Acetaia Malpighi, 175 anni tra botti storiche e cultura del gusto
Con cinque generazioni, oltre 175 anni di attività e più di 3.500 botti di legni pregiati, Acetaia Malpighi è una delle realtà storiche dell’Aceto Balsamico modenese e tra le aziende più impegnate nella promozione internazionale del prodotto. Fondata nel 1850, la maison continua a utilizzare le uve provenienti dall’azienda agricola di famiglia. Affida a Ermes e Massimo Malpighi, quarta e quinta generazione, la realizzazione dei blend. Una lavorazione in cui esperienza, selezione della materia prima e conoscenza delle botti rimangono componenti essenziali del processo produttivo.
Accanto all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, l’azienda ha sviluppato una gamma di Aceti Balsamici di Modena IGP destinata ai mercati gourmet internazionali. Secondo i dati diffusi dalla società, nel 2025 la produzione della linea IGP è cresciuta del 15%, raggiungendo circa 300 mila bottiglie.
Il percorso di Malpighi è accompagnato da numerosi riconoscimenti ottenuti in Italia e all’estero. Nel 2026 l’Aceto Balsamico di Modena IGP Platino ha ricevuto la medaglia d’argento alla US International Vinegar Competition, mentre l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP Extravecchio è stato premiato in Spagna nell’ambito del concorso Vinavin.
La produzione è affiancata da una rilevante attività culturale. Il Museo d’impresa Taste&Tour, entrato nel circuito Museimpresa, conserva documenti, oggetti storici e botti secolari, tra cui una particolare botticella composta da tre strati lignei successivi. Le visite guidate permettono di conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso attraverso la degustazione delle diverse tipologie di balsamico.
L’iniziativa assume ulteriore rilievo nel momento in cui i Consorzi di tutela e le istituzioni del territorio hanno rilanciato la candidatura della tradizione del Balsamico di Modena e Reggio Emilia a patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Acetaia Malpighi interpreta così la tradizione non come una semplice eredità da conservare, ma come un patrimonio produttivo e culturale da rendere accessibile, innovare e presentare sui mercati internazionali.
Articolo a cura di di David Marini, Senior Business Development Manager e analista di geoeconomia e finanza internazionale.
