La reazione di Netanyahu di fronte alla tregua Iran-USA
A seguito della tregua tra Iran e Usa, nella notte, l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto sapere di appoggiare e riconoscere l’accordo di due settimane, ma sottolinea anche che questo non include il Libano. L’ufficio di Netanyahu ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno comunicato a Israele il loro impegno a raggiungere obiettivi condivisi nei prossimi negoziati. Dopo l’annuncio del cessate il fuoco un funzionario militare israeliano ha riferito che Israele stava ancora attaccando l’Iran e anche l’Iran ha continuato a sparare contro Israele. Pochi istanti prima la Casa Bianca aveva affermato che Israele aveva accettato i termini dell’accordo di cessate il fuoco di due settimane fra Stati Uniti e Iran.
Di fronte alle dichiarazioni di Netanyahu sono subito arrivate le smentite dall’Iran: l’accordo di cessate il fuoco che Iran e Usa hanno concordato include anche il Libano. È quanto ha riferito il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, in un post su X. “Con la massima umiltà, sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano e altrove”, ha scritto Sharif in un post su X, precisando che il cessate il fuoco ha “effetto immediato”.
Il premier pakistano ha inoltre confermato di avere invitato le delegazioni a Islamabad per venerdì per negoziare un accordo definitivo: “Accolgo con grande favore questo gesto saggio ed esprimo la mia più profonda gratitudine ai leader di entrambi i Paesi, invitando le loro delegazioni a Islamabad venerdì 10 aprile 2026 per negoziare ulteriormente un accordo definitivo volto a risolvere tutte le controversie”, si legge ancora nel post. “Entrambe le parti hanno dato prova di notevole saggezza e comprensione e hanno continuato a impegnarsi in modo costruttivo per promuovere la causa della pace e della stabilità. Speriamo vivamente che i ’Colloqui di Islamabad’ riescano a raggiungere una pace sostenibile e desideriamo condividere altre buone notizie nei prossimi giorni!”, conclude.
Nei giorni precedenti alla tregua, Israele ha continuato ininterrottamente ad attaccare l’Iran. “Continueremo con tutta la nostra forza, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti”, aveva scritto Benyamin Netanyahu su X festeggiando le uccisioni di Majid Khadami, capo del dipartimento di intelligence delle Guardie Rivoluzionarie, e di Athar Bakri, comandante della Sezione 840 della Forza Quds, “responsabile di attacchi contro ebrei e israeliani in tutto il mondo”.
Appena Washington siede al tavolo per trattare con Teheran, Tel Aviv fa saltare il banco colpendo il nemico. Il 27 febbraio, poche ore prima che iniziassero le operazioni “Epic Fury” e “Roaring Lion“, il ministro degli Esteri dell’Oman aveva incontrato a Washington il vicepresidente Usa JD Vance nell’ambito di un negoziato sul programma nucleare. Il nuovo round di colloqui previsto per la settimana successiva non si è mai tenuto: “Sapevamo che ci sarebbe stata un’azione israeliana, sapevamo che ciò avrebbe provocato un attacco contro le forze americane e sapevamo che se non li avessimo colpiti preventivamente, noi avremmo sofferto perdite maggiori”, spiegò poco dopo il segretario di Stato Us Marco Rubio.




