Americani – si apre la Grande Stagione del Teatro Eliseo

Americani – si apre la Grande Stagione del Teatro Eliseo

Fa sempre un certo effetto rileggere quelle dichiarazioni che Pier Paolo Pasolini faceva già negli anni ’60 a proposito della nascente società dei consumi, da lui definita come una pericolosa deriva neofascista, ancor più dannosa delle camice nere perché, a differenza dello squadrismo nero, il consumismo avrebbe portato alla definitiva morte dell’identità culturale dei popoli.

E fa effetto rileggere quelle parole, pregne di paura e voglia di avvertire, perché poi quella che all’epoca era soltanto una denuncia, oggi si può tranquillamente inserire nel novero delle profezie azzeccate.

Glengarry Glen Ross di David Mamet è in questo senso un testo fortemente pasoliniano, un’opera che ha un grosso valore evocativo e che soprattutto condanna con la stessa ferocia usata dall’autore bolognese quelle dinamiche poi rivelatesi fatali per la società di oggi.

Il primo elemento che più salta all’occhio di chi guarda è infatti la ferocia genuina e gratuita che i personaggi hanno in Americani, trasposizione teatrale di un testo che già fu riadattato (dallo stesso Mamet) per il cinema nel 1992. Sergio Rubini è infatti attentissimo a ripercorrere le orme dell’autore, riproponendo una cattiveria tra i personaggi che è mostrata, anche nello spettacolo, tramite un linguaggio crudo, volgare e sboccato. Ogni personaggio non entra sul palcoscenico per recitare una parte, sembra piuttosto entrare in un’arena per combattere e conquistare un ruolo di supremazia che evidentemente non otterrà mai.

Americani è una guerra tra poveri, una battaglia tra chi è tristemente con le tasche vuote, o tra chi, se le tasche le ha belle piene, di vacua ha la coscienza. Lo si potrebbe definire un dramma corale che fotografa uomini soli, una pièce che si diverte a vedere i suoi polli scannarsi come in una gara clandestina tra pennuti, il cui unico premio materiale è una Mercedes, pagata però al caro prezzo della dignità.

Sergio Rubini orchestra il testo, tradotto da Luca Barbareschi effettuando una vera e propria «risciacquatura nel Tevere» della vicenda originale, divisa in due momenti ben precisi, nettamente distinti nei due atti. Così se da una parte abbiamo delle situazioni distinte in cui la pochezza etica è solo un assaggio, soffritto e sfumato da riferimenti a stelle e strisce che ricordano i classici diner e la tipica verbosità americana, il secondo atto sembra essere un vero e proprio piano sequenza cinematografico. E’ questo infatti un secondo tempo in cui le magagne intuite nel primo atto emergono in maniera drastica, smascherando definitivamente ogni personaggio.

Alla fine non si riesce a salvare proprio nessuno, né chi sembrava avere una soluzione per tutto, come il Riccardo Roma interpretato da Francesco Montanari, né tantomeno quelli che davano l’impressione di essere degli inetti già perdenti in partenza (i vari Daniele Sonnino e Gianni Boni, magistralmente interpretati da Rubini e Manfridi).

Perché, in effetti, la legge del capitale prevede che tu “abbia”, non certo che tu “debba essere”!

da martedì 27 settembre a domanica 30 ottobre 2016

Teatro Eliseo di Roma presenta:

 Americani

Glengarry Glen Ross

di David Manet

traduzione di Luca Barbareschi

adattamento e regia di Sergio Rubini

con Sergio Rubini, Gianmarco Tognazzi e Francesco Montanari

 e con

Roberto Ciufoli

Gianluca Gobbi

Giuseppe Manfridi

Federico Perrotta

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