Iran-USA. L’accordo in 15 punti proposto da Trump è reale?
Siamo nel venticinquesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Il presidente statunitense Donald Trump ha detto di stare trattando con l’Iran per riaprire lo stretto di Hormuz e mettere fine alla guerra, ma il regime iraniano ha smentito. Alcune informazioni in più sui negoziati tra Iran e Stati Uniti sono state fornite da un’inchiesta del Wall Street Journal, in cui si dice che giovedì scorso i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan si sono riuniti Riyad per cercare di avviare dei negoziati, ma che inizialmente non sapevano chi coinvolgere dalla parte dell’Iran.
La notizia di quell’incontro, secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, ha raggiunto Trump e dato avvio ai negoziati annunciati lunedì. I mediatori dei paesi coinvolti però si sono detti scettici della possibilità di trovare un accordo in tempi rapidi, e come detto l’Iran continua a distanziarsi pubblicamente dalle trattative. Per tutto il giorno Trump ha continuato ad aggiungere informazioni più o meno vaghe sui negoziati. Ha detto per esempio che i colloqui sono iniziati sabato sera (cioè praticamente subito dopo il suo ultimatum di 48 ore all’Iran per riaprire lo stretto di Hormuz), e che ci sarebbe una bozza di un accordo in 15 punti, in cui tra le altre cose l’Iran rinuncerebbe al suo programma nucleare.
Trump però non ha detto con chi gli Stati Uniti starebbero parlando, ed è un punto importante: nel corso della guerra i bombardamenti di Stati Uniti e Israele hanno decimato la leadership iraniana, uccidendo tra gli altri la Guida Suprema Ali Khamenei e Ali Larijani, uno dei politici più influenti del paese e quello indicato come possibile interlocutore da parte degli Stati Uniti. Non è chiaro nemmeno chi abbia iniziato i negoziati, se gli Stati Uniti o l’Iran. Il giornale israeliano Jerusalem Post aveva scritto che gli Stati Uniti stavano parlando con Mohammad Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, diventato molto presente nella comunicazione pubblica del regime dall’inizio della guerra. Ghalibaf però ha smentito, scrivendo su X che «non si sono tenuti negoziati con gli Stati Uniti» e che Trump starebbe usando questa «fake news» per manipolare i mercati dell’energia e cercare una via d’uscita dalla guerra. Anche altri esponenti e organi del regime hanno smentito.
Secondo varie indiscrezioni, nei contatti fra Stati Uniti e Iran (non confermati dal regime) avrebbe un ruolo piuttosto importante Abbas Araghchi, il ministro degli Esteri iraniano. L’incarico di Araghchi lo mette naturalmente al centro di ogni trattativa internazionale, ma il ministro è anche uno degli esponenti del regime più autorevoli fra quelli sopravvissuti agli attacchi israeliani e statunitensi. Almeno pubblicamente in questa guerra ha rappresentato una linea politica iraniana poco incline al dialogo: le sue dichiarazioni sono spesso state aggressive e belligeranti, ha minacciato una lunga resistenza e detto che l’Iran ha i mezzi e le armi per sostenerla.
Intanto continuano gli attacchi dell’Iran contro Israele e i paesi del Golfo, quelli di Israele e Stati Uniti sull’Iran e quelli di Israele sul Libano. Ci sono stati attacchi durante la notte e le prime ore della mattina, senza segni di un rallentamento. In Iran: Stati Uniti e Israele hanno attaccato le città di Teheran, Tabriz, Isfahan e Karaj. Il governo iraniano ha detto che sono state colpite strutture energetiche nelle regioni di Isfahan e Khorramshahr. In Libano: l’esercito israeliano ha continuato a bombardare i quartieri meridionali di Beirut, dove sono state uccise almeno due persone, e a condurre operazioni di terra nel sud del paese. In Israele: l’Iran ha attaccato soprattutto il sud del paese, ma alcuni missili e droni sono arrivati anche su Tel Aviv: i detriti hanno causato danni nella città e alcuni feriti lievi. Nei paesi del Golfo: gli allarmi antiaerei che segnalavano droni sono suonati varie volte in Bahrein, e più di dieci volte dopo mezzanotte a Kuwait City (la capitale del Kuwait); nelle province orientali dell’Arabia Saudita sono stati intercettati circa 20 droni.




