamo definire di estrema destra. La corsa alle elezioni non l’ha visto titubare neanche un attimo, chi invece ha con preoccupazione dovuto accettare la sconfitta è stato Massa che non ha potuto niente quando, l’ago dei voti dell’altra candidata di centro-destra, Patricia Bullrich, ha fatto pendere la bilancia verso Milei. Queste le parole del peronista sconfitto: «L’Argentina ha un sistema democratico solido e forte che rispetta sempre i risultati. Ovviamente l’esito non è quello che ci aspettavamo e ho contattato Javier Milei per congratularmi con lui e augurargli buona fortuna perché sarà il prossimo presidente. È il presidente eletto dalla maggioranza per i prossimi quattro anni».
Ma chi è Javier Milei?

“Dentro la legge tutto, fuori la legge niente“
«Oggi inizia la fine della decadenza argentina. Iniziamo la ricostruzione e a voltare la pagina della nostra storia. Riprendiamo il cammino che non avremmo mai dovuto perdere. Finisce il modello dello stato che impoverisce e benedice solo alcuni mentre la maggioranza soffre. È una notte storica, torniamo ad abbracciare l’idea della libertà».
Javier Milei, si definisce un anarco-capitalista, la sua campagna elettorale, ormai possiamo dire vincente, si è basata sull’estremismo delle tesi del libertarismo di destra. Secondo questo pensiero che esaspera il capitalismo, l’uomo è tout-court un imprenditore, in qualsiasi campo della vita. Dal punto di vista sociale, come già affermato da Milei, l’abortoandrebbe affrontato nell’ottica del diritto di proprietà, così come il matrimonio tra persone dello stesso sesso che andrebbe visto come esercizio del diritto di contratto. Non ci stupiremo dunque se Milei si è da subito rivelato contrario al primo ma favorevole al secondo. Sul piano economico, l’obiettivo è quello di abolire la Banca Centrale Argentina e di procedere con una massiva dollarizzazione dell’economia. La liberalizzazione delle droghe è consentita, il profitto, difatti, è assicurato. E se l’aborto non è consentito sul piano morale, nessun problema invece per la legalizzazione della vendita di organi umani. Il cambiamento climatico è una menzogna del socialismo, le tasse non servono e il Papa è un nemico del Cristianesimo. Ma non è solo il futuro e il presente dell’Argentina che dovrà fare i conti con Javier Milei, anche il passato non potrà molto riposare. Nonostante siano passati quarant’anni dalla fine della dittatura della Giunta Militare, il neopresidente ha affermato di voler ritrattare il numero dei 30.000 desaparecidos argentini.

La comunità internazionale
Se è prassi diplomatica porgere le congratulazioni a un presidente democraticamente eletto, si sono particolarmente fatti notare i messaggi dell’ex-presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e dell’ex-presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Questo il messaggio di congratulazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «L’Argentina è una nazione a cui siamo legati da profondi legami storici e culturali e in cui vive la più grande comunità di italiani all’estero. Roma e Buenos Aires condividono valori comuni che definiscono la nostra azione di politica estera nell’attuale contesto internazionale».




