Francia: Chérif Kouachi, lo jihadista noto tra le forze speciali

Francia: Chérif Kouachi, lo jihadista noto tra le forze speciali

Uno dei principali sospettati della sparatoria avvenuta nella redazione di “Charlie Hebdo”, fu già condannato nel 2008 per i suoi legami con i jihadisti in Iraq

indexParigi – Due fratelli e un ragazzo, rispettivamente del 1980, 1982 e 1986. Sono gli autori del massacro che ha sconvolto il mondo. Tra loro, Chérif Kouachi, non uno sconosciuto. L’individuo di 32 anni, fu condannato nel 2008 per legami con la Jihad. Nato nel 1982 nel 10° arrondissment parigino, e quindi di nazionalità francese, Abou Issen Chérif Kouachi fa parte di un’organizzazione che avrebbe incitato molti giovani a recarsi in Iraq.
I tre si fecero conoscere per piccoli episodi di delinquenza, furto, droga e spaccio. Dal 2003, frequentano la moschea di Adda’wa. È lì che sentono per la prima volta parlare di Jihad. Iniziano a seguire corsi religiosi.
Questo cambiamento radicale fu inizialmente accolto positivamente dalla famiglia. Tuttavia, il ragazzo si radicalizza progressivamente. Naviga in rete sui siti islamici radicali denunciando l’intervento americano in Iraq. Decide di partire e di prendere parte all’attività della Jihad nei ranghi di Al Qaeda.
In quel periodo il ragazzo consegnava le pizze e nel 2005 compie il grande passo. Si imbarca per la Siria e poi per l’Iraq. Successivamente fu preso di mira dai servizi segreti per la sua partecipazione alla pianificazione di attentati terroristici. Giudicato nel 2008, Kouachi, che rischiava fino a dieci anni di detenzione, subì una condanna di tre anni che diventarono 18 mesi. Da allora, lui e suo fratello agirono scupolosamente per farsi dimenticare dalle autorità e dai servizi segreti, si rifugiarono in provincia, nella regione di Reims.

Il suo nome fu evocato, due anni più tardi, nel progetto del tentativo d’evasione dell’islamico Sain Aiit Ali Belkacem, ex membro del gruppo islamico armato algerino (GIA), condannato nel 2002 per aver commesso l’attentato alla stazione di RER Musée d’Orsay nel 1995 a Parigi. Da allora il suo nome scomparve dai radar dei servizi segreti fino alla sua ricomparsa ieri, in quello che è stato definito “l’11 settembre della stampa”.

Di Manuel Giannantonio
([email protected])
8 Gennaio 2015

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