Il Venditore di sigari, il peso della sopravvivenza

Il Venditore di sigari, il peso della sopravvivenza
Il Venditore di sigari

Alberto Oliva ha portato il 21 e 22 gennaio 2020 al MTMTeatro Litta di Milano, Il venditore di sigari. La pièce è di Amos Kamil, israeliano di nascita cresciuto a New York. Per le sue opere ad alto valore morale, volte a costruire ponti tra i popoli, è stato insignito di numerosi premi.

Tutto si svolge all’interno di una tabaccheria, nella Berlino del 1947. Era appartenuta ad un vecchio ebreo deportato ed ora ha un nuovo proprietario. Ogni mattina, poco prima delle 6,30, un signore bussa con insistenza alla porta ancora chiusa del negozio.

Il venditore di sigari è al suo interno dove, con cura meticolosa, lucida il bancone, riordina gli scaffali, mette sul grammofono la dolce musica di Bach.

É disturbato dal quel cliente, che si scopre poco dopo, essere un cliente abituale che arriva ogni mattina poco prima delle 6,30 per reclamare la puntualità nell’apertura. Le regole, afferma, servono a regolare la civiltà. Lo dice con sarcasmo, con ironia tagliente tanto da risultare irritante.

É un professore universitario ebreo, Gaetano Callegaro, cui il regime nazista ha tolto ogni funzione pubblica. Da subito la sua figura, alta, altera ed elegante, fa da contrasto a quella un po’ ricurva, timida, e quasi barcollante di Il venditore di sigari, Francesco Paolo Cosenza.

La stessa asimmetria si ritrova nei dialoghi. C’è infatti uno sprezzo inquisitorio sempre crescente nelle parole, nelle domande, nelle accuse velate del professore volte a mettere a disagio il povero venditore. Sullo sfondo, l’olocausto, una massa grigia informe, mai nominata ma sempre presente.

Per un attimo si pensa, ora che la vita sembra tornata alla normalità, ad una resa di conti tra perseguitato, il professore ebreo e persecutore, il venditore di sigari.

Su entrambi pesano le scelte fatte per salvarsi.

Poi scopriamo che sono entrambi ebrei. A quel punto i ruoli sembrano invertirsi, quanto meno confondersi. E quel giudizio accusatorio del professore perde ogni senso. Chi, infatti, ha il diritto di giudicare le scelte fatte per non morire? Chi è sopravvissuto, non era il più intelligente o il più osservante, ma colui che ha avuto l’istinto vitale più sviluppato. E ora non può essere giudicato.

Il professore è scappato con la sua famiglia in America ed ora è pronto a salpare per la Palestina e fondare un nuovo stato, sperando cosi di cancellare la colpa della fuga. Il Venditore di sigari ha celato l’appartenenza alla sua razza, ed ha combattuto a fianco dei tedeschi, contro il suo stesso popolo.

Il primo non conosce la Torah, non rispetta le tradizioni; il secondo le conosce, le studia, le osserva, le pratica nel silenzio della sua vita. Anche se sa che Dio non c’era mentre i tedeschi trasformavano gli ebrei in saponette.

 

 

 

Manifatture Teatrali Milanesi

Corso Magenta 24, Milano

Tel 02-80.55.882

www.mtmteatro.it

Il Venditore Di Sigari

di Amos Kamil

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