Utøya, frammenti di una strage

Utøya, frammenti di una strage

Utøya è un’isola nel lago Tyrifjorden in Norvegia.

È di proprietà della Lega dei Giovani Lavoratori (Arbeidernes Ungdomsfylking), associazione giovanile del Partito Laburista (socialista), che nell’isola organizza campi estivi di formazione.

Il 22 luglio 2011, durante uno di questi raduni, un uomo norvegese di circa 30 anni travestito da poliziotto, Anders Breivik, ha ucciso, sparando con lucidità e volontà, 69 giovani tra i 14 e i 20 anni e ferito altri 200. La strage, inizialmente creduta di matrice islamica, è poi passata sotto silenzio nei vari paesi europei e alcune frange della destra estremista hanno mostrato simpatia per le idee xenofobe dell’assassino.

Luca Mariani ha scritto un libro per indagare sul perchè di quel silenzio: Il silenzio sugli innocenti. Che ha colpito a tal punto la regista Serena Sinigaglia (Atir Teatro) da chiedere ad Edoardo Erba un testo teatrale: Utøya appunto, in scena sino al 14 gennaio 2018 al Teatro Filodrammatici di Milano.

C’è come odore di foschia in sala. La scena (di Maria Spazzi), è piena di pezzi di tronchi d’albero, ceppi mozzati senza più rami né foglie, lapidi naturali per morti innaturali. A terra, pezzi di specchi, frammenti lucenti e taglienti, rimandano parti di immagini.

Tutto si perde nella nebbia che si alza dal palco e che confonde le certezze, i significati delle regole, i fantasmi delle ipocrisie delle tre coppie che compaiono in scena e che pur trovandosi in luoghi diversi, sono in relazione con la strage.

In scena Arianna Scommegna e Mattia Fabris entrano ed escono dai diversi personaggi con un semplice movimento, una modulazione di voce, un gesto sapiente. 

La prima coppia è alto-borghese;  ha mandato la figlia sedicenne sull’isola. La seconda è una coppia contadina, composta da un fratello ed una sorella; sono i vicini dell’assassino. La terza vede un poliziotto ed una poliziotta in servizio al momento della strage, nel commissariato davanti all’isola.

Perchè Edoardo Erba, ha deciso di raccontare questa tragedia da lontano, immaginando di spiare testimoni indiretti, che non vedono direttamente l’orrore, né il sangue, nè sentono l’acre odore di morte.

Ma vivono lo sgomento nello scoprire che il mostro è uno di noi, è tra noi, è il vicino della porta accanto; che la sicurezza si è infranta.

Le tre coppie capiscono che non si può passare attraverso il terrore senza cambiare; perchè forse, se solo avessero voluto vedere, avessero preso qualche responsabilità, in barba al principio di obbedienza, se si fossero rese conto che col loro comportamento stavano contribuendo a creare quella società, ora non rappresenterebbero frammenti di quella strage.

E noi spettatori ci interroghiamo con loro.

 

 

 

Teatro Filodrammatici di Milano, Via dei Filodrammatici, Milano

www.teatrofilodrammatici.eu

tel. 02 36727550

dal 9 al 14 gennaio 2018

 

Utøya

di Edoardo Erba con la consulenza di Luca Mariani  | regia Serena Sinigaglia

 con Arianna Scommegna, Mattia Fabris

 co-produzione ATIR Teatro Ringhiera, Teatro Metastasio di Prato

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