“Filumena Marturano”, al Quirino un’indimenticabile prova d’artisti (tutti)

“Filumena Marturano”, al Quirino un’indimenticabile prova d’artisti (tutti)
"Filumena Marturano" in scena al Quirino

Napoli, più o meno inizio secolo scorso (non ci sono molti indizi, nella trama). Filumena Marturano, ex prostituta e ‘favorita’ del ricco gaudente, ormai di mezz’età, Domenico Soriano (Mimì), è riuscita a costringerlo a tardive nozze, fingendosi morente e con la complicità dei domestici, forse anche del medico e del prete. Immediatamente acclarato l’inganno, e dopo la rivelazione dell’esistenza di tre figli di lei, Mimì rifiuta di subire le conseguenze della truffa e la scaccia, nonostante la loro lunga relazione. Senza arrendersi alla legge ed al parere dell’avvocato, Filumena riuscirà comunque – senza altri inganni, ma solo forte del suo indomabile orgoglio – a vincere riconquistando il posto che spetta a lei ed ai suoi figli.

Filumena Marturano non è certo un pezzo facile: il testo è molto sopra le righe, come molto del teatro di Eduardo De Filippo, ed è palese metafora dei (suoi) tempi. Espressione della volontà dei sentimenti, del desiderio d’un ritorno a valori familiari e affettivi autentici, oltre le convenienze, oltre le ipocrisie, la piéce riesce a cucire insieme vigore morale e comicità disarmante, attraverso la parabola esistenziale – per certi versi speculare – di Filumena e Mimì: l’una ha vissuto una vita di sacrifici affettivi, testimone consapevole e impotente della dissolutezza e della superficialità di Mimì, sempre in cerca di divertimenti e facili amori, coltivando un amore feroce e pudico per i tre figli nel suo cuore di madre, che come tale non la conoscono.

L’altro, Mimì, si riconosce infine stanco e deluso dalla vacuità della sua vita e, nonostante la ragione legale ed il suo iniziale orgoglio di “padrone”, finirà per accettare, come cosa giusta e preziosa, quell’amore di padre ‘vicario’ (e putativo, giacché dei tre figli uno – non noto – è il suo) che Filumena gli offre, non più pretendendo, ma, appunto, offrendoglielo come un inatteso dono della mezz’età.

Divertente quanto commovente, equilibratissima nei toni e attenta nei ritmi – mai lenti e mai frenetici – la commedia è un pezzo inimitabile e prezioso del nostro teatro. Non teatro di costume, nonostante faccia spesso leva sulla parlata napoletana (e qui ci vuole un po’ di familiarità con il dialetto, e sennò, di pazienza), ma a suo modo teatro universale, eppure intimo: perché parla degli affetti, della loro perdita e del ritrovarli, insperatamente, quando forse se ne ha più bisogno, magari anche senza saperlo. E in questo, visti i nostri tempi acri ed acerbi, c’è molta modernità.

Quanto alla messa in scienza della “Filumena” del Quirino, c’è poco da dire, Mariangela D’Abbraccio semplicemente è Filumena Marturano, così come Geppy Gleijeses è Domenico Soriano: c’è in loro una naturalezza e un’intima adesione ai rispettivi personaggi che va oltre il ‘mestiere’ e rivela una straordinaria versatilità e sensibilità: anche perché, lo si è detto, la commedia – pur sobria nei toni – attraversa tutti i registri dalla comicità al dramma.

Guidati dalla regia altrettanto sapiente e misurata di Liliana Cavani, che in tutta evidenza ha saputo lasciar molto spazio ai suoi ‘cavalli di razza’, la D’Abbraccio, Gleijeses ed i loro garbatissimi comprimari (in primis Nunzia Schiano, la ‘cammarera’ di Filumena, e Mimmo Mignemi, il fedele servitore di Mimì, entrambi semplicemente perfetti), attraversiamo incantati e totalmente coinvolti due ore abbondanti di imperdibile teatro d’autore.

Nota

Con l’occasione, e se avete occasione, vi segnaliamo una curiosità interessante, trovata frugando il web in cerca di “memorabilia” di De Filippo. Vi proponiamo un bellissimo pezzo aneddotico, di pugno d’un altro ‘personaggio’ del teatro e della cultura dei nostri tempi, Andrea Camilleri, che rievoca i suoi rapporti – professionali e amicali – con Eduardo. Sul fan-website http://www.vigata.org/eduardo/eduardo.shtml.

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook