Mio Eroe, contro la cultura della guerra

Mio Eroe, contro la cultura della guerra

Non so se succeda solo a quelli che come me sono seduti in prima fila per Mio Eroe.  Ma si prova un grande disagio davanti a lei, una madre  seduta su una tomba fatta di terra,  una Maria del secondo millennio, dal corpo minuto, la voce composta, gli occhi che guardano intorno ma che hanno perso l’interesse di vedere.

É che quel dolore che la Madre tiene assemblato dentro il suo petto, sembra una voragine scura, pronta all’improvviso ad inghiottire tutto e tutti.

In Mio Eroe, sino al 18 febbraio 2018 al Teatro Elfo di Milano,  Giuliana Musso, sola in scena, con dolorosa delicatezza, dà voce alle mamme di ragazzi caduti in Afghanistan. Attraverso la sua drammaturgia asciutta, sobria e a volte ironica, tre donne diverse raccontano la perdita in modi differenti.

Comune però, resta l’incredulità iniziale, lo strazio, la difficoltà di continuare a vivere, l’intolleranza per le parole roboanti della politica, che coltivano la cultura della guerra col mito dell’Eroe.

La prima ha perso Mauro, 24 anni, partito per una missione di pace, convinto di fare qualcosa di buono per il mondo. Ma aveva sparato anche lui. E forse ucciso. Allora chi ha sparato a lui deve essere punito? É aiutata dalla fede. É caduto in ginocchio, racconta, un colpo solo; ha detto: mi hanno colpito! Aveva fatto testamento, non è normale farlo a 24 anni.

Il dolore granitico della donna riesce però a innervarsi di pietà infinita quando vede una divisa per strada o incontra il figlio paralizzato dell’amica.

La mamma di Stefano invece è incazzata: con le corone ufficiali di fiori, con la neve che ha ritardato i soccorsi in Afghanistan, con le parole false della politica che nasconde l’inutile tributo di sangue e perfino con Gesù Cristo. É convinta che ci sia un genitore talebano incazzato come lei, pronto a tirar giù Maometto dal cielo come lei farebbe con Gesù. Non ha la pacatezza della mamma di Mauro. Vuole svegliare le coscienze, ricordare le morti dei nostri ragazzi, i milioni di soldi spesi.

Poi c’è la mamma di Miky. Lei se lo era immaginato musicista, non soldato. E infatti suonava. Ma ha seguito la linea di soldati della famiglia. Il bisnonno e il nonno erano partiti in guerra e ora anche lui. Lei ormai sa che dove finisce la logica comincia l’esercito. C’è rassegnazione nelle sue parole per questa perdita, ma anche rabbia per la cultura della guerra.

Da insegnante, brucerebbe tutti i libri scritti per creare i miti degli eroi; cosi i giovani si illudono di difendere il bene assoluto e per questo sono pronti a morire.

Ora le voci delle mamme tacciono. Sulla tomba di terra restano, come immolati su un altare pagano, i due strumenti musicali dei ragazzi caduti, simbolo delle loro passioni, delle loro illusioni, dei loro 20 anni. E rimandano ad una chitarra di un’altra guerra moderna: C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones…

Mio Eroe è una riflessione al femminile sulla cultura della guerra; scritta, interpretata e diretta da Giuliana Musso, è ispirata alla biografia di alcuni dei militari italiani caduti in Afghanistan durante la missione ISAF (2001-2014), raccontata attraverso la voce delle loro madri.

Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33, Milano

Martedì / sabato ore 21.00, domenica ore 16.30

Info e prenotazione: tel. 02.0066.0606 – [email protected] – Prezzi: Intero € 32.50, Ridotto € 17, Martedì € 21,50 www.elfo.org.

Foto Massimo Battista

13 – 18 febbraio

Mio Eroe

di e con Giuliana Musso

regia Giuliana Musso
collaborazione alla drammaturgia Alberto Rizzi

scene e assistenza Tiziana De Mario

musiche eseguite da Andrea Musto

direzione tecnica Claudio “Poldo” Parrino

produzione La Corte Ospitale

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